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Emergenza migranti: ecco il cavallo di Troia della Repubblica Ceca

Immigrazione Italia

Emergenza migranti: i flussi irregolari sono in crescita da ormai due anni, ma le soluzioni proposte non sono all’altezza. L’analisi Ispi 

Una nuova proposta per sbloccare l’impasse. Sembra questa l’idea della Repubblica Ceca, che detiene la presidenza a rotazione del Consiglio Ue, e che riporterebbe al centro del dibattito la governance europea delle migrazioni.

Una proposta necessaria, dal momento che i flussi irregolari sono in crescita da ormai due anni. E che oggi la situazione si è fatta più delicata, con i Paesi europei già alle prese con l’accoglienza dei profughi ucraini. Eppure, a proporla è proprio uno dei governi da sempre più “ostili” alla condivisione del carico dell’accoglienza in Europa.

Un paradosso, ma solo apparente.

Cavallo di Troia?

In tutta l’Ue il numero di richiedenti asilo è in costante aumento, e raggiunge oggi (trainato dall’Italia) picchi che non si vedevano dal 2017. Così, purtroppo, fanno anche le morti in mare. Eppure, nel 2022 la questione è stata a malapena registrata nel dibattito politico, con i governi più preoccupati per inflazione, crisi energetica e guerra in Ucraina.

Il governo ceco ha così proposto di stabilire una quota fissa annua di 5.000-10.000 richiedenti asilo da ricollocare tra altri Paesi europei diversi da quelli di primo ingresso. Una quota però solo volontaria. E che al momento rappresenterebbe soltanto il 3-6% dei quasi 150.000 migranti irregolari che hanno raggiunto le coste di Italia, Spagna e Grecia negli ultimi dodici mesi.

Punti di vista

Come a dire: un aiuto simbolico, al resto pensate voi. La proposta cozza però con la situazione attuale, che permette agli stati di primo ingresso di fare buon viso a cattivo gioco. Mentre secondo le “norme Dublino” sarebbero infatti proprio i paesi di frontiera a doversi far carico delle domande d’asilo, in realtà se un richiedente si sposta in un altro stato membro viene ritrasferito nel paese di primo ingresso solo il 10% delle volte (spesso perché irrintracciabile al momento del trasferimento).

Uno stato di fatto molto vantaggioso, e non è detto che proprio i governi che chiedono più a gran voce la revisione delle regole siano disposti ad abbandonarlo. Anche per questo, se la proposta sembra essere stata salutata come un primo passo nella giusta direzione, è difficile immaginare che possa essere accolta.

In Europa, le migrazioni sono pronte a tornare dividerci?

 

Articolo pubblicato su ISPI. 

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