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Cosa rischia l’Ungheria facendo arrabbiare l’UE sul rispetto dei diritti LGBT+

Esercito Europeo

La legge anti LGBT+ e gli altri dubbi dell’Unione europea sull’Ungheria che non ha ancora ricevuto l’approvazione del suo Pnrr

Bruxelles prende tempo per esaminare il Pnrr dell’Ungheria che rischia di non vedere i 7,2 miliardi di euro del Recovery Fund. Le due parti hanno però fornito versioni diverse. La Commissione europea, già ai ferri corti con il governo di Viktor Orbán per la recente legge anti LGBT+, secondo l’Agi ha “congelato” il Pnrr ungherese, ma da Budapest smentiscono.

COSA SI DICE DA BRUXELLES

La versione ufficiale diffusa da Bruxelles e riportata dall’agenzia di stampa è che “la Commissione sta portando avanti la sua valutazione approfondita del piano ungherese rispetto agli undici criteri stabiliti nel regolamento Rrf, gli stessi che si applicano a tutti gli Stati membri. Gli undici criteri richiedono in particolare una valutazione del fatto che le misure affrontino le sfide individuate nelle raccomandazioni specifiche per Paese o un sottoinsieme significativo di esse; e se i piani forniscano un adeguato meccanismo di controllo e verifica. Poiché la valutazione approfondita è in corso, non forniremo alcuna valutazione preliminare”.

I PRECEDENTI

Bruxelles, però, già a fine giugno aveva sollevato dubbi a causa di presunte carenze sulla trasparenza nella gestione dei fondi Ue. Per questo motivo, il presidente del gruppo parlamentare di Renew Europe, Dacian Ciolos, aveva invitato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a non approvare il piano ungherese.

Ciolos aveva inoltre chiesto alla Commissione di non dare il via libera “fino a quando l’esecutivo di Orbán non avrebbe rimosso gli ostacoli all’accesso alle informazioni pubbliche da parte dei giornalisti investigativi e delle organizzazioni della società civile”.

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LA LEGGE ANTI LGBT+

A queste due problematiche se ne aggiunge una terza, recente e sotto gli occhi di tutti. La legge anti LGBT+ ungherese, che vieta la diffusione ai minori di 18 anni di contenuti che si ritiene promuovano l’omosessualità e il cambiamento di genere, è infatti entrata in vigore oggi e nei giorni scorsi è stata fortemente respinta dalla maggior parte dei leader degli Stati membri dell’Ue.

La stessa Von der Leyen l’ha definita “vergognosa” e contro il principio di integrazione, considerato caposaldo dell’Unione. “Contraddice profondamente i valori fondamentali dell’Ue: la protezione delle minoranze, della dignità umana, dell’uguaglianza e la protezione dei diritti umani. Questi valori si trovano ancorati nell’articolo 2 del nostro Trattato”.

La Presidente della Commissione Ue, se necessario, ha promesso battaglia: “Se l’Ungheria non aggiusterà il tiro la Commissione utilizzerà i poteri ad essa conferiti in qualità di garante dei trattati. Da inizio mandato abbiamo aperto circa quaranta procedure d’infrazione legate alla protezione dello stato di diritto. E se necessario apriremo altre procedure. Non possiamo rimanere a guardare”.

COSA SI DICE DA BUDAPEST

“Abbiamo scoperto che l’agenzia di stampa tedesca Dpa condivideva notizie false. Prima che la campagna di fake news contro l’Ungheria possa ingannare chiunque, sia chiaro: Bruxelles non ha respinto il piano di ripresa ungherese! Rimaniamo aperti a un dialogo costruttivo con la Commissione europea”. Così scrive su Twitter la ministra della Giustizia ungherese, Judit Varga, smentendo le voci dello stop da Bruxelles, che comunque ha tempo solo fino all’11 luglio per l’approvazione del Piano.

Leggi anche: Ungheria, cos’è e cosa prevede la legge anti LGBT+ di Orbán

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