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Elezioni in Francia: in ogni caso Macron è un’anatra zoppa. Parla il prof. Genga

Lockdown Francia

Domenica prossima il secondo turno delle elezioni in Francia, ieri si sono chiusi i giochi delle desistenze, 218 in tutto. Conversazione con il prof. Nicola Genga, autore del libro “Il Front national da Jean-Marie a Marine Le Pen. La destra nazional-populista in Francia”, ed Rubbettino.

Non ci sarà un governo a guida Rassemblement national senza una maggioranza assoluta. È questo il messaggio che arriva da Marine Le Pen e Jordan Bardella in vista del secondo turno delle elezioni legislative. Ieri si sono chiusi i giochi per il barrage républicain, il cordone di sicurezza costruito dal centro, dai gaullisti e dalla sinistra che, attraverso una rete di desistenze, 218 in totale, dovrebbe frenare l’avanzata del Rassemblement national.

Dei risultati francesi e degli scenari in vista del secondo turno ne abbiamo parlato con il prof. Nicola Genga, autore del libro “Il Front national da Jean-Marie a Marine Le Pen. La destra nazional-populista in Francia”, ed Rubbettino. 

Quale messaggio arriva dai risultati delle elezioni francesi?

Arriva un messaggio abbastanza forte nei confronti di Macron. Il Presidente in questi anni non ha saputo costruire un consenso popolare, andando oltre lo slancio iniziale fondato su un’idea di pacificazione nazionale, di coesione sociale e caratterizzato da un approccio tecnocratico. Macron rompeva gli schemi, andava oltre la dialettica destra-sinistra e chiamava raccolta le migliori menti per un progetto progressista che però guardava alla tradizione del moderatismo francese. L’esperimento di Macron sembrerebbe sconfitto dopo qualche anno, perché non è stato in grado di dare le risposte che la società si aspettava, soprattutto in merito all’adeguamento dei salari al costo della vita.

Ci spiega come funziona il secondo turno delle elezioni in Francia?

In Francia l’accesso al secondo turno è aperto, nel senso che non vanno solo i migliori due classificati ma è sufficiente superare una soglia di sbarramento pari al 12,5% del numero degli iscritti alle liste elettorali. Quindi, la percentuale non viene calcolata sulla base dei voti espressi ma sulla base degli aventi diritto.

Quindi non ci saranno solo ballottaggi fra due candidati.

Esattamente, possono essere dei duelli, delle triangolari e delle quadrangolari, è capitato molto spesso anche in passato. Stiamo sui dati: senza le desistenze ci sarebbero stati 190 duelli, 306 triangolari e cinque quadrangolari. Alcuni seggi sono stati già assegnati, cioè ci sono state delle vittorie al primo turno. Le desistenze hanno esercitato quello che chiamiamo barrage republicain, cioè lo sbarramento nei confronti del Rassemblement National affinché non ottenga la maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea nazionale.

Quest’ultima è un’ipotesi plausibile?

Fino a poco fa sembrava un’ipotesi fantascientifica, oggi non più. Però non è la prima volta che i partiti di centro, destra e sinistra fanno barrage contro il Rassemblement National. Si è iniziato con le presidenziali del 2002, quando Jean-Marie Le Pen arrivò a sorpresa al ballottaggio delle presidenziali, e poi è successo pure nel 2017 e nel 2022, quando è stata Marine Le Pen ad arrivare al ballottaggio. Allora c’è stato il cosiddetto soprassalto repubblicano, la chiamata alle urne per evitare che la destra estrema radicale arrivasse al potere. Stavolta è una prospettiva verosimile e quindi c’è stato un lavorio per attuare le desistenze.

Quante sono le probabilità che il Rassemblement National raggiunga la maggioranza dell’Assemblea nazionale?

Secondo le proiezioni il Rassemblement National non dovrebbe riuscire facilmente a raggiungere la maggioranza, dovrebbe attestarsi tra i 260 e i 280 deputati nella migliore delle ipotesi. Dovrebbe andare davvero tutto bene per raggiungere i 289 seggi per poter governare.

Quali sono gli scenari sul tavolo in vista del secondo turno di elezioni in Francia?

Abbiamo due scenari. Nel primo c’è uno smottamento dei gaullisti che decidono di sostenere con i propri parlamentari un governo presieduto da Jordan Bardella. Oppure potrebbe esserci un caos rispetto al quale la soluzione non può essere il governo di tutti contro il Rassemblement National, perché i repubblicani, i macronisti e la sinistra non sono sommabili. Per molti centristi e molti repubblicani la forza di Melenchon è deprecabile tanto quanto il Rassemblement National. 

Che peso ha questa situazione di caos sul ruolo che Macron svolge in Europa?

Lo scioglimento dell’Assemblea nazionale decisa dal Presidente Macron è chiaramente una reazione, una risposta al risultato delle elezioni europee in Francia. Sebbene sia il caso di sottolineare che l’elettorato francese ha sempre usato le elezioni europee per esprimere malcontento e quindi premiare le forze più radicali. Macron ha sciolto l’Assemblea nazionale non solo per indire questa sorta di referendum sulla democrazia ma anche perché sapeva che avrebbe avuto grosse difficoltà numeriche per approvare la prossima legge di bilancio. E quindi sarebbe stato probabilmente costretto comunque a sciogliere il Parlamento.

Questa è la situazione di Macron: probabilmente non potrà contare su un Primo ministro del proprio colore ma gli restano le prerogative in termini di politica estera e difesa. Tuttavia, qualora dovesse prendere decisioni in netto contrasto con il sentire dell’Assemblea nazionale, in Francia ci sarebbe una levata di scudi, una reazione legata alla percezione di illegittimità democratica delle sue decisioni. In Europa Macron è un’anatra zoppa.

Perché in Italia una forza di destra come Fratelli d’Italia è riuscita ad arrivare al governo del paese mentre in Francia il Front national, ora Rassemblement national, non ci è mai riuscito?

In Italia è successo qualcosa che in Francia non è mai successo. Silvio Berlusconi ha conferito dignità costituzionale alla destra che fino a quel momento era fuori dall’arco costituzionale. In Francia non c’è mai stata la legittimazione dell’estrema destra da parte della destra istituzionale che era rappresentata dalla destra gaullista. Diciamo che c’è stata sempre una reazione del sistema, delle forze politiche centrali o istituzionali. In Italia questo non è avvenuto. Inoltre, Fratelli d’Italia ha potuto godere della regola dell’alternanza. In Italia le elezioni sono sempre state vinte da chi non era al governo.

Stavolta Fratelli d’Italia era l’unica forza politica con consensi in doppia cifra a non aver partecipato all’esperienza del governo Draghi. Ecco FdI è stato pronto a raccogliere il malcontento dell’elettorato e la volontà di cambiare. Il Front National è sempre cresciuto negli anni in cui la destra istituzionale non era al governo, come quando all’Eliseo c’erano Mitterand e Hollande o a Palais Matignon Jospin. È stata molto debole negli anni di Sarkozy e quando la destra ufficiale era più forte. Il cordone sanitario arrivava sia da destra che da sinistra, il Front National veniva quasi demonizzato per le sue idee molto estreme. La novità di questa tornata è che la destra ufficiale sembra voler dialogare, e dunque legittimare, la destra del Rassemblement national.

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