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Chi sono gli ex parlamentari europei che oggi fanno i lobbisti

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Da un’analisi di Transparency International emerge che il 30% degli ex parlamentari europei e il 50% degli ex commissari lavora come lobbista

“Le istituzioni dell’UE devono adottare misure urgenti per intraprendere una riforma radicale dei sistemi di etica e integrità delle istituzioni dell’UE“. A fare questo appello, dopo lo scandalo che ha convolto l’ex eurodeputato PD Panzeri e la vicepresidente del Parlamento Europeo Eva Kaili, e per il controllo degli ex parlamentari lobbisti, è l’associazione Transparency International EU.

Il decalogo di Transparency International

L’organizzazione internazionale che si batte contro la corruzione ai livelli più alti, ha colto la palla al balzo e stilato un decalogo di richieste alle istituzioni Europee in materia di trasparenza. Tra queste c’è la riforma della norma interna al Parlamento in materia di whistleblower di modo da allinearla alla normativa UE sul Whistleblower, l’introduzione di controlli finanziari molto più restrittivi su tutti i membri del Parlamento europeo e l’introduzione di una norma che imponga ai parlamentari e ai loro collaboratori di pubblicare eventuali incontri con rappresentanti di paesi terzi.

Chi c’è nel registro della trasparenza

Ma quanti sono i lobbisti al Parlamento europeo? Al 27 giugno del 2022 erano 12860 organizzazioni, moltissime dovrebbero essere registrate tutte nel Registro per la trasparenza. In questo enorme database di trovano professionisti, imprese, associazioni, sindacati o anche organizzazioni più strutturate come la Camera di Commercio finlandese o il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Come riporta il Corriere della Sera, nel 2019 l’investimento più alto in attività di lobbying (9 milioni di euro) è stato effettuato dell’European Chemical Industry Council, si è fermata a 6 milioni Google, a 5 Microsoft e circa la metà hanno speso da Facebook, Bayer ed ExxonMobil .

Le porte girevoli degli ex parlamentari lobbisti

In queste organizzazioni ci lavorano, o collaborano in vario modo, moltissimi ex europarlamentari. Un sistema di “porte girevoli” che permette ai politici più in vista di passare dal ruolo di rappresentate del popolo a quello di rappresentante di interessi (economici) di una parte.  Il rapporto Access all areas: when EU politicians become lobbyists di Transparency International del 2017, ha analizzato il percorso di carriera dei 485 eurodeputati non riconfermati alle elezioni del 2014.

Dei 171 parlamentari che hanno trovato lavoro fuori dalla politica ben il 30% di lavora per organizzazioni registrate nel registro delle lobby dell’UE. Occorre sottolineare che lavorare o far parte del consiglio di amministrazione di un’organizzazione iscritta nel registro per la trasparenza dell’UE non significa essere un lobbista. Tuttavia, data la loro precedente esperienza nelle istituzioni dell’UE, loro attività, all’interno delle società di lobbying, si sostanzia nella fornitura di consulenza strategica sulle attività di lobbying.

Quanti sono i parlamentari europei lobbisti

Concretamente, tra gli ex eurodeputati 51 sono ora coinvolti con organizzazioni di lobby registrate, ma 53 svolgono attività che, sulla base di informazioni pubbliche, Transparency International ritiene possano includere attività di lobbying presso le istituzioni dell’UE. Tra questi fece scalpore il caso di Sharon Bowles (Uk, ALDE), ex europarlamentare inglese e membro del Comitato per gli affari economici e monetari, che dopo pochi mesi dalla fine del mandato ha iniziato a lavorare per il London Stock Exchange. Invece Holger Kramer(Germania, ALDE) dopo aver lavorato sulla regolamentazione dell’industria automobilistica è diventato direttore degli affari europei di Opel. Tra gli italiani Antonio Cancian, ex membro della commissione per il trasporto e il turismo (Tran) e quella per l’industria, la ricerca e l’energia (Itre), è amministratore delegato di Rete Autostrade Mediterranee, società del Tesoro, e Alfredo Antoniozzi, è entrato nel consiglio di amministrazione di Enel dal 2015, società iscritta nel registro pubblico delle lobby, oggi è parlamentare di FI.

Le società di consulenza degli ex parlamentari

La ricerca di Transparency International ha rilevato che un certo numero di ex funzionari dell’UE ha fatto il salto della barricata e ora lavora come lobbisti nei confronti delle istituzioni dell’UE. Un altro fenomeno molto comune poi tra i parlamentari è quello di aprire la propria società di consulenza su fondi e regolamentazione europea, come hanno fatto Arlene McCarthy (Uk, S&D), Graham Watson (Uk, ALDE) e Marije Cornelissen (Olanda, Verdi). 

Non solo parlamentari lobbisti: il 50% dei commissari europei fa lobbying

Non solo parlamentari lobbisti. Tra i 27 ex commissari europei analizzati da Transparency (in carica fino al 2014) circa il 50% è stato arruolato da aziende, banche, gruppi di interesse iscritti nel registro delle lobby.

 

Tutte le controversie: da Barroso alla Goldman Sachs all’ex commissaria per l’agenda digitale Neelie Kroes a Uber

Diverse sono state le controversie a riguardo. L’ex presidente della Commissione europea José Manuel Barroso è entrato a far parte della banca d’affari Goldman Sachs, mentre Neelie Kroes ex commissaria per l’agenda digitale, è diventata membro del comitato consultivo di Uber e consigliere speciale di Merrill Lynch. Benita Ferrero-Waldner, ex commissario sotto Barroso dal 2004 al 2010, avrebbe violato il Codice di condotta non rivelando un contratto con Gamesa, una società per la quale ha iniziato a lavorare lo stesso mese in cui ha lasciato la Commissione. Altri Commissari, invece, hanno assunto nuovi incarichi in una società mineraria, Uber, ArcelorMittal, Volkswagen, Bank of America e molti altri.

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