Perché il Gruppo SAE cede Il Tirreno? Alberto Leonardis non ha fatto la magia riuscitagli a La Stampa e il quotidiano livornese non naviga oggi in buone acque: ecco come lo troveranno i nuovi acquirenti
Il Gruppo SAE di Alberto Leonardis è senz’altro uno dei grandi protagonisti della rivoluzione in corso nell’editoria italiana. Nel pieno delle manovre per il rilancio de La Stampa, il consistente polo editoriale dall’editore abruzzese si è alleggerito di un importante quotidiano locale, acquisito a suo tempo da Gedi-Exor. Si tratta de Il Tirreno, ceduto alla GIN Srl, holding riconducibile alla famiglia Olivetti Rason. Ma che in che condizioni si trova oggi la storica testata livornese?
COME STA IL TIRRENO
Secondo quanto ricostruito da Gianni Dragoni sul Fatto Quotidiano, dal momento dell’acquisizione da parte di SAE nel dicembre 2020, le vendite del Tirreno in edicola sono crollate da 27 mila a 11 mila copie giornaliere. Nello stesso periodo la redazione è passata da 77 a 54 giornalisti, e il giornale avrebbe attraversato tre anni di cassa integrazione, terminati il 31 marzo scorso. Dragoni sottolinea anche il ridimensionamento della presenza territoriale – chiusa la redazione di Viareggio e ceduta le sedi di Livorno e Lucca – e il rapido avvicendamento di quattro direttori in poco tempo, a testimonianza delle difficoltà nella gestione della testata.
Mentre Sae rientrerà dall’investimento, “il nuovo proprietario del Tirreno si accollerà parte dei debiti e pagherebbe un prezzo sui 2,5 milioni. Il bilancio di Sae Toscana sarebbe in rosso di -500mila euro nel 2025, quest’anno si stimano -2 milioni”, prosegue l’articolo.
IL METODO LEONARDIS SI INCEPPA AL TIRRENO
Lo stesso Leonardis, del resto, non ha mai nascosto le difficoltà. “Il Tirreno è un oggetto complicato”, raccontava pochi mesi fa in un’intervista al Foglio. “Una testata straordinaria, amatissima certo, con una storia importante. Ma aveva un numero di personale molto consistente rispetto alle copie vendute, e una raccolta pubblicitaria in caduta libera. I quattro direttori sono stati una conseguenza diretta di quella difficoltà gestionale, non un problema editoriale (…). Chi non agisce con determinazione rischia di veder morire un giornale al quale tiene. Per questo ho dovuto cambiare i direttori. Essendo un editore puro non posso perdere denaro nell’editoria perché compenso guadagnando altrove: devo stare attento ai conti”.
Insomma, al Tirreno il metodo Leonardis non ha funzionato: diversamente da quanto accaduto con La Stampa, Sae non è riuscita a coinvolgere attori locali per il rilancio della testata, che ora passa a una holding specializzata in operazioni immobiliari e attiva nel settore del Turismo. “C’è notevole soddisfazione alla notizia che Leonardis vende – riporta Dragoni, citando una fonte interna al giornale – È difficile che arrivi qualcuno peggiore”.

