Dal mondo

Così con la scusa del Covid si calpestano i diritti umani

In molti Paesi il Covid è stato usato come pretesto per reprimere il dissenso, criminalizzare le libertà e mettere a tacere le denunce. Il report di Human Rights Watch

“Il virus è stato usato come pretesto in molti Paesi per reprimere il dissenso, criminalizzare le libertà e mettere a tacere le denunce”. Sono le parole usate dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres sul Guardian per ricordare come il Covid sia stata l’occasione in troppi Paesi per abusare dei diritti umani.

Durante questo primo anno di pandemia gli attivisti e i membri della società civile che si battono per la libertà in tutto il mondo sono stati presi di mira ancora di più. Sono aumentati gli attacchi ai giornalisti e le azioni per limitare la libertà di parola, censurare i media, lanciare app di tracciamento invasive e mettere in atto misure di sorveglianza estrema, molte delle quali probabilmente dureranno più a lungo del virus.

IL RAPPORTO DI HUMAN RIGHTS WATCH

Un recente rapporto di Human Rights Watch ha scoperto che almeno 83 Paesi hanno usato il Covid per giustificare la violazione della libertà di parola e di riunione pacifica. Il rapporto ha analizzato l’abuso dei diritti umani suddividendo i casi in 5 categorie.

VIOLENZA

Le forze di sicurezza o i funzionari governativi in almeno 18 Paesi hanno aggredito fisicamente giornalisti e blogger per come hanno riportato le notizie sul Covid, nonché manifestanti, oppositori politici e avvocati.

Secondo la Independent Policing Oversight Authority del Kenya, ad esempio, la polizia ha sparato e ucciso almeno 15 persone durante le prime 9 settimane di coprifuoco nel Paese.

ARRESTI E DETENZIONE ARBITRARIA

Sono almeno 51 i Paesi che hanno usato le leggi anti Covid per arrestare, detenere e perseguire arbitrariamente oppositori di governo, con conseguenti multe e pene detentive. Tra questi Grecia, Cambogia, Cina e Hong Kong.

Hong Kong Internet

In Grecia il diritto d’asilo è sempre più sotto attacco alle frontiere europee. Al confine marittimo con la Turchia migliaia di rifugiati sono stati illegalmente respinti dalle acque greche verso le coste turche.

Il governo della Cambogia ha approvato leggi draconiane e arrestato arbitrariamente oltre 60 attivisti, giornalisti e membri dell’opposizione politica.

In Cina oltre 17.000 persone sono state indagate per aver realizzato e diffuso online “fake news” relative al Covid.

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A Hong Kong, le autorità hanno usato le restrizioni anti Covid per vietare le riunioni pro-democrazia e arrestato coloro che ignoravano il divieto.

CENSURA

Almeno 52 governi hanno impedito la diffusione di notizie relative al Covid approvando nuove leggi che criminalizzano i media ritenuti indesiderabili. Alcuni hanno anche minacciato i giornalisti di non contraddire le risposte delle autorità, altri hanno licenziato il personale sanitario per aver criticato le risposte alla pandemia. Qualcuno ha bloccato rapporti specifici o addirittura chiuso le emittenti.

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L’Ungheria, per esempio, ha modificato il codice penale sotto i poteri dello stato di emergenza per consentire l’azione penale per la diffusione di “false informazioni” con una possibile pena detentiva fino a cinque anni.

bielorussia

ACCESSO LIMITATO A INFORMAZIONI DI SALUTE PUBBLICA

Sono almeno 8 i Paesi hanno sospeso o limitato il diritto di chiedere e ricevere informazioni dalle autorità, anche su questioni di salute pubblica, non solo ai cittadini ma anche alla stampa a meno che non fosse filogovernativa.

È ancora il caso dell’Ungheria di Orban, ma anche di Bielorussia, Kirghizistan, Nigeria, Algeria, Namibia, Brasile, Nicaragua ed El Salvador.

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PROTESTE VIETATE

In 10 Paesi le proteste contro le risposte del governo al Covid (o ad altre politiche non correlate) sono state arbitrariamente vietate o interrotte.

Il Guardian scrive che il governo in Algeria ha invocato la pandemia per vietare tutte le proteste di strada, mettendo così fine a un anno di manifestazioni di massa. Nel rapporto di HRW invece si menzionano altri Paesi, tra cui Ucraina, Turchia e Cuba.

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