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Israele e Hamas: cosa avvicina e cosa allontana la tregua

Netanyahu

Nulla di fatto sulla proposta di tregua tra Israele e Hamas. Elaborata dal Cairo avrebbe dovuto condurre alla liberazione di almeno 20 ostaggi e a 40 giorni di tregua armata. I veti incrociati di Hamas e Israele allontano questa ipotesi. 

Israele e Hamas non riescono a trovare un accordo nemmeno per una tregua mutualmente vantaggiosa. È questo quello che emerge da questi ultimi giorni di intense trattative che hanno visto collaborare Washington, Il Cairo e Riad ma che, per il momento, hanno condotto a un nulla di fatto.

 TREGUA ISRAELE – HAMAS: LA PROPOSTA EGIZIANA

L’ultima proposta di tregua a cui ha lavorato l’Egitto prevedeva una tregua di 40 giorni, con la liberazione di circa 1000 detenuti palestinesi in cambio di un numero di ostaggi che, secondo il Times of Israel, oscilla tra 20 e 33 in base ai criteri utilizzati dando precedenza alle donne, ai feriti e agli anziani ancora nelle mani di Hamas. Al momento sono nelle mani di Hamas ancora 130 persone. In cambio Israele, oltre al rilascio dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, dovrebbe consentire il rientro dei palestinesi sfollati nel nord di Gaza.

HAMAS, NEGATIVI SU ATTUALE TRATTATIVA, MA ANDIAMO AVANTI

Nel frattempo nelle ultime ore  Osama Hamdan, alto rappresentante di Hamas in Libano in un’intervista a una tv locale, ripresa dal New York Times, ha detto che “la posizione sull’attuale documento negoziale è negativa. Anche se il gruppo non accetta le attuali proposte israeliane senza modifiche, siamo disposti – ha continuato – a continuare a negoziare”.

LE CANCELLERIE OCCIDENTALI E I PAESI ARABI SPINGONO PER LA TREGUA TRA ISRAELE E HAMAS

A spingere per un accordo sono le cancellerie occidentali (Gran Bretagna e Usa su tutte) e il silenzioso lavorio dei paesi arabi che vogliono scrivere la parola fine su questo nuovo capitolo della guerra in Terra Santa. Ma, l’accordo sembra essere sfumato. “A Gerusalemme ho incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu sugli sforzi per raggiungere un accordo di cessate il fuoco con il rilascio degli ostaggi e sull’imperativo di sostenere l’aumento degli aiuti ai civili in tutta Gaza”, ha scritto il segretario di Stato americano Antony Blinken su X confermando quanto già detto nel corso del suo incontro a Tel Aviv con il presidente israeliano Isaac Herzog. Al momento, però, si continua a sparare e a morire. “Dobbiamo anche concentrarci sulla gente a Gaza che sta soffrendo in questo fuoco incrociato creato da Hamas – ha detto Blinken -, e quindi concentrarci nel fornire loro l’assistenza di cui hanno bisogno – cibo, medicine, acqua, ripari”.

I TENTENNAMENTI DI HAMAS POTREBBERO ALLONTANARE LA TREGUA

Le parti si trovano in una condizione di stallo armato che continua a mietere vittime. Da un lato Hamas è alla ricerca della via più sicura per un cessate il fuoco totale e prolungato che garantisca la continuità del governo. Una tregua che, nelle intenzioni di Hamas, dovrebbe avere la garanzia che Israele non riprenda gli attacchi. Dall’altro, Netanyahu e il suo governo non hanno intenzione di far terminare la guerra senza che Israele raggiunga i suoi obiettivi.

ISRAELE VUOLE INVADERE RAFAH A PRESCINDERE DALLA TREGUA CON HAMAS 

La predisposizione alla pace manca anche da parte israeliana. Il primo ministro israeliano, infatti, ha confermato la volontà di invadere Rafah anche a prescindere dalla tregua. “L’idea che porremo fine alla guerra prima di raggiungere tutti i nostri obiettivi è inaccettabile. Entreremo a Rafah e annienteremo tutte le milizie di Hamas presenti, con o senza un accordo, per ottenere una vittoria totale”. A Rafah prima dell’invasione israeliana vivevano 150mila persone, oggi vi hanno trovato riparo più di 1,5 milioni di profughi palestinesi in fuga da Gaza. Israele vuole attaccare la città perché convinto che vi si trovino i leader di Hamas e a quattro battaglioni di combattenti.

ONU PROVA A SCONGIURARE L’ATTACCO DI RAFAH

Anche l’ONU vorrebbe scongiurare l’attacco di Rafah. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, valuta un’eventuale operazione israeliana “un’escalation intollerabile”, che porterebbe “all’uccisione di migliaia di altri civili e costringerebbe centinaia di migliaia a fuggire” sottolineando che “tutti i membri del Consiglio di sicurezza e molti altri governi hanno espresso la loro opposizione in modo chiaro a questa operazione”.

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