La magistratura con le stellette ha avviato accertamenti preliminari contro Vannacci e il suo partito. A denunciare è ancora una volta il Sindacato dei Militari: il punto sui tre esposti e perché stavolta non c’entra la legge Scelba
La Procura militare di Roma, diretta dal magistrato Marco De Paolis, ha avviato una serie di accertamenti preliminari puntati sul movimento politico Futuro Nazionale. L’iniziativa nasce a seguito di una segnalazione depositata dal Sindacato dei Militari, che nelle settimane precedenti aveva già richiesto accertamenti sul partito fondato da Roberto Vannacci alla Procura ordinaria: uno a fine agosto relativo al programma e alla propaganda, ipotizzando il reato di ricostituzione del disciolto partito fascista; e prima, a fine luglio, diretto contro l’ex generale in relazione ai casi disciplinari che lo vedono coinvolto.
Ma in questo caso la Procura Militare si occuperà di una questione molto diversa, sebbene altrettanto rilevante, e di sua stretta competenza, ossia la posizione dei cittadini soggetti alla giurisdizione delle Forze armate che figurano all’interno della struttura organizzativa del partito.
L’INDAGINE SUI MILITARI DENTRO FUTURO NAZIONALE
Come ricostruito da ieri dal quotidiano la Repubblica, l’esposto attenzionato dai pm militari si concentra sui ruoli di partito ricoperti da personale in divisa ancora in servizio. Nei documenti presentati dal sindacato emergerebbero i casi di un appartenente all’Aeronautica Militare, e di un carabiniere in servizio. Secondo il giornale, il primo “avrebbe partecipato alla costituzione del comitato di Villafranca di Verona alla presenza dello stesso Vannacci”.
A questo punto, la Procura militare dovrà invece ricostruire la natura degli incarichi assegnati, accertando se l’attività di propaganda o di gestione sia stata svolta durante l’orario di servizio, all’interno di strutture militari, in uniforme o facendo un uso non consentito della qualifica rivestita. L’ipotesi investigativa mira inoltre ad acquisire elenchi e statuti per individuare eventuali altri uomini delle Forze armate organicamente inseriti nella rete di Futuro Nazionale.
COME FUNZIONA LA PROCURA MILITARE
La Procura militare della Repubblica è l’ufficio del pubblico ministero specializzato nel perseguimento dei reati militari commessi dagli appartenenti alle Forze armate. L’attività investigativa prende il via a seguito della ricezione di una notizia di reato, che può giungere da un esposto, da un rapporto dei superiori gerarchici o dall’attività della polizia giudiziaria militare.
Ricevuta la segnalazione, il procuratore raccoglie le fonti di prova, dispone accertamenti ed escute le persone informate sui fatti. La competenza della magistratura militare resta tuttavia circoscritta alle sole fattispecie previste dal Codice penale militare o da leggi speciali attinenti al servizio. Qualora emergano responsabilità penali, il pubblico ministero dispone il rinvio a giudizio dinanzi al Tribunale militare competente, presente sul territorio nazionale nelle sedi di Roma, Verona e Napoli.
Il sistema giudiziario con le stellette contempla anche un secondo grado presso la Corte militare d’appello e il successivo vaglio della Corte di Cassazione.
I TRE ESPOSTI PRESENTATI DAL SINDACATO DEI MILITARI
L’apertura del fascicolo presso la Procura militare di Roma si inserisce all’interno di una più ampia strategia di tutela della legalità condotta dal dirigente sindacale Luca Marco Comellini. Complessivamente, il Sindacato dei Militari ha promosso tre distinte iniziative giudiziarie collegate alla figura del generale Roberto Vannacci.
La prima azione risale al 31 luglio ed è stata presentata presso la Procura ordinaria di Roma per sollecitare verifiche sulla vicenda disciplinare dell’ufficiale, con l’ipotesi di reati legati alla pubblicazione del volume autobiografico Il coraggio vince, tra cui la rivelazione di segreto d’ufficio e l’omissione di denuncia. La seconda iniziativa è un esposto depositato il 28 agosto, sempre alla Procura ordinaria capitolina, contro l’impianto politico di Futuro Nazionale per ipotizzare la violazione della legge Scelba sul divieto di riorganizzazione del partito fascista. In questa denuncia figurano anche il coordinatore nazionale del movimento Massimiliano Simoni, esperto di organizzazione elettorale e politica locale, e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini, saggista e quadro dirigente del movimento. La terza azione, inoltrata il 1° settembre e oggi presa in carico dalla Procura militare di Roma, rappresenta il tassello focalizzato unicamente sul personale in divisa, per delimitare il confine tra la fedeltà alle istituzioni repubblicane e l’impegno politico attivo nei partiti.

