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“Prigozhin ha fermato in tempo un’operazione suicida”, parla il gen. Camporini

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La rivolta di Prigozhin ha rischiato di gettare la Russia a un passo dalla guerra civile. Conversazione con il generale Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare e della difesa

Non era un golpe ma una protesta per evitare lo scioglimento della Wagner. A dirlo è lo stesso Yevgeny Prigozhin con un audio da undici minuti e diffuso sui canali Telegram del comandante della Wagner che spiega le ragioni dell’ammutinamento di sabato. Per lunghe ore si è temuto che la Russia fosse sull’orlo della guerra civile. Difatti, lo stesso Prigozhin resta incriminato dalla Procura generale per insurrezione armata, allo stesso tempo, la Wagner ha ripreso le sue attività a San Pietroburgo e in diverse altre città. “I neonazisti ucraini volevano proprio questo, che soldati russi uccidessero altri russi, che la nostra società si spaccasse, soffocasse nel sangue – ha detto Putin in un videomessaggio nel quale spiegava l’insurrezione -. Invece tutti i nostri militari, i nostri servizi speciali, sono riusciti a conservare la loro fedeltà al loro Paese, hanno salvato la Russia dalla distruzione”.

Ne abbiamo parlato con il generale Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare e della difesa.

Perché Prigozhin ha prima iniziato e poi interrotto una rivolta contro i vertici di Mosca?

Secondo me l’ha iniziata perché si sentiva messo alle strette, l’ha interrotta perché ha visto che non trovava nessun supporto da parte di altri nell’ambito della governance russa, cioè probabilmente si aspettava che, dopo la sua marcia su verso Voronež, alcuni personaggi dell’entourage di Putin l’avrebbero appoggiato. Poi ha visto che invece nessuno lo stava lo stava aiutando, si è reso conto che era un’operazione suicida e ha agito di conseguenza.

È vero che la protesta di Prigozhin è la dimostrazione che Putin non è intoccabile?

Diciamo che è la dimostrazione che Putin ha un potere che si regge su quello che ha intorno. Fino a qualche tempo fa pensavamo che fosse uno zar assoluto che dominava la scena a prescindere. Quindi secondo me in un certo senso sì, la sua posizione si è indebolita, nel senso che si è visto che non è più il leader incontrastato ma è un leader che ha un suo seguito, un seguito importante perché tutti coloro che lo appoggiano sanno benissimo che la fortuna di ciascuno è dovuta a lui. Diciamo, quindi, che è un sostegno reciproco.

A chi ha giovato questo mezzo fallito colpo di stato?

Sicuramente non ha giocato allo standing della Federazione russa che a questo punto ha dimostrato di essere politicamente non così monolitica, non così stabile come si pensava. Dal punto di vista operativo sul terreno io immagino, perché non ho nessuna fonte informativa sul terreno, che una vicenda come questa non abbia giovato al morale delle forze russe, che ora si sentano un po’ meno sicure di sé stesse, quindi che ora ci sia un vantaggio psicologico per le forze ucraine. Lo vedremo nei prossimi giorni.

È plausibile che nella rivolta di Prigozhin vi sia stata l’ingerenza di potenze straniere. Oppure sono tutte dinamiche interne alla Russia?

Sono solo sciocchezze. Lo escludo del tutto.

La Wagner è attiva nei contesti del Medio Oriente e dell’Africa. Secondo lei Putin continuerà ad affidarsi alla Wagner per gestire la sua politica estera in questi contesti?

Credo che non abbia altra scelta, perché le forze armate russe sono tutte, oggettivamente, impegnate sul fronte ucraino e non ci sono le risorse per fare altro. È chiaro che una struttura privata, tra virgolette, come quella di Prigozhin può essere molto utile in altri teatri operativi. Sono molto curioso di vedere come reagiranno i proconsoli locali nei vari teatri, insomma, i vice di Prigozhin in Burkina Faso, in Siria e in Sudan. È una cosa da osservate con molta attenzione.

Che indicazioni ci potrebbero arrivare dalle loro reazioni?

Potrebbe arrivarci l’indicazione che, a questo punto, allentino i loro legami con la politica di Mosca e agiscano per proprio conto, quindi badando soltanto all’utile che possono ottenere dalle interazioni con i poteri locali. Questo potrebbe essere un esito perché  queste forze militari presidiano i territori, hanno loro capacità, che sono capacità sicuramente ragguardevoli, soprattutto nei teatri dove stanno operando, e quindi possono diventare delle compagnie di ventura a disposizione di chi le paga meglio.

Che ripercussioni ci sono, se ci sono, sulla guerra in Ucraina?

È possibile che il morale delle truppe russe si sia in qualche modo incrinato e questo indubbiamente faciliterebbe le operazioni ucraine. Dalle ultime cose che ho letto Zelensky ha dichiarato che su tutti i fronti ci sono state delle avanzate da parte ucraina e questo potrebbe in qualche modo confermare questa mia sensazione. Si è parlato in queste ore di una testa di ponte al di là del fiume Dnipro. Vedremo se questo ci viene confermato.

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