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Come e perché il governo italiano si divide sulla Nato

Salvini Nato

Il ministro dei trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini attacca, di nuovo, l’operato del segretario della Nato Jens Stoltenberg proprio quando l’Italia decide un ulteriore stanziamento di risorse per la difesa militare dell’Ucraina. Il ministro degli esteri Tajani corre ai ripari. 

 “Più armi si inviano, più la guerra va avanti”. Con queste parole il ministro dei trasporti e delle infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini ha spaccato la maggioranza del Governo italiano sul contributo del nostro paese all’Alleanza atlantica.

Le parole del leader della Lega arrivano nel corso del 75esimo vertice dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, che si chiude oggi, l’ultimo presieduto da Jens Stoltenberg, il segretario generale in un periodo molto delicato che ha visto: il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e il ritorno al potere dei talebani, il riscaldamento delle relazioni tra Cina e Taiwan, la guerra tra Russia e Ucraina e il riaccendersi del conflitto tra Israele e Palestina.

Il 75esimo summit vede per la prima volta la partecipazione della Svezia, dopo il suo ingresso nell’Alleanza lo scorso marzo e il ritorno, in veste di ospite, del presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, come l’anno scorso a Vilnius.

COSA SI È DECISO SULL’UCRAINA NEL CORSO DEL VERTICE NATO DI WASHINGTON

Il vertice Nato ha deciso lo stanziamento di 40 miliardi di dollari l’anno di aiuti militari per Kiev. Il contributo economico italiano passerà da 1,2 a 1,7 miliardi di euro annui, con un aggravio di circa mezzo milione di dollari per il nostro paese. L’accordo è stato trovato sulla base di un politcal pladge, un impegno meno stringente di un financial commitment dal punto di vista della scadenza dei pagamenti.

Solo meno di un mese fa il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva sottolineato che “l’impegno di raggiungere il 2% del rapporto tra spese della Difesa e Pil è molto problematico” e che la quota italiana di questi 40 miliardi sarebbe stata “aggiuntiva” rispetto all’obiettivo del 2%. Al vertice Nato sta prendendo parte personalmente anche il ministro Crosetto, che su Twitter ha scritto: “La garanzia dell’approvvigionamento di sistemi di difesa anche nel lungo periodo è diventata un “elemento di criticita’, per cui sono necessarie azioni congiunte tra alleati”.

TAJANI: ITALIA PARTE INTEGRANTE DELLA NATO

A provare a ricucire lo strappo leghista ci ha pensato l’altro Vicepremier, Antonio Tajani. “Noi siamo parte integrante della Nato. Siamo qui con il presidente del Consiglio e il ministro della Difesa per festeggiare i 75 anni della Nato, che per noi rappresenta un punto di riferimento importante della nostra politica estera – ha detto il ministro degli esteri Tajani -. Nessuno ha mai detto che dobbiamo uscirne. Il nostro impegno è quello di procedere verso l’obiettivo del 2%, un obiettivo che non si può raggiungere immediatamente. Ma bisogna tenere conto anche che l’Italia è il secondo Paese che offre donne e uomini in uniforme in tutte le missioni di pace della Nato e che siamo arrivati all’1,6%. Intendiamo procedere, per noi la Nato è un punto fondamentale della nostra politica estera, come la presenza nell’Unione europea”.

SALVINI CANNONEGGIA SUL SEGRETARIO DELLA NATO STOLTENBERG

Il vicepremier Salvini, del resto, non è nuovo a esternazioni critiche nei confronti del segretario della Nato Stoltenberg. Alla fine di maggio ne aveva invocato le dimissioni che questi aveva aperto ad attacchi dell’Ucraina in Russia con armi occidentali. “Mai attacchi alla Russia – disse Salvini -. Se vogliono andare a combattere in Ucraina, ci vadano Stoltenberg, Emmanuel Macron e tutti i bombaroli che vogliono la guerra — continua — pensare di mandare i nostri figli a morire in Ucraina o di usare le nostre armi per uccidere in Russia è una follia. O questo signore che parla a nome mio, visto che parla a nome della Nato, chiede scusa o questo si dimetta. Perché il popolo italiano che non ti ha dato nessun mandato di andare a sparare in Russia”. E ancora: “Questo signore è pericoloso: chi può, lo fermi”.

IL GRUPPO DEI PATRIOTI D’EUROPA CHE SCAVALCA L’ECR

Ma il vicepremier Salvini non si è fermato alle parole. Nei giorni scorsi ha contribuito, con i suoi 8 eurodeputati, alla formazione dell’eurogruppo parlamentare dei Patrioti per l’Europa che, con 84 eurodeputati, è diventato il terzo in termini numerici, scavalcando l’Ecr di Meloni fermo a 78, e subito dopo Ppe e Socialisti. Del nuovo gruppo fanno parte: il francese Rn (30 eurodeputati), la Lega di Salvini (8), i belgi del Vlaams Belang (3), gli austriaci dell’Fpoe (6), gli olandesi del Pvv di Geert Wilders (6), il Partito popolare danese (1) il portoghese Chega (2), il partito ceco Ano dell’ex premier Andrej Babis (7) da Renews, la delegazione ungherese di Fidesz (11) e gli spagnoli di Vox (6) da Ecr.

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