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Covid, il piano Ue contro le nuovi varianti

nuove varianti
La presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen

Frontiere aperte tra i Paesi Ue, ma nuovi lockdown e l’istituzione di “zone rosso scure”. Ecco le misure che i leader europei vogliono adottare per contrastare la diffusione delle nuovi varianti di Covid

Variante inglese, sudafricana e brasiliana (non ancora individuata in Europa), l’Unione europea “è una zona epidemiologica unica” e saranno stabilite zone “rosso scure”, ovvero aree ad alto rischio. È quanto ha riferito la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nella videoconferenza dei leader Ue. L’allarme è arrivato dopo che il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) ha avvisato i governi europei che adesso il livello di rischio è “molto alto”.

COSA HA SUGGERITO L’ECDC

L’Ecdc ha suggerito ai governi di attivare i laboratori per il sequenziamento del virus, migliorare il tracciamento dei contatti, accelerare le vaccinazioni, introdurre nuove misure più restrittive e limitare i viaggi a quelli essenziali. Von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, concordano con l’Ecdc ma hanno sottolineato l’importanza di lasciare comunque aperte le frontiere “a beneficio del mercato interno”.

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CERTIFICATO VACCINALE E PASSAPORTO SANITARIO

Il passaporto vaccinale apre una questione sulla quale non tutti i leader sono d’accordo. Michel ha dichiarato che “solo in una fase successiva potremo vedere se e in quali circostanze i certificati dei vaccini potranno essere utilizzati. Siamo estremamente prudenti sulla questione”.

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Von der Leyen, in merito al passaporto sanitario ha chiarito che vanno distinte alcune cose: un conto è un certificato vaccinale che equivale a un documento medico (e non un documento di viaggio) e un altro è un passaporto sanitario che ha invece sia dei risvolti politici che tutta una serie di varianti da tenere in considerazione come “il rispetto dei diritti e dei dati personali delle persone”.

I RITARDI NELLE VACCINAZIONI

Dopo i ritardi di Pfizer, tutti i leader Ue si sono trovati d’accordo sulla necessità di accelerare la distribuzione dei vaccini. In una nota della delegazione greca, riportata da Ansa, si legge che: “Il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, assieme al cancelliere austriaco Sebastian Kurz, e alla primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha sollevato il tema della necessità di accelerare con le licenze dei vaccini candidati che si trovano nella fase finale di valutazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), come quella dell’università di Oxford e AstraZeneca”.

Mitsotakis ha chiarito che l’iniziativa non punta a esercitare pressione politica sull’Ema, ma a superare procedure burocratiche. Intanto, la Cancelliera Angela Merkel ha aperto all’uso e alla produzione del vaccino russo Sputnik V nel caso in cui ricevesse l’approvazione dell’Ema.

Gli Stati membri, inoltre, hanno approvato all’unanimità una raccomandazione del Consiglio che stabilisce un quadro comune per l’uso dei test rapidi antigenici e il riconoscimento reciproco dei risultati dei test Covid in tutta l’Unione.

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