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Luigi Lovaglio

Chi è Luigi Lovaglio, l’uomo dei ribaltoni bancari

Storia, ascesa e colpi di scena di Luigi Lovaglio, il manager lucano che ha risanato il Monte dei Paschi di Siena e ora sfida il gigante Intesa 

Protagonista assoluto del risiko bancario, Luigi Lovaglio è il manager delle imprese impossibili. Preso in mano il Monte dei Paschi di Siena quando era sorretto quasi esclusivamente dal denaro pubblico, ne ha guidato il risanamento fino alla clamorosa operazione da 13,5 miliardi di euro su Mediobanca, rimanendo al timone tra mille tempeste.

Ora affronterà l’opas di Intesa Sanpaolo a viso aperto, con un piano che promette di proiettare il Monte nell’empireo degli istituti europei. Ma chi è davvero questo banchiere solido, accentratore e carismatico, che ha dimostrato una singolare capacità di navigare in acque difficili ritrovando sempre la rotta?

CHI È LUIGI LOVAGLIO

Luigi Lovaglio nasce a Potenza nel 1955. Famiglia normale, proprietaria di un chiosco di bibite in un parco. Accede alla seconda elementare da privatista, dopo un inizio troppo prematuro, quindi si trasferisce giovanissimo a Bologna, dove termina gli studi, laureandosi in Economia e Commercio. Il debutto in banca avviene a soli 18 anni, nel ’73, quando entra nel gruppo del Credito Italiano, poi UniCredit, dove rimarrà per oltre quarant’anni.

Nel 1989 il primo incarico di rilievo, con la direzione della filiale di Cremona. Otto anni più tardi il grande salto. A ricostruirlo con dovizia di particolari è Alessandra Ravetta, in un bell’articolo dedicato al banchiere lucano su Prima Comunicazione: “una telefonata per un colloquio in Direzione generale nella sede di Milano. Lo incontrò Roberto Nicastro, giovanissimo braccio destro dell’amministratore delegato Alessandro Profumo, che gli propose di entrare nella pianificazione strategica del Credito Italiano. “Ci serve qualcuno che faccia il budget di gruppo introducendo nuove metriche”, gli disse. Un ruolo da chief economist senza essere chief economist. Lovaglio accettò. Erano gli anni in cui Profumo e Nicastro avevano “messo il turbo” al Credito Italiano, aprendo la stagione di fusioni e acquisizioni che avrebbe dato vita al gruppo UniCredit”.

IL PERIODO NELL’EST EUROPA

Nel 1999 Lovaglio prende le redini della divisione New Europe – da lui co-fondata – e della Pianificazione per le banche estere. Spedito nell’Est Europa, tra il 2000 e il 2003 assume il ruolo di vicepresidente del Consiglio di Gestione e direttore esecutivo della banca bulgara Bulbank AD.

Nel settembre 2003 si trasferisce in Polonia come direttore generale e vicepresidente di Bank Pekao, diventandone nel 2011 presidente del Consiglio di Gestione e amministratore delegato, ruolo mantenuto fino al giugno 2017. Sotto la sua gestione l’istituto diventa la prima società del Paese in termini di capitalizzazione. Oltre ai risultati economici, di quel periodo si cita spesso anche il singolare aneddoto sulla partita di calcio tra i parlamentari polacchi, guidati dal presidente Donald Tusk, e i suoi dipendenti alla Pekao, a testimonianza di una capacità relazionale fuori dagli schemi. Ma anche l’onorificenza conferitagli dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il titolo di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana per il contributo alla cooperazione economica italo-polacca.

DAL CREVAL AL MONTE DEI PASCHI

Il capitolo estero si chiude nel 2017, quando l’istituto italiano cede la controllata polacca. Nel 2018 torna in Italia, passando al Credito Valtellinese: sarà presidente e poi ad e dg fino al 2021, rilanciando la redditività e accompagnando l’istituto fino all’offerta pubblica di acquisto promossa da Crédit Agricole nel 2021 per circa un miliardo di euro.

Consolidatasi la sua fama di banchiere delle emergenze, nel febbraio 2022 il Governo Draghi sceglie lui per la missione impossibile di risanare il Monte dei Paschi di Siena. Il primo anno il banchiere lucano realizza un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, garantito per 1,6 miliardi dallo Stato, necessario a finanziare la fuoriuscita volontaria di oltre quattromila dipendenti. I conti gli danno ragione: nel 2023 Montepaschi torna a registrare oltre 2 miliardi di euro di utili, riattivando la distribuzione dei dividendi dopo 13 anni e riposizionando Rocca Salimbeni al centro del mercato bancario nazionale.

Arrivano nuovi azionisti e con essi il ritrovato orgoglio dell’istituto, il più antico ancora in attività. Un sostrato culturale e storico su cui Lovaglio fa leva ancora oggi per motivare le sue manovre finanziarie.

TUTTI I RIBALTONI DI LOVAGLIO

Se il turnaround operativo ne ha sancito il prestigio, è la gestione delle alleanze azionarie a evidenziare l’indole combattiva di Luigi Lovaglio. Trovato l’asse strategico con grandi soci  – il Gruppo Caltagirone, la Delfin – il manager promuove nel 2025 l’acquisizione di Mediobanca per 13,5 miliardi di euro, sovvertendo le gerarchie storiche della finanza milanese e superando la resistenza dell’allora storico amministratore delegato Alberto Nagel.

L’operazione segna un punto di svolta, ma la gestione dei dettagli operativi – oltre alla sua iscrizione nel registro degli indagati per ipotesi, fin qui non confermate, di un accordo occulto dietro l’operazione Mediobanca – incrina l’intesa con una parte della compagine sociale e in particolare con Caltagirone. Si arriva così alla turbolenta assemblea della scorsa primavera, quando la sua permanenza al vertice della banca senese appare compromessa. Ma ancora una volta Lovaglio risorge e grazie all’appoggio decisivo di Delfin e di Banco Bpm, riesce a conquistare la fiducia della maggioranza dei voti espressi in assemblea e si riprende la guida operativa.

LA SFIDA A INTESA SANPAOLO

Ora arriva la sfida più difficile. Dopo la presa di Mediobanca, Lovaglio deve fronteggiare l’Opas ostile da circa 30 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. E la risposta è arrivata con un nuovo, clamoroso rilancio: due offerte pubbliche di scambio, contestuali e parallele, interamente in azioni, su Banco Bpm e Banca Generali, per un controvalore complessivo di circa 34 miliardi di euro. L’offerta vale circa 25,3 miliardi per Banco Bpm e 8,7 miliardi per Banca Generali e punta a costruire un gruppo bancario da circa 466 miliardi di attivi, destinato a diventare il terzo polo italiano.

È l’ennesimo azzardo della carriera del banchiere lucano: da dirigente di filiale del Credito Italiano a protagonista del consolidamento nell’Est Europa, dal salvataggio del Credito Valtellinese al risanamento di Mps, fino alla conquista di Mediobanca e al clamoroso ritorno al vertice dopo il ribaltone assembleare dell’aprile 2026. A 71 anni Lovaglio gioca una partita, se possibile, ancora più ambiziosa: trasformare Mps in un campione nazionale indipendente da Intesa Sanpaolo.

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