L’economista ed ex membro del Consiglio di vigilanza della Bce Ignazio Angeloni parla delle offerte di Mps su Banco Bpm e Banca Generali: ecco cosa ne pensa della strategia di Luigi Lovaglio per difendersi dall’opas di Intesa Sanpaolo
“Una mossa insieme difensiva e offensiva, dettata dall’opportunità del momento più che da una strategia industriale costruita nel tempo”. Critiche anche al ruolo della politica e dubbi sulla sostenibilità di un’operazione che dovrebbe essere valutata con particolare attenzione dall’Europa. Secondo Ignazio Angeloni, già componente del Consiglio di vigilanza della Banca centrale europea, la doppia mossa di Luigi Lovaglio non rappresenta necessariamente il compimento di una strategia industriale pianificata da tempo. Ecco le valutazioni nell’intervista rilasciata ad Adnkronos.
“UNA MOSSA DIFENSIVA E OFFENSIVA”
“Se di pura strategia industriale si trattasse, l’avremmo vista fin dall’inizio. No, si tratta evidentemente di una mossa difensiva scaturita dall’opportunità del momento. Difensiva ma al tempo stesso offensiva, con una buona dose di spregiudicatezza”. È questa la lettura di Ignazio Angeloni dell’operazione annunciata da Mps. Secondo l’economista, “l’obiettivo è rendere al tempo stesso l’Opas di Intesa obsoleta e il gruppo Mps un boccone troppo grande per qualunque prospettiva di acquisizione, perlomeno in Italia”.
Angeloni riconosce comunque le qualità manageriali di Lovaglio: “L’amministratore Lovaglio dimostra ancora una volta coraggio, fantasia e capacità di azione rapida, ottime doti per un capo operativo”. Ma aggiunge subito una distinzione: “Altra questione è però quello che è realistico fare e, soprattutto, quello che è bene fare dal punto di vista del sistema bancario italiano e di quello europeo”.
IL GOVERNO E IL RISCHIO DI UN PRECEDENTE
È soprattutto sul ruolo della politica che Angeloni esprime le maggiori perplessità. “Questo è il primo punto che lascia perplessi”, osserva. E aggiunge: “Dopo avere dichiarato a più voci di voler lasciare agire il mercato, il governo interviene a gamba tesa contro un’operazione di mercato in corso che ha tutti i crismi della regolarità formale e una logica industriale chiara: non l’unica possibile, magari, ma certamente legittima. Così facendo dà un cattivo esempio e crea un cattivo precedente”.
SERVE DAVVERO UN TERZO POLO BANCARIO?
Angeloni contesta inoltre la necessità di costruire un terzo polo bancario nazionale: “Data la struttura del mercato bancario in Italia, dubito che sia necessario, o perfino utile, creare un “terzo polo” per rafforzare la competitività e l’efficienza del sistema del credito”. Al contrario, “molto più pressante è l’esigenza di rafforzare i grandi soggetti nazionali per competere in Europa e nel mondo”.
E sulla difesa della radicamento territoriale di Mps osserva: “Ancor meno plausibile, a mio avviso, è la tesi secondo cui Mps, per il fatto di essere antica e radicata in pur legittimi sentimenti locali, sarebbe la soluzione migliore per erogare il credito nel territorio di riferimento”.
IL NODO CRÉDIT AGRICOLE
Sul fronte Banco Bpm, il principale ostacolo è rappresentato dalla posizione di Crédit Agricole, primo azionista dell’istituto. Angeloni ricorda che il gruppo francese “ha detto chiaramente di non gradire la combinazione “amichevole” fra Mps e Banco Bpm, di cui è azionista di riferimento”. E soprattutto richiama la posizione già espressa dai francesi: “Ha anche detto che nessuna soluzione è possibile senza di loro e contro di loro”. Da qui la sua previsione sulla nuova offerta: “Mi meraviglierei se non avessero obiezioni su un’operazione ostile, cioè non consensuale né concordata, come questa”.
TRE OPERAZIONI CONTEMPORANEAMENTE
Per Angeloni, la complessità dell’operazione è uno degli elementi più delicati. “Mps si stava preparando all’integrazione con Mediobanca. Se l’operazione appena approvata dal Cda passasse, questo processo dovrebbe realizzarsi contemporaneamente ad altre due operazioni, con Banco Bpm e con Banca Generali”. Da qui la battuta più sull’impegno richiesto a Luigi Lovaglio: “Consiglierei al dottor Lovaglio di chiedere aiuto a Tom Cruise, quello di Mission Impossible”.
COSA GUARDERÀ LA BCE
Sulla valutazione della Bce, Angeloni mette al centro la capacità concreta di realizzare il progetto. “La vigilanza Bce guarderà con molta attenzione alla realizzabilità di questo progetto, che si propone di combinare contemporaneamente non più due, ma quattro banche. L’execution risk gioca un ruolo cruciale nelle valutazioni della Bce quando si tratta di approvare fusioni”.
L’ex componente della Vigilanza riconosce il patrimonio di credibilità accumulato dai vertici di Mps: “I vertici di Mps godono a Francoforte di un credito reputazionale per quanto hanno fatto nel risanare la banca”. Ma avverte: “Qui il passo che ci si propone è molto lungo e i rischi prudenziali ben più alti rispetto all’operazione proposta da Intesa”. La conclusione è quindi prudente: “Le condizioni saranno inevitabilmente rigorose”.

