Il paradosso di Elly Schlein: con le preferenze leader locali e riformisti tornerebbero decisivi. Ecco perché al Nazareno si pensa a inserirli nelle liste elettorali
Con Fratelli d’Italia che continua a insistere per inserire nella legge elettorale le preferenze, Elly Schlein starebbe valutando di aprire le liste elettorali ai leader locali del Pd.
Sindaci, ex primi cittadini, “cacicchi”, spesso di orientamento riformista, che la segretaria avrebbe voluto archiviare e che invece potrebbero tornare estremamente utili al Partito Democratico. Per portare voti alle prossime politiche, innanzitutto. Ma anche per pagare un obolo alla corrente interna, che sul territorio vanta una rete non indifferente.
IL DIFFICILE EQUILIBRIO DI ELLY SCHLEIN
Se il sistema di voto dovesse cambiare, infatti, il loro peso tornerebbe enorme. Prova ne siano le ultime tornate elettorali, ma anche la classifica dei governatori e dei sindaci più amati, con Antonio Decaro e Sara Funaro a primeggiare nei due ranking stilati da Noto Sondaggi per il Sole 24 Ore.
Senza le preferenze, invece, la segretaria sarebbe libera di selezionare i più fedeli alla sua linea, inserendo qualche campione di preferenze, ma senza troppi compromessi coi riformisti, che sognano di disarcionarla.
È un equilibrio complesso: Schlein deve guardarsi dagli oppositori interni e mantenere la presa sul partito, ma al contempo sa di non poter avere l’ultima parola sulle regole del voto, né può dire apertamente di osteggiare le preferenze.
LA QUESTIONE DI GENERE E IL DIBATTITO SULLE PREFERENZE
Un esempio su tutti per spiegare le dinamiche in corso tra i dem. Nei giorni scorsi, sui giornali è stato dato ampio spazio all’appello bipartisan sottoscritto dalle deputate Chiara Gribaudo (vicepresidente del Pd, non un dettaglio), Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), e Luana Zanella (Avs) e contrario alla reintroduzione delle preferenze, perché a loro avviso “tende a penalizzare la rappresentanza femminile”.
In teoria un assist per la segretaria Pd, che senza le preferenze avrebbe un problema in meno e della questione di genere, com’è noto, ha fatto da sempre uno dei suoi cavalli di battaglia.
La lettera delle cinque deputate è stata però rispedita al mittente dall’area centrista, con Maria Elena Boschi e Raffaella Paita in avanscoperta per conto di Casa Riformista e la dem Lia Quartapelle a rincarare la dose dall’interno del partito: “Credo che la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale possa fare bene alle donne (…). È una sfida difficile, ma proprio per questo, in un momento in cui il governo e l’opposizione sono guidate da due donne, credo che valga la pena raccoglierla”, scrive la deputata di orientamento riformista.
I NOMI IN CAMPO PER LE LISTE ELETTORALI
Tocca dunque tenersi pronti qualora Giorgia Meloni riesca a forzare la mano con gli alleati e a inserire l’agognato emendamento alla legge elettorale che manderebbe in pensione le liste bloccate.
Per questo, secondo Il Foglio, al Nazareno si starebbe ragionando di inserire vari sindaci in scadenza ed ex primi cittadini nelle liste elettorali. Il primo della lista è Beppe Sala, che ormai dice chiaramente di puntare al Parlamento. C’è poi il patto stretto con Michele Emiliano, che ha rinunciato alla Puglia per un seggio a Montecitorio. E tra gli altri nomi in ballo ci sarebbero anche Matteo Ricci, Giorgio Gori, Dario Nardella, Mattia Palazzo, Emilio Del Bono, Brenda Barnini e Stefano Lo Russo.
La loro presenza nelle liste elettorali contribuirebbe a tenere a bada chi sul territorio è radicato da ben prima dell’avvento di Elly Schlein. E in alcun casi – vedi i casi limite di Vincenzo De Luca a Salerno e Maurizio Crisafulli a Enna – non parla neanche il suo linguaggio politico, né vede di buono occhio il perimetro del “campo largo” teorizzato dalla segretaria.
Una galassia spesso più vicina alla corrente riformista o al Progetto Civico di Alessandro Onorato, capace di allargare il consenso oltre il recinto del partito e non necessariamente in direzione Movimento 5 Stelle. Un motivo in più per Elly Schlein per non appassionarsi alla battaglia sulle preferenze.

