Dal Corriere di Siena a Il Resto del Carlino, il racconto del risiko bancario secondo i giornali locali
“Le parole sono importanti!” tuonava Nanni Moretti in Palombella Rossa esasperato da una giornalista che aveva fretta di sintetizzare. E mentre la contromossa di Luigi Lovaglio su Banco BPM e Banca Generali prova a rovesciare i ruoli nel risiko, cambiano ancora una volta le parole usate per raccontarlo.
Il vocabolario riservato all’Opas lanciata da Intesa sul Monte dei Paschi sembra seguire fin da principio la geografia che serve. Se a Siena si parla di “smembramento” e di una banca che rischia di essere “sdradicata dalla sua città”; dall’altra parte dell’Appennino, in Emilia, culla di Unipol e Bper, la questione sembra perdere gran parte dell’emotività e si freddano anche le parole: “lo smembramento” si fa “opportunità”, il timore per i costi umani lascia il posto alle “sinergie”, gli sportelli da preservare diventano “una rete da razionalizzare”. E a rendere il confronto meno scontato c’è un dettaglio: in almeno un caso non cambia neppure l’editore.
GIUGNO, SIENA: LA CITTÀ IN DIFESA DELLA ROCCA
L’8 giugno Intesa Sanpaolo ha annunciato al mercato e alla Consob la decisione di lanciare un’Opas sul Monte dei Paschi di Siena. Il progetto prevede che Intesa mantenga Mediobanca, il suo marchio, circa 625 filiali di Mps e una parte delle attività del Monte; mentre il marchio Mps, circa 635 filiali e gran parte delle strutture necessarie a operare autonomamente, sarebbe invece destinata a Unipol che, a sua volta, le integrerebbe con Bper.
A Siena il racconto parte quasi simultaneamente all’annuncio dell’Opas. L’operazione finanziaria viene tradotta subito in una possibile perdita fisica — il nome, le sedi, i posti di lavoro — e perfino la banca torna a coincidere con il luogo che la ospita, la “Rocca”. La Nazione di Siena mette in fila, già dal primo giorno, i termini e i temi che torneranno nei mesi successivi: “difesa, “Siena”, “lavoro”, “identità”. Il 9 giugno titola: “Mps, la città a difesa della Rocca. Istituzioni e sindacati in campo: “Siena non è una variabile” e Orlando Pacchiani scrive all’indomani dell’offerta: “Eccolo là, lo spettro che ha aleggiato per un decennio sopra Rocca Salimbeni. L’archiviazione di secoli di storia, del nome, delle sedi e di conseguenza di posti di lavoro – e buoni stipendi – dall’orizzonte del territorio”.
GIUGNO, BOLOGNA: L’EMILIA TORNA AL CENTRO DEL RISIKO
L‘8 giugno, lo stesso giorno dell’annuncio dell’Opas, Il Corriere di Bologna non racconta innanzitutto il possibile ridimensionamento di Siena, il suo interesse si concentra tutto sul ritorno dell’Emilia al centro della finanza italiana. Il titolo è quasi il “negativo” di quelli comparsi sulla stampa senese, “Il risiko bancario che rimette Bologna (Unipol) e Modena (Bper) al centro dei giochi nell’operazione Intesa Sanpaolo-Monte dei Paschi”. Ecco alcuni passaggi: “Bologna ci riprova e punta ad imporsi nuovamente anche come polo bancario – dopo il ruolo di primo piano in quello assicurativo – grazie ad un’alleanza strategica siglata la notte scorsa con Intesa San Paolo (…) potrebbe di fatto nascere una nuova Mps a trazione emiliana. (…) L’operazione attuale viaggia su binari più solidi, configurandosi quasi come una romantica rivincita. (…) L’entità combinata derivante dalla fusione prenderebbe il nome storico di Banca Monte dei Paschi, creando un massiccio polo bancario nazionale (…). La mossa del presidente di Unipol Carlo Cimbri (…) avrebbe un enorme ritorno economico immediato per il tessuto economico bolognese e non dovrebbe creare alcuna turbolenza sul personale impiegato (…). Inoltre, trattandosi di un gruppo a forte trazione cooperativa, questo surplus di utili andrebbe a remunerare direttamente i grandi soci di Bologna e Company aumentando inevitabilmente la capacità di investimento e welfare del sistema economico-finanziario emiliano sul territorio locale. Per i correntisti Bper e i cittadini bolognesi l’impatto sarebbe tangibile”.
LUGLIO, SIENA: IL RADICAMENTO E’ VALORE ECONOMICO
Un mese dopo la preoccupazione degli enti locali e dei sindacati entra di fatto nel sistema produttivo. Si teme che venga meno un intermediario che conosce imprese, famiglie e territorio. Il 18 luglio La Nazione di Siena, con Michela Berti, intervista Marco Busini, presidente della delegazione senese di Confindustria, con un titolo che porta il timore alle estreme conseguenze: “Vedo criticità sull’Opas. MPS rischia di scomparire”.Interrogato sui “rischi di concentrazione ” con “la separazione preventiva di una parte di MpS”, Busini sottolinea i rischi della “scomparsa della banca. Il mio timore, ma anche di tanti imprenditori, è che Rocca Salimbeni resti solo un museo. Noi dobbiamo preservare non tanto l’identità come bandiera ideologica o economica, ma il fatto che MPS è una struttura finanziaria che ha accompagnato negli ultimi anni, – dal dopo guerra in poi – moltissime imprese, piccole e grandi, le conosce, le frequenta, ne sa pregi e difetti, è l’interlocutore che più di ogni altro insieme alle piccole banche locali conosce il tessuto economico. (…) In sintesi l’aspetto più rilevante è la perdita di un concorrente indipendente che può configurarsi, come ha scritto qualcuno, come uno scempio per la comunità senese, per la Toscana, per le piccole e medie imprese del paese e contro la plurisecolare storia di chi ha creato valore”.
Busini dà al radicamento anche un contenuto economico reale: la banca locale viene difesa perché sa chi ha davanti. E’ qui che la “difesa senese” del 9 giugno si compatta. Il 25 luglio Aldo Tani sul Corriere di Siena titola Mps, richiesto un incontro al ministro Giorgetti: Regione, Comune e Provincia parlano con una voce sola, e scrive: “Nessuna distinzione politica. Solo la volontà di fare chiarezza sul futuro di Mps. (…) Al centro della lettera che sarà inviata al Mef (..) vengono inoltre indicati quattro pilastri che, secondo le autorità locali, dovranno essere garantiti (…): la tutela dell’occupazione (…); l’autonomia direzionale (…); il sostegno all’economia locale (…); e la tutela del patrimonio storico (…). Le tre istituzioni fanno appello al Governo affinché (…) valuti con attenzione le ricadute economiche, sociali e culturali delle scelte che riguarderanno l’istituto. (…)”
LUGLIO, BOLOGNA: IL RISIKO DIVENTA “OPPORTUNITÀ”
Il 2 luglio il Resto del Carlino di Bologna guarda agli stessi effetti territoriali da una prospettiva quasi opposta. Si chiede chi potrà approfittare degli spazi che l’operazione libererà sul territorio. Il titolo non usa mezzi termini: “Siamo interessati a nuove filiali”. Emil Banca: il risiko è opportunità. Il presidente Gianluca Galletti: “Pronti a intervenire se l’Antitrust dovesse sollevare il tema”. A parlare è Gian Luca Galletti, presidente della banca di credito cooperativo bolognese. La parola scelta — “opportunità” — è quasi inconcepibile nel racconto senese delle stesse settimane. Galletti spiega che, secondo i calcoli della banca, le maggiori sovrapposizioni potrebbero verificarsi soprattutto a Modena, Bologna e Reggio Emilia e dichiara che Emil Banca valuterebbe l’acquisto di sportelli eventualmente messi sul mercato per ragioni Antitrust. Ecco un estratto dell’intervista: “Emil Banca è pronta a cogliere le opportunità che potrebbero derivare dal risiko bancario in corso. (…) Qualora l’Antitrust dovesse ravvisare che, a seguito delle fusioni, ci sia un eccesso di presenza di sportelli delle banche coinvolte in determinate zone, noi saremmo pronti. Al contrario di molti altri istituti, da tempo noi apriamo nuove filiali. Proprio perché mantenere una vicinanza capillare al cliente è di grande interesse. Pur non conoscendo ancora i dettagli della divisione Unipol-Intesa, i nostri calcoli ci dicono che soprattutto su Modena, Bologna e Reggio Emilia, potrebbero esserci sovrapposizioni. Siamo interessati a valutare eventuali opportunità. (…)”
AGOSTO, MODENA: IL RISIKO DIVENTA CRESCITA
Nel frattempo anche a Modena si pensa con entusiasmo ai benefici che l’Opas di Intesa potrebbe avere sulla già ottima crescita del gruppo bancario di casa, Bper. Il 6 agosto TRC Modena inserisce il nuovo progetto con Mps nella parabola espansiva del gruppo e scrive: “Storia lunga, più di 150 anni, quella di BPER: da piccola banca di provincia a player di primissimo piano nel risiko che sta ridisegnando il sistema bancario italiano. (…) guardando con un occhio all’OPAS lanciata da intesa San Paolo su MPS, che porterà, con Unipol partner di altissimo profilo, a creare la nuova Montepaschi, dando a BPER una marcia in più (…) Insomma, un altro passo avanti per la crescita.”
Il lessico emiliano, almeno nei pezzi più espliciti, segue così una traiettoria quasi inversa a quella senese: centralità, polo, crescita, dimensione, opportunità, sinergie, razionalizzazione. Ma sarebbe troppo semplice concludere che l’Emilia applaude mentre Siena resiste. C’è una differenza sostanziale nell’intensità del racconto. Sulle testate senesi il futuro di Mps diventa quasi una vicenda quotidiana, identitaria e sociale; sulla stampa più periferica rispetto ai quartier generali di Unipol e Bper, dalla Gazzetta di Reggio a La Nuova di Ferrara, dell’Opas resta invece molta meno traccia. Nonostante siano proprio alcune di queste aree indicate anche da Emil Banca tra quelle con maggiori possibili sovrapposizioni, l’interesse per le banche si accende soprattutto quando la materia finanziaria diventa cronaca concretamente locale: filiali che chiudono, nuove assunzioni, sospetti ordigni o rapine agli Atm. Il risiko, invece, resta spesso sullo sfondo o arriva attraverso la ripresa dei lanci di agenzia.
AGOSTO, SIENA: LOVAGLIO PASSA DALLA DIFESA ALL’ATTACCO
A Siena, dove il racconto non si spegne mai, nel corso dell’estate la difesa della banca comincia ad avere sempre di più il volto dell’ad Luigi Lovaglio, descritto quasi come l’eroe chiamato a trovare una via d’uscita. Il suo personaggio irrompe sulla stampa locale e nazionale — complice il lessico dell’ad e l’oggetto della contesa, la banca più vecchia d’Italia — riuscendo a strappare al grigiore narrativo della finanza perfino le agenzie di stampa e i siti finanziari, da Borsa Italiana a Euroborsa, che si dilettano con le associazioni omeriche: “Per tessere la giusta tela di Penelope e sfuggire al pretendente Messina, Mps sta infoltendo le fila dei consulenti…”. Marco Decandia sul Corriere di Siena racconta Lovaglio mentre “sfrutta l’assist” dell’Odissea di Christopher Nolan durante la conference call con gli analisti, cavalcando lui stesso il ritorno omerico per raccontare, attraverso rotte, venti e approdi, le mosse ancora possibili per Mps.
Pochi giorni dopo la sovrapposizione fra destino della banca e figura del suo amministratore delegato diventa quasi letterale. Siena assegna a Lovaglio il Premio Mangia, la più alta onorificenza civica della città. Il riconoscimento era stato deciso prima dell’Opas ma, ad oggi, sembra quasi la parabola perfetta. Ancora Aldo Tani sul Corriere di Siena scrive: “Luigi Lovaglio rischia di trasformarsi in un re senza corona se l’operazione avviata da Intesa Sanpaolo per acquisire Mps andrà in porto. Il suo nome tuttavia da oggi resterà per sempre legato alla storia di Siena. (…) Dove altri avevano fallito, il manager lucano ha saputo risollevare quello che veniva considerato un peso morto. (…) Non solo. Con una mossa inaspettata si è accaparrato il tempio della finanza italiana, Mediobanca, ottenendo così anche la quota di maggioranza di Generali. Da preda a predatore contro ogni pronostico (…). Se vale come principio per il Mangia il fatto di aver messo Siena nella mappa nazionale o internazionale dandole prestigio, come direbbe Guido Meda, Lovaglio c’è.”
Il vocabolario emerso a Siena sembra risalire fino alla politica nazionale. Il 16 agosto il Corriere di Siena titola: “Meloni fa quadrato su Mps. ‘La banca non perda nome e identità’. Ribadita la neutralità del governo”. Le parole “nome, identità, smembramento”, diventate familiari attraverso le istituzioni toscane, entrano nel lessico con cui la presidente Giorgia Meloni stessa affronta il tema dell’Opas nell’intervista con Milano Finanza nonostante la neutralità già ribadita dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.
Poi arriva il cda del 20 agosto. Lovaglio ottiene il via libera della maggioranza del consiglio per lanciare due Ops su Banco BPM e Banca Generali, trasformando la risposta a Intesa in un progetto alternativo di aggregazione. Ecco cosa scrive Nove da Firenze : “Quella che doveva essere la preda ha scelto la via della ‘difesa attiva’, lanciando una controffensiva da oltre 34 miliardi di euro per aggregare Banco BPM e Banca Generali. Non è solo una questione di crescita: è una manovra di active defense volta a rendere il Monte ‘troppo grande per essere mangiato’ (…). Questa stabilità ha fornito la copertura necessaria per trasformare MPS in un predatore (…). L’operazione guidata da Luigi Lovaglio segna il passaggio definitivo dalla resilienza all’egemonia.”
Il racconto toscano, dunque, non resta fermo e cambia anche il soggetto della storia. All’inizio è Siena, quasi fisicamente, con la Rocca, le sedi e i lavoratori. Poi entrano in scena le imprese e le istituzioni. Infine emerge Lovaglio, fino a diventare il volto della resistenza e poi del rilancio. Una vertenza nata a Siena risale quindi progressivamente verso Roma dove il 25 agosto è atteso l’incontro al Mef tra Giorgetti e i rappresentanti di Comune, Provincia e Regione.
LA NAZIONE E IL CARLINO: IL RISIKO VISTO DALL’ALTO E DALLE RADICI
È a questo punto che Il Resto del Carlino di carta offre quasi l’affresco conclusivo. Il 21 agosto, all’indomani della contromossa di Lovaglio, il lettore bolognese si trova davanti una doppia pagina (2,3) in cui Andrea Ropa, da Milano, racconta il risiko dall’alto, mentre Orlando Pacchiani, da Siena, racconta le radici. E, infatti, il pezzo di Pacchiani esce anche sulla Nazione di Siena. L’occorrenza e’ possibile perché La Nazione e il Carlino fanno capo a Editoriale Nazionale, controllata all’80% da LMDV, ma acquista pregio perché finisce per far convivere le due scale del racconto, quella nazionale e quella locale, offrendo un raro quadro d’insieme. Una cosa, però, sembra ormai comune a tutte le geografie: con il ribaltamento della partita sono cambiati soprattutto i verbi. Mps non è più soltanto la banca da “difendere”, “salvare” o “preservare”, ora “rilancia”, “sfida”, “contrattacca“, “scuote“. Se le parole sono importanti, i verbi per Mps sono di certo passati all’attivo.

