Dal mondo

Sigarette elettroniche, fanno male o no? Si scalda il dibattito tra gli esperti

Sigarette elettroniche

Mercato delle sigarette elettroniche in forte calo dal 2019, a causa dell’allarme per la salute proveniente dagli USA. Ma gli esperti avvertono: sbagliata la guerra alle E-cig senza evidenze scientifiche

Le sigarette elettroniche (da non confondere con i più recenti riscaldatori di tabacco, alcuni dei quali sono prodotti in Italia, vicino Bologna) sono al centro di un dibattito tra scienziati, politici, produttori ed utenti. La domanda è: fanno male o aiutano davvero a smettere, limitando i danni del tabagismo, che secondo le stime del ISS solo in Italia è causa di 90.000 morti ogni anno ?

Se ne è discusso alla Royal Society di Londra lo scorso 14 novembre nell’ambito del ‘The E-cigarette summit”, evento annuale considerato il più importante del settore, che per l’edizione 2019 ha scelto come tema “Science, regulation & public health’.

IL MERCATO DELLE E-CIG È IN CRISI

A livello mondiale le sigarette elettroniche rappresentano un mercato stimato in 14,4 miliardi di dollari per il 2020, nonostante il rallentamento iniziato già nel 2019. Il rallentamento è dovuto agli allarmi sulla salubrità delle e-cig provenienti dalle autorità USA, dove si è registrata una epidemia di malattie polmonari e decessi tra i consumatori di e-cig.

Secondo gli esperti intervenuti a Londra, gli allarmi provenienti dagli Usa avranno ricadute anche in Europa, con una ulteriore riduzione della crescita del mercato. “Francia, Belgio e Italia stanno già registrando un calo nelle vendite da quando la crisi è esplosa. Il 2019 è stato un anno drammatico a livello mondiale per le e-cig”.

GLI ALLARMI SULLE E-CIG PROVENIENTI DAGLI USA

Ma quale sarebbe la causa di questa epidemia tra i consumatori di sigarette elettroniche Usa? Secondo i Cdc (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) americani, una causa “molto rilevante” è la vitamina E acetato, un ingrediente aggiunto ai prodotti a base di Thc (il principio attivo della cannabis) per E-cig, come i liquidi. Questa scoperta potrebbe cambiare l’atteggiamento delle autorità sanitarie pubbliche nei confronti delle sigarette elettroniche.

Molti esperti sono convinti che l’uso delle sigarette elettroniche non sia da ostacolare, e che se dovessero continuare atteggiamenti allarmistici “senza evidenze scientifiche certe sulle cause” si registrerebbe un massiccio ritorno alla sigaretta classica, sulla cui dannosità non ci sono dubbi.

EX MINISTRO DELLA SALUTE GB: SBAGLIATA LA GUERRA ALLE E-CIG

Che la guerra alle sigarette elettroniche sia sbagliata ne è convinto l’ex Ministro GB della Salute, Sir Simon Burns, secondo il quale la decisione di diversi Paesi a livello mondiale di mettere al bando le sigarette elettroniche, dopo i decessi e i casi di malattie polmonari registrati in Usa, “è una guerra sbagliata, laddove in Gran Bretagna abbiamo dimostrato che funzionano nell’aiutare i fumatori a smettere. Sappiamo – ha aggiunto – che il fumo da sigaretta apporta danni enormi al sistema salute, causa malattie e decessi.

La sfida del Governo inglese negli ultimi anni è stata quella di ridurre il numero dei fumatori e si è deciso di mettere in campo diverse iniziative tra cui anche puntare sui dispositivi alternativi come le sigarette elettroniche. Siamo diventati il Paese leader in questo – ha ricordato Burns – negli ultimi 30 anni la percentuale di fumatori era stabile, nonostante le politiche di tassazione sui pacchetti di sigarette e l’introduzione del pacchetto generico, mentre da quando il Governo ha scelto di usare le sigarette elettroniche come strumento alternativo, e di difendere questa scelta anche davanti alle critiche, la percentuale di fumatori è in calo”.

ITALIA: RISCHI RIDOTTI, MA LE AUTORITÀ VIGILINO

Dello stesso avviso è Cliff Douglas, vice presidente della American Cancer Society for Tobacco Control, che intervistato da Adkronos Salute ha spiegato “La raccomandazione che darei a qualsiasi autorità sanitaria che deve prendere una posizione su questo tema – sostiene Douglas – e che serve una regolamentazione chiara e forte rispetto a questo settore in modo che le persone siano ben informate sull’impatto minore di questi dispositivi, molto meno dannosi delle sigarette”.

L’epidemia registrata in Usa non è scoppiata in Europa proprio grazie alla regolamentazione più stringente sulle E-cig e sui prodotti ad essa collegati (liquidi in primis). Secondo Deborah Arnott, responsabile Action on Smoking and Health (Ash) “le autorità italiane ed europee dovrebbero continuare a vigilare e studiare gli impatti a lungo termine dei dispositivi ma non accadrà quello è successo negli Usa perché il mercato in Europa e in Italia è altamente regolato”.

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