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Perché le elezioni in Kazakistan sono importanti anche se il risultato è scontato

Kazakistan

Oggi si vota in Kazakistan per rinnovare la Camera bassa del Parlamento (Mazhilis). La vittoria del partito Nur Otan è scontata, anche perché non sembra esserci spazio per l’opposizione, ma dietro al dominio dell’ex presidente Nazarbayev e del suo successore Tokayev ci sono forti rivalità

Oggi si tengono le elezioni in Kazakistan per il rinnovo della Camera bassa (Mazhilis) del Parlamento. L’ex presidente Nursultan Ábishuly Nazarbayev, che nel 2019 ha scelto Kassym-Jomart Tokayev come successore, continua di fatto a gestire i giochi di potere. Nonostante le ingenti risorse spese per promuovere un’immagine del Kazakistan come un Paese progressista nel campo dei diritti umani, Tokayev riceve consigli da Lukashenko, le autorità impongono la censura sistematica e l’opposizione viene praticamente soffocata.

IL PARLAMENTO KAZAKO

Il Parlamento kazako è bicamerale ed è composto dalla Camera bassa e dal Senato. La prima è composta da 107 membri di cui 98 vengono eletti direttamente con voto di rappresentanza proporzionale per un mandato di 5 anni e gli altri 9 membri sono eletti, invece, indirettamente dall’Assemblea del popolo del Kazakistan. Questa è un organo politico istituito nel 1995 dal primo presidente kazako Nursultan Ábishuly Nazarbayev al fine di rappresentare le minoranze etniche del Paese. Oggi si vota appunto per eleggere i 98 membri.

Il Senato, invece, è composto da 49 membri: 34 eletti indirettamente a maggioranza con voto a 2 turni dalle assemblee locali e 15 nominati con decreto del presidente. Il prossimo voto per rinnovarlo si terrà nel 2026.

Parlamento kazako

L’IMPORTANZA DELLA CAMERA BASSA

Il Mazhilis, pur non essendo rappresentativo della popolazione in generale, ha un ruolo informale significativo nell’economia politica del Kazakistan. The Diplomat ha scritto che si tratta di una sorta di  ‘club esclusivo’ che rappresenta importanti interessi economici e regionali ed è capace di esercitare pressione per ottenere risorse statali e cambiamenti normativi favorevoli.

L’ASSENZA DI OPPOSIZIONE

La conclusione di queste elezioni sembra essere scontata. Il partito al potere, Nur Otan (Patria radiosa), fondato da Nazarbayev, è destinato a mantenere la sua posizione dominante nella Mazhilis. I partiti di maggioranza che partecipano alle elezioni sono il partito al governo Nur Otan e altri quattro partiti politici a lui fedeli: Ak Zhol, Adal, Auyl e il Partito Popolare Comunista del Kazakistan.

L’unico partito politico ufficialmente all’opposizione è l’OSDP (All-National Social Democratic Party of Kazakhstan), che però – scrive Radio Free Europe – “sta boicottando le elezioni”. Il suo leader, Askhat Rakhimzhanov, il 27 novembre ha annunciato che il suo partito non avrebbe partecipato alle elezioni “perché il panorama politico del Paese continua a essere dominato dalla stessa classe politica”.

UNA FINTA DEMOCRAZIA

Nonostante il secondo presidente del Kazakistan, Tokayev, abbia simbolicamente tentato di dare lustro alla democrazia del Paese promettendo di concedere maggiore partecipazione ai partiti di opposizione sulla scena politica, questi sono stati letteralmente esclusi dalla corsa e gli attivisti sembrano aver perso lo slancio trovato durante le elezioni presidenziali del 2019, segnate da brogli, arresti di massa e violenze contro i manifestanti. In sostanza, il passaggio del potere da Nazarbayev a Tokayev è stato solo di facciata perché l’ex presidente continua a rimanere il personaggio politico più influente del Kazakistan.

Scontri post elezioni 2019

LA CENSURA

A questo, ricorda la Federazione Italiana Diritti Umani (FIDU), si aggiunge anche il problema di una censura sistematica. Il regime, infatti, sta utilizzando la tecnologia cinese per tagliare fuori i cittadini da Internet e dai social network, che rappresentano l’unica fonte alternativa di informazioni affidabili e l’unico canale attraverso il quale i cittadini possono segnalare frodi elettorali.

Leggi anche: Censura bielorussa: ritirati gli accrediti ai giornalisti stranieri

GLI OSSERVATORI INTERNAZIONALI

Nessuna delle elezioni in Kazakistan – riporta Notizie Geopolitiche – “è stata considerata dagli osservatori internazionali realmente democratica da quando ha ottenuto l’indipendenza in seguito al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991”. I media kazaki, riferisce Euractiv, hanno fatto sapere che la Commissione elettorale centrale del Kazakistan ha completato l’accreditamento degli osservatori delle organizzazioni internazionali e degli Stati stranieri per le elezioni di oggi.

Il Paese, per sembrare “più democratico”, questa volta ha contattato partner europei come l’ODIHR (l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE) e la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) per osservare le elezioni e riferirne i risultati. Tra i 398 osservatori accreditati, molti dei quali indicati anche dal quotidiano The Astana Times, non è stato menzionato il Parlamento europeo. FIDU riporta inoltre che la Commissione ha imposto “restrizioni draconiane ai diritti degli osservatori elettorali, che equivalgono a un divieto de facto alla loro partecipazione”, oltre al recente divieto di donazioni online destinate alle ONG.

L’AMICO LUKASHENKO

Da giugno 2020, in Kazakistan, riporta FIDU, c’è stato un significativo deterioramento della situazione dei diritti umani. Si registrano infatti almeno 28 prigionieri politici e 95 casi di persecuzioni politiche in corso. Tra la pandemia e l’attenzione della comunità internazionale ai tragici eventi che hanno investito la Bielorussia, il governo del Kazakistan ha adottato misure repressive simili a quelle del dittatore Lukashenko. Inoltre, sottolinea FIDU, è proprio Lukashenko ad aver recentemente consigliato a Tokayev, di perseguire la strada dell’autoritarismo in un momento in cui la comunità internazionale è impegnata su altri fronti.

Leggi anche: Bielorussia, la repressione dopo le elezioni

PERCHÉ LE ELEZIONI IN KAZAKISTAN SONO IMPORTANTI

Anche se dalla scontata conclusione, le elezioni in Kazakistan sono significative. Dopo le dimissioni del primo presidente Nazarbayev, nel marzo 2019, la transizione al potere ha sollevato interrogativi sulla direzione della politica nazionale del Paese, in particolare sul futuro della famiglia Nazarbayev e su altri interessi economici e politici fondamentali, nonché sulle prospettive del successore Tokayev.

Lukashenko, Nazarbayev e Putin

UNA BOMBA A OROLOGERIA

Le rivalità tra le élite kazake, anche se non del tutto paragonabili agli eventi in Kirghizistan o in Bielorussia, dopo il passaggio di potere si sono intensificate. Questi gruppi hanno iniziato a usare testate e giornalisti internazionali per scaricare l’uno sull’altro materiale compromettente.

Solo negli ultimi mesi, ci sono state importanti rivelazioni su Financial Times, Wall Street Journal e London Times in merito a Dariga Nazarbayeva, la figlia dell’ex presidente Nazarbayev, Timur Kulibayev, cognato di Dariga, e Bulat Utemuratov, un importante finanziere e magnate minerario di Nazarbayev. Secondo The Diplomat, queste figure cercano di assicurarsi la loro posizione prima della definitiva uscita dalla scena politica di Nazarbayev e le rivalità sono destinate a crescere e a diventare sempre più destabilizzanti.

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