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Perché non ci sarà un centrodestra europeo

Green Deal

Il centrodestra europeo è un progetto fantasioso ma non realizzabile: troppo distanti le posizioni di PPE, ECR e ID che mancano di omogeneità 

La formazione di un centrodestra europeo è uno dei temi più suggestivi in vista delle prossime elezioni europee. A lanciare l’argomento sul tavolo delle discussioni fu l’ultima intervista di Silvio Berlusconi lo scorso 4 giugno. “Una maggioranza di centrodestra in Europa sarebbe una svolta importante e darebbe nuovo impulso al funzionamento delle istituzioni europee – disse l’ex premier a Il Giornale -, superando ogni residua forma di scetticismo verso la casa comunitaria”.

CENTRODESTRA EUROPEO: PROGETTO AMBIZIOSO MA DI DIFFICILE REALIZZAZIONE

Se il progetto appare ambizioso e fascinoso tutt’altro discorso è la possibilità di realizzarlo. Nell’ultima legislatura del Parlamento europeo, quella che terminerà il prossimo giugno, la quota di seggi ottenuta dai partiti che appartengono alle famiglie socialiste e liberali, S&D e PPE, è scesa sotto il 50%. Contestualmente sono cresciuti “i gruppi politici europei situati a destra del PPE (con posizioni più radicali soprattutto sull’immigrazione e sulla sovranità degli Stati membri) e, in misura minore, i gruppi situati a sinistra di S&D (con posizioni più radicali soprattutto sui diritti civili e sull’ambiente)”, si legge del report “Verso le elezioni europee” dell’Istituto Cattaneo. S&D e PPE hanno perso la maggioranza assoluta nel 2019. La prossima tornata elettorale dovrebbe restituire un Parlamento europeo in cui crescerà il numero di parlamentari del Partito Popolare Europeo (PPE), di ECR (Conservatori e riformisti europei) e di ID (Identità e democrazia). Di conto i seggi prevista per Socialisti & Democratici dovrebbero scendere.

IL TENTATIVO, FALLITO, DI TESTARE IL CENTRODESTRA EUROPEO

Un primo tentativo esplorativo di testare una maggioranza che includesse solo PPE, ECR e ID c’è stato lo scorso luglio, quando il presidente del gruppo del PPE Manfred Weber ha provato a fermare la proposta di regolamento sul ripristino della natura con i voti di ID, ECR e una parte dei liberali (RE). Il tentativo non è andato a buon fine (312 voti a favore, 324 contrari e 12 astensioni) e, cosa che non depone a favore della bontà del progetto, grazie ai voti degli eurodeputati del PPE. Le cose potrebbero cambiare qualora le elezioni del 2024 restituissero un Parlamento europeo in cui le forze rappresentate da ECR e ID fossero più numerose.

LA MANCANZA DI UNIFORMITÀ TRA I PARTITI DEL CENTRODESTRA EUROPEO

Gli studiosi dell’Istituto bolognese non sembrano credere a questa ipotesi. L’Istituto Cattaneo individua il maggiora ostacolo alla formazione di una maggioranza di centrodestra nella difficoltà a rintracciare una base solida, comune tra le famiglie politiche di PPE, senza dubbio europeisti, ed ECR e ID, più scettici. “La pandemia di Covid-19 e, soprattutto, l’aggressione russa in Ucraina hanno reso evidente la necessità di una più stretta cooperazione e di un’azione congiunta a livello europeo – si legge nel report -. Di conseguenza, alcuni di questi partiti, soprattutto dopo avere assunto responsabilità di governo, come nel caso di Fratelli d’Italia, hanno moderato la loro retorica anti-establishment e hanno assunto una posizione molto meno polemica nei confronti dell’UE”. Ma l’omogeneità è assente anche tra i parlamentari di ID e ECR. “In diverse occasioni importanti, non sono riusciti a formare una posizione comune ed è improbabile che lo facciano di nuovo. Inoltre, la loro posizione è discontinua nel tempo, anche perché spesso è stata dominata dalle richieste di una o poche delegazioni nazionali”.

COME HANNO VOTATO PPE, ECR E ID NELL’ULTIMA LEGISLATURA

Il report “Verso le elezioni europee” analizza il comportamento degli eurodeputati nel corso della nona legislatura. Gli studiosi hanno identificato alcune “aree di politicy in cui, a meno che non cambino drasticamente le loro posizioni, è molto probabile che sia l’ECR che l’ID tendano a rimanere isolati”. Si tratta delle policy in materia di cultura, istruzione, affari costituzionali e interistituzionali, libertà civili e giustizia. Ci sono altre aree in cui “ECR potrebbe convergere ancora più spesso di quanto non abbia fatto finora verso la tradizionale “Grande Coalizione” dei tre gruppi storici S&D-RE-PPE”. La conseguenza sarebbe l’isolamento di ID. In questo caso gli studiosi individuano i macrotemi di politica estera e di sicurezza, politica economica e monetaria, mercato, commercio e industria. In particolare sulla politica estera e di sicurezza ECR ha già tenuto nella 9a legislatura posizioni molto vicine a quelle del PPE e si è spesso collocato all’interno della maggioranza “at- lantista”. Infine, ci sono poi aree in cui destra e sinistra potrebbero affrontarsi frontalmente. La polarizzazione delle posizioni di potrebbe vedere sui temi dell’occupazione, dell’ambiente, dell’agricoltura e della salute.

ID, ECR E PPE: ALLEANZE POSSIBILI SOLO SU TEMI SPECIFICI

Dall’analisi dell’Istituto Cattaneo emerge, quindi, che la formazione di una maggioranza di centro-destra europea, simile quelle presenti in alcuni Stati membri, tra cui il nostro paese è assolutamente implausibile “in quanto presuppone un’omogeneità di posizioni tra i gruppi PPE, ECR e ID che non ha alcun riscontro nella realtà, se non in alcuni specifici ambiti di politica pubblica”. Inoltre per i partiti aderenti a ID potrebbe essere più profittevole “attivare una dinamica conflittuale che metta la destra e la sinistra l’una contro l’altra nei settori di policy” in cui è possibile come i temi relativi al Green Deal e alle politiche di transizione verso la sostenibilità. Quindi, influenza di una possibile coalizione tra ECR, ID e PPE “sarà reale” ma, probabilmente, “sarà circoscritta ad alcune questioni specifiche”.

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