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Onorato raccolta firme

Chi salverà il cespuglio di Onorato

L’emendamento anti-cespugli alla legge elettorale imporrebbe una massiccia raccolta firme per le nuove forze politiche, sbarrando la strada a Progetto Civico Italia. Il centrosinistra cerca una via d’uscita tecnica per garantire la sopravvivenza della lista

La corsa verso le prossime elezioni politiche si gioca anche sui cavilli burocratici e parlamentari. È noto ormai quello derivante dall’emendamento anti-frammentazione, pensato probabilmente per arginare Roberto Vannacci – nel frattempo cresciuto nei sondaggi oltre ogni previsione -, ma che tornerà utile alla fine per ostacolare il percorso di formazione del campo largo.

A rischio c’è soprattutto Progetto Civico Italia, il neopartito fondato dall’assessore allo Sport, Grandi Eventi, Turismo e Moda del Comune di Roma Alessandro Onorato, benedetto all’area bettiniana del Pd perché capace di contendere a Matteo Renzi lo spazio centrista senza escludere intese con il M5S di Giuseppe Conte.

L’EMENDAMENTO ANTI-CESPUGLI SULLA RACCOLTA FIRME

Il cuore del problema risiede in un emendamento calato da Fratelli d’Italia all’interno della riforma della legge elettorale, già ribattezzato come norma “anti-cespugli”. Una modifica che alza drasticamente l’asticella per i soggetti politici che attualmente non sono rappresentati in Parlamento.

Secondo le nuove disposizioni approvate al Senato, chi non possiede gruppi parlamentari dovrà raccogliere 6 mila firme per ogni singolo collegio, ossia fino a 450 mila firme se si punta a correre in tutti i collegi. Il che significa sostanzialmente quadruplicare i requisiti: per un conto più preciso e per comprendere le sue implicazioni, si rimanda all’interessante analisi condotta da Stefano Feltri nella sua newsletter Appunti, dove, tra gli altri aspetti, si sottolinea il paradosso di una norma che avrebbe ostacolato non poco le forze oggi al governo ai tempi del loro debutto.

SALVARE IL CESPUGLIO DI ONORATO

Un colpo durissimo per le formazioni minori in fase di strutturazione, come il movimento Primavera dell’ex ministro Vincenzo Spadafora e Più Uno di Ernesto Maria Ruffini, che dal 10 ottobre dovrebbe presentarsi come un partito vero e proprio, ma anche per Noi di Centro di Clemente Mastella e perfino Sud chiama Nord di Cateno De Luca, che pure sono molto radicati sul territorio, ma sarebbero tutte considerate nuove forze parlamentari.

In chiave nazionale, il caso più interessante è però quello della compagine di Alessandro Onorato, e questo nonostante il movimento si sia strutturato, secondo i numeri citati da Repubblica, con oltre 12 mila iscritti e 118 comitati territoriali, imbarcando sindaci, consiglieri e figure trasversali capaci di raccogliere consensi nuovi come l’ex iena e deputato regionale siciliano Ismaele La Vardera.

Per aggirare l’ostacolo burocratico dell’emendamento, Onorato punta a sfruttare una precisa deroga normativa. Infatti, se Progetto Civico Italia riuscisse a formare una propria componente riconosciuta all’interno del Gruppo Misto, il numero di sottoscrizioni necessarie scenderebbe drasticamente alle originarie 1.500 per collegio previste dall’attuale Rosatellum. Un’operazione prettamente tecnica che necessita però di un intervento attivo da parte degli alleati di coalizione.

LA COMPONENTE PARLAMENTARE

Per concretizzare questa scorciatoia, la strada più immediata è la costituzione di una nuova componente alla Camera dei Deputati. Il tempo intanto stringe: per essere valida, la manovra dev’essere completata entro l’entrata in vigore della nuova legge elettorale. Più ostico invece formare una componente politica nel Gruppo Misto con 10 deputati, una via preferita dallo stesso assessore romano poiché non richiederebbe alcun simbolo preesistente, ma estremamente difficile da realizzare per via delle rinunce economiche e di organico imposte ai partiti prestatori.

Per questo il fondatore Progetto Civico Italia sta chiedendo la solidarietà di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, con l’obiettivo di farsi “prestare” almeno tre deputati da collocare nel Gruppo Misto. Ma anche allora mancherebbe un simbolo preesistente da mettere sulla scheda.

LA CARTA TABACCI

I regolamenti impongono infatti che i tre deputati rappresentino un partito o movimento politico già presentatosi alle elezioni del 2022 con un proprio simbolo ufficiale, anche congiuntamente con altri soggetti. Per questo si è subito pensato a Bruno Tabacci e al suo Centro Democratico, già utile in passato per salvare formazioni a rischio, soccorrendo la leader radicale Emma Bonino nel 2018 e l’ex Ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel 2022.

Ma stavolta Tabacci sembra meno incline a far da salvagente. Anche perché, come sottolinea Il Foglio, il suo interesse si rivolge piuttosto a progetti riformisti come quello di Ernesto Maria Ruffini, che a differenza di Onorato sembra orientato a entrare nella Casa Riformista di Matteo Renzi.

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