Skip to content

Salvini Viminale

Cosa si muove nella Lega dopo il Consiglio Federale: Salvini torna al Viminale?

Incalzato da Vannacci e messo sotto processo dai governatori del Nord che chiedono pegno per le recenti scelte della segreteria, il leader della Lega Matteo Salvini prende tempo sulla riorganizzazione del partito. L’unica soluzione su cui sembrano convergere tutti è il ritorno del Capitano al Viminale 

Al di là delle faide, più o meno latenti, oltre le proposte di riforma dello statuto, rinviata la possibilità di un rimpasto dei vicesegretari, dal caotico Consiglio federale della Lega tenutosi ieri a Montecitorio emerge un solo, unico punto comune: il Carroccio ha disperato bisogno di consensi. E la soluzione potrebbe essere ricollocare il vicepremier Matteo Salvini alla guida del Viminale prima delle prossime scadenze elettorali: una mossa ritenuta indispensabile per rilanciare il partito e contenerne il travaso di consensi.

COM’È ANDATO IL CONSIGLIO FEDERALE DELLA LEGA

Un vertice convulso, durato oltre tre ore, che ha costretto Salvini a disdire l’appuntamento previsto con gli alleati di governo. Luca Zaia sferza il leader – “La Lega ha perso il suo Dna” avrebbe detto – e prova a difendere (senza successo) l’ipotesi di una Lega a doppio binario. Con lui anche Massimiliano Romeo, potente segretario del Carroccio lombardo, mentre il fronte del Sud, di cui si fa portavoce il pugliese Roberto Marti, protesta contro la retorica nordista. Intanto Attilio Fontana abbandona il consesso anzitempo. A difesa di Salvini, si erge il fedelissimo Armando Siri, capo dei dipartimenti, che punta il dito contro i governatori, rei di aver rifiutato la candidatura alle elezioni europee, costringendolo a giocare la carta Vannacci. Alla fine la bozza di revisione dello statuto di trenta pagine redatta dal senatore Roberto Calderoli, che mirava a sottrarre alla segreteria la gestione dei fondi e delle liste nel settentrione, viene cassata. Né arrivano le nomine attese.

NOMINE RINVIATE: FEDRIGA SORPASSA ZAIA?

Accantonata, per il momento, la possibilità di vedere l’ex governatore veneto nel ruolo di vicesegretario, al posto del dimissionario Alberto Stefani. Luca Zaia non sembra infatti interessato ad accettare la carica senza la garanzia di un’ampia autonomia in vista delle elezioni politiche del 2027. E Repubblica ipotizza che a beneficiare della nomina potrebbe essere qualcun altro: “Al suo posto Salvini potrebbe scegliere Fedriga, immaginando una mossa che scardini il fronte dei governatori nordisti”.

TUTTI D’ACCORDO SU UN PUNTO: SALVINI TORNI AL VIMINALE

Nonostante le divisioni e i toni a tratti rancorosi, il consiglio federale converge su un punto: l’unico antidoto al vannaccismo è il ritorno di Salvini al ministero dell’Interno. Una richiesta sottoscritta anche dall’ala più critica – “persino Zaia”, annota Repubblica – e considerata fondamentale per disinnescare la narrazione del generale, offrendo al Carroccio una formidabile leva di consensi, simile a quella che portò il partito oltre il 30%.

Sul punto si espone perfino il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: riferendosi a Matteo Piantedosi, avrebbe detto “non lo capisco quando parla in Cdm”. Un problema di efficacia comunicativa, dunque, – dal quale lo stesso titolare del Mef non si dichiara esente che suona però come una nuova Opa della Lega sul Viminale. Salvini nicchia e non asseconda, limitandosi a ricordare che agli Interni c’è già “l’ottimo” sottosegretario Nicola Molteni. 

I suoi però lo pressano, anche perché la Lega fatica a far passare i propri provvedimenti, ostacolata da suoi stessi alleati. Accade sulla Zona Economica Speciale al Nord, denuncia il suo vice al Mit Edoardo Rixi, mentre Armando Siri contesta l’intenzione di ridimensionare l’operazione Strade Sicure, chiedendo piuttosto il dispiegamento immediato di ventimila soldati per contrastare la criminalità e la percezione di insicurezza nelle grandi città, a partire dal centro di Milano. La sicurezza, dunque: è il terreno su cui occorre dare risposte, lo stesso intorno al quale Salvini ha disegnato il suo progetto politico.

LA CONTROPARTIT E LE RESISTENZE DI PALAZZO CHIGI E QUIRINALE

La contropartita per gli alleati di governo, secondo il Corriere, potrebbe essere il sì alla legge elettorale. Ma, avverte il quotidiano di via Solferino, “un punto politico del genere può anche trarre in inganno su un partito che ieri si è dimostrato diviso, a tratti anche rancoroso al suo interno. E che presto potrebbe diventare diverso da quello fin qui conosciuto”.

Peraltro, calendario alla mano, l’ipotesi di un trasloco di Salvini dal Mit agli Interni è una manovra ostica. Con il voto previsto per la prossima primavera e il veto sui rimpasti imposto da Palazzo Chigi almeno fino a settembre, la finestra è ridotta all’osso. E l’operazione potrebbe incontrare riserve anche da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Intanto ogni decisione sul rinnovamento della Lega è rimandata a mercoledì prossimo.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su