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La lista nera della Cina contro le sanzioni straniere

Cina Legge Sanzioni Straniere

La Cina ha approvato una legge per contrastare le sanzioni straniere, mentre aumenta la pressione di Stati Uniti ed Unione Europea su commercio, tecnologia, Hong Kong e Xinjiang

“Individui o entità coinvolte nel fare o implementare misure discriminatorie contro cittadini o entità cinesi potrebbero essere messi su una lista anti-sanzioni da un ‘dipartimento pertinente’ del governo cinese”.

La nuova legge approvata giovedì scorso dalla Cina è l’ultimo e più ampio strumento legale per rivalersi contro le sanzioni straniere ed è destinato, secondo le fonti locali raccolte da Reuters, “a dare alle misure di ritorsione cinesi più legittimità e prevedibilità”.

LE RITORSIONI

Il presidente Xi Jinping, già lo scorso novembre, aveva chiesto al Partito Comunista di usare mezzi legali per difendere la sovranità, la sicurezza e gli interessi della Cina contro “i partiti stranieri”.

A gennaio, il ministero del Commercio aveva poi annunciato meccanismi per valutare se le restrizioni straniere sul commercio cinese e le attività commerciali erano giustificate dando la possibilità agli individui o alle aziende cinesi di fare causa per il risarcimento in un tribunale cinese.

Adesso, con questa legge, alle persone o alle entità presenti sulla lista nera di Pechino potrà essere “negato l’ingresso in Cina” oppure, se si trovano in territorio cinese, potrebbe essere prevista la loro “espulsione”. I loro beni in Cina, inoltre, potrebbero essere sequestrati o congelati. Potrebbero inoltre essere “limitati dal fare affari con entità o persone in Cina”.

HONG KONG E XINJIANG

Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno recentemente sanzionato i funzionari cinesi per esprimere preoccupazione su come la Cina tratta la sua minoranza musulmana uigura nello Xinjiang e gli attivisti pro-democrazia a Hong Kong, innescando così contro-sanzioni da parte della Cina su politici e funzionari statunitensi e dell’UE.

Leggi anche: Eliminare gli uiguri. Il piano di Pechino

HUAWEI E ZTE

Washington ha anche preso di mira aziende cinesi come Huawei e ZTE per aver violato le sanzioni statunitensi all’Iran o alla Corea del Nord, un atto che la Cina ha chiamato “long-arm jurisdiction”.

LA REAZIONE UE

La Camera di Commercio europea ha dichiarato che i suoi membri sono allarmati per la mancanza di trasparenza sull’approvazione della legge.

“La Cina sembra avere fretta. Un’azione del genere non favorisce l’attrazione di investimenti stranieri o rassicura le aziende che hanno sempre più la sensazione di essere usate come pedine sacrificabili in un gioco di scacchi politici”, ha detto a Reuters Joerg Wuttke, presidente della Camera.

“Le aziende straniere che cercano di fare affari in Cina possono trovarsi di fronte a un crescente controllo da parte delle autorità di regolamentazione cinesi in relazione alle loro operazioni sia a livello locale che all’estero”, ha detto Shaun Wu, partner dello studio legale Paul Hastings.

“La Cina in precedenza non aveva né il potere economico né la volontà politica di usare mezzi legali per vendicarsi delle sanzioni statunitensi. Ora ha entrambi”, ha detto Wang Jiangyu, professore di Diritto alla City University di Hong Kong. “La cooperazione è l’opzione migliore, ma gli Stati Uniti non la vogliono. Quindi la ritorsione, come con questa nuova legge, è la seconda migliore opzione”, ha aggiunto il professore.

Leggi anche: Perché la Cina e l’Europa litigano sui semiconduttori

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