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Tirreno

Perché salta la vendita del Tirreno da Sae-Leonardis a Olivetti Rason

Il closing era atteso per il 3 novembre, ma l’intesa con la holding fiorentina è saltata. Dopo aver annunciato la cessione, SAE dovrà cercare un nuovo acquirente per il quotidiano livornese Il Tirreno

Secondo Professione Reporter, la vendita de Il Tirreno da parte del Gruppo SAE alla holding riconducibile agli Olivetti Rason. L’accordo firmato a giugno con la società Gin srl avrebbe dovuto arrivare al traguardo martedì 3 novembre, ma il giorno successivo è arrivata la comunicazione ufficiale della rottura.

Per Alberto Leonardis, presidente di SAE, si riapre così il dossier del quotidiano livornese, che il gruppo aveva già deciso di cedere dopo anni complicati sul fronte dei conti, delle vendite e dei rapporti con la redazione.

PERCHÉ LA TRATTATIVA SI È INTERROTTA?

A mettere nero su bianco lo stop è stato lo stesso Gruppo SAE, con una comunicazione diffusa mercoledì 4 novembre: “La trattativa riguardante la cessione delle partecipazioni di Sae Toscana s.r.l., editore de Il Tirreno, da parte di Gruppo Sae SpA alla società Gin srl, si è interrotta”. Il motivo? Secondo la nota non susstirebbero “le opportune condizioni per un trasferimento dal Gruppo Sae alla holding immobiliare fiorentina delle quote già oggetto da parte di quest’ultima di un’offerta di acquisto».

Una formula che certifica la rottura senza chiarire quali siano state le condizioni venute meno. Il gruppo guidato da Alberto Leonardis continuerà quindi a pubblicare il quotidiano, lasciando aperta la porta a eventuali nuove offerte. Il calendario dell’operazione aveva già subito uno slittamento: come era emerso a ottobre, il termine inizialmente fissato al 30 settembre era stato spostato di un mese. Neppure la nuova scadenza è bastata.

IL NODO DELLA REDAZIONE

La vendita si inseriva in una fase delicata per il quotidiano. Al Tirreno si sono accumulati contrasti tra proprietà e rappresentanze sindacali, con la chiusura della storica redazione di Viareggio tra gli episodi più contestati. Anche la direzione ha conosciuto un avvicendamento rapido: come ricorda Dagospia, dall’arrivo di SAE si sono succeduti cinque direttori.

Poco prima dell’accordo di giugno, Alberto Leonardis aveva descritto così il clima negli altri giornali del gruppo: “le relazioni sindacali ovunque sono splendide; l’unica criticità è quella del Tirreno dove c’è un rapporto tra giornalisti e copie vendute che è fuori quota». E sulla gestione del personale aveva aggiunto: «Stiamo ragionando sulla cassa integrazione, noi interveniamo sempre con gli strumenti a disposizione, altre logiche non ci appartengono, non faremo licenziamenti». Parole che oggi tornano d’attualità, con la cessione sfumata e il futuro della testata ancora nelle mani di SAE.

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