Chi è l’erede di Cuffaro Carmelo Pace e perché rischia di farsi soffiare il bacino elettorale della Dc dall’ambizioso Cateno De Luca
A pochi giorni dall’elezione di Carmelo Pace a nuovo segretario nazionale della Democrazia Cristiana e mentre cala il sipario sulla seconda vita politica di Totò Cuffaro, lo scudo crociato siciliano si scopre sempre più disorientato.
Sulla rete ricostruita dall’ex presidente della Regione – ai servizi sociali dopo l’ultima condanna per corruzione e traffico di influenze – si è posato l’occhio lungo di Cateno De Luca, deciso a portare dalla sua quel patrimonio elettorale. Segno che, con il definitivo tramonto del leader, anche la rinata Dc siciliana ha perso appeal e i suoi discepoli preferiscono accasarsi sotto altre insegne.
Del resto, il partito non ha mutato affatto direzione dopo il terremoto che l’ha travolto, e che quasi gli costava l’estromissione dalla maggioranza regionale. Eventualità poi sventata dal ripensamento, a lungo meditato, del governatore Renato Schifani – che ha richiamato in Giunta un assessore su due della Dc – ma di cui si sentono ancora, fortissimi, gli strascichi.
CHI È CARMELO PACE
Sulla linea della continuità si pone anche l’elezione di Carmelo Pace come nuovo segretario nazionale della Democrazia Cristiana, sancita al Consiglio Nazionale di mercoledì scorso.
Di Ribera (AG), classe ’71, sindaco della sua città e capogruppo della Dc all’Ars, Pace è un fedelissimo di Cuffaro e avrebbe tutte le carte per raccogliere l’eredità del suo predecessore. Sempre che l’obiettivo sia mantenere lo status quo, senza marcare lo scarto con la precedente gestione.
Scrive Buttanissima, fotografando il profilo di Pace: “rappresenta la continuità organizzativa con la stagione di Cuffaro. Deputato regionale, capogruppo all’Ars e sindaco di Ribera, era uno degli uomini politicamente più vicini all’ex governatore. Non un commissario arrivato da Marte per rifondare la Dc, dunque, ma uno dei protagonisti della Dc che Cuffaro aveva ricostruito attorno alla propria leadership e a una rete territoriale capace, nel giro di pochi anni, di riportare lo scudocrociato nei Palazzi e nei Comuni”.
DC SICILIANA NEL CAOS
Dunque Pace – nomen omen – è chiamato a pacificare un partito reduce da mesi di faide e veleni. Dopotutto, alle ultime regionali la Dc ha preso il 6%, e sarebbe un peccato gettare via tutto.
Eppure a poche ore dalla sua elezione, si legge su La Sicilia, “il segretario facente funzioni Gianpiero Samorì invia alla chat degli esponenti Dc un messaggio con cui precisa che quella elezione «da parte del Consiglio Nazionale decaduto e in violazione di ulteriori norme inderogabili è nulla e irrilevante per il partito. Prosegue – aggiunge Samorì – la nostra normale attività volta allo svolgimento del Congresso nazionale del 24-25 ottobre»”. A spegnere il focolaio ci prova il commissario unico del partito, il deputato Salvo Giuffrida che richiama tutti alla responsabilità e al buon senso, sebbene anche per lui l’elezione sia un “atto muscolare” compiuto “in violazione delle norme statutarie”.
L’OPA SUI CUFFARIANI E IL “CAMPO NUOVO” DI DE LUCA
Chi ci ha visto lungo e intende beneficiare del caos è Cateno De Luca, il sindaco di Taormina, leader di Sud chiama Nord, il quale ambisce a prendersi il governo regionale al prossimo giro, con l’apporto di un presunto “campo nuovo”. Così, la sua ondivaga forza politica, nata di rottura, ora flirta con la nomenklatura cuffariana per costruire un “progetto autonomista, civico e progressista”.
Lo shopping ha già portato dalla parte di “Scateno” il palermitano Mauro Pantò, ex presidente della Sas, la più grossa partecipata siciliana, finita nel mirino della Commissione regionale Antimafia perché al centro di “un sistema fuori controllo caratterizzato da gravi anomalie, con incarichi ripetuti agli stessi professionisti, organismi che si sono rinviati competenze e responsabilità, procedure duplicate, affidamento all’esterno di attività già coperte dagli uffici interni, con transazioni e costi che hanno superato il milione e mezzo di euro”.
Tornando ai nuovi arrivati, l’ultimo è il sindaco di Bagheria Filippo Tripoli, che ufficializzava il cambio di casacca proprio mentre Pace saliva al soglio. Ma ScN sta pescando a piene mani anche dal territorio cuffariano: da Favara arrivano i consiglieri Rino Castronovo, Marianna Zambito e Salvatore Fanara (6.200 preferenze nella circoscrizione agrigentina alle regionali del 2022). Mentre a Catania è stato cooptato Giuseppe Marletta, assessore al bilancio nella giunta a trazione FdI di Enrico Trantino.
Sempre dalla città etnea arrivano altre due vecchie conoscenze della politica siciliana, ma via Forza Italia e Noi Moderati: Riccardo Pellegrino, oggi numero due del Consiglio comunale, e il centrista Marco Forzese. Dal canto suo, De Luca ha perso Ismaele La Vardera, approdato a Progetto Civico, e se lo troverà con tutta probabilità contro alle prossime regionali.
DOVE PENDERÀ L’AGO DELLA BILANCIA DI DE LUCA?
Resta però la domanda politica più interessante: dove porterà De Luca questo pezzo di Dc che sta raccogliendo? A destra, dove molti dei suoi nuovi acquisti hanno costruito le proprie carriere, oppure a sinistra, dentro quel “campo nuovo” che il leader di Sud chiama Nord definisce autonomista, civico e progressista? Quesiti che apparentano il discorso sul dopo-Cuffaro alla questione sul post-Schifani, se è vero che De Luca sarà l’ago della bilancia delle prossime regionali siciliane.
Nella foto, a sinistra Carmelo Pace (fonte: democraziacristianasicilia.it), a destra Cateno De Luca

