La deputata Simonetta Matone abbandona il Carroccio all’indomani del congresso e aderisce al gruppo di Forza Italia, criticando apertamente la linea sovranista e rivendicando un’identità politica moderata e garantista
Il primo effetto del congresso leghista non è la sostituzione di Massimiliano Romeo come capogruppo del Senato (qui tutti i nomi e le ipotesi alternative), ma il passaggio di Simonetta Matone dal Carroccio a Forza Italia. L’ex magistrata, volto notissimo dei salotti televisivi – il Corriere della Sera conta oltre 330 ospitate solo a Porta a Porta – era già tra i nomi a rischio esclusione in vista delle prossime elezioni. E all’indomani della riconferma di Matteo Salvini ufficializza il suo passaggio al gruppo azzurro, indicando tre motivi: ecco quali.
I MOTIVI DELL’ADDIO E IL PASSAGGIO NEL CENTRODESTRA MODERATO
“Me ne vado per tre motivi”, avrebbe detto Matone ai suoi. “Non sono stata valorizzata dal partito, il progetto del segretario sembra non contemplare più il Centro e il Sud e soprattutto non sono d’accordo con la deriva giustizialista, di estrema destra e antieuropeista di Matteo Salvini“. A cui, probabilmente, va aggiunta l’altissima probabilità di non essere ricandidata nelle liste della Lega.
L’operazione, orchestrata in gran segreto da Antonio Tajani e dal capogruppo azzurro a Montecitorio Enrico Costa, sarebbe stata comunicata ai vertici di via Bellerio con due lettere vergate dalla deputata e indirizzate al segretario e al suo vice Claudio Durigon, che di Matone è stato uno dei principali sponsor. In una nota affidata all’Ansa, l’ex toga precisa inoltre: “Io rimango saldamente nel centrodestra, ma sono contraria a derive sovraniste e a prese di posizione estreme e irrealizzabili. Forza Italia rappresenta un centrodestra illuminato, solido punto di riferimento dei moderati, erede da sempre del garantismo portato avanti con coraggio da Silvio Berlusconi, e saldamente ancorato a una visione equilibrata anche in politica estera”.
CHI È SIMONETTA MATONE
Romana, classe 1953, Simonetta Matone ha alle spalle una lunga e prestigiosa carriera nella magistratura, esercitata principalmente nel settore minorile e di sorveglianza con una particolare attenzione ai temi del sistema carcerario, del disagio giovanile e della tutela delle donne. Vicedirettrice del carcere Le Murate di Firenze (1979-1980), giudice presso il tribunale di Lecco (1981-1982) e magistrata di sorveglianza alla Corte d’appello di Roma (1983-1986), tra l’86 e l’87 è stata capo della segreteria del sottosegretario di Stato al Ministero di grazia e giustizia Salvatore Frasca, per poi assumere, dal 1987 al 1991, l’incarico di capo della segreteria del ministro di Grazia e Giustizia Giuliano Vassalli. Dal 1991 al 2008 ha operato come sostituta procuratore presso il tribunale per i minorenni di Roma.
Successivamente, durante il quarto governo guidato da Silvio Berlusconi, è stata capo di gabinetto del ministro per le pari opportunità Mara Carfagna, prestando inoltre la propria opera tecnica in vari dicasteri al fianco dei ministri Anna Maria Cancellieri e Paola Severino.
La prima candidatura arriva nel 2021, quando Claudio Durigon la propone come candidata del centrodestra per il Campidoglio. Alla fine le verrà preferito Enrico Michetti, con Matone indicata come potenziale vice e, dopo la vittoria di Roberto Gualtieri, candidata alle politiche.
Nel 2022 entra quindi alla Camera dei deputati e le vengono subito assegnati diversi incarichi parlamentari: è componente della 2ª Commissione Giustizia, della 12ª Commissione Affari sociali, del Comitato consultivo sulla condotta dei deputati e delle commissioni d’inchiesta sulla comunità “Il Forteto” e sulla morte di David Rossi (ricoprendo in quest’ultima la carica di vicepresidente).

