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Sulle sanzioni alla Russia ha ragione Salvini? Il pensiero dell’analista Usa Joffe

Ucraina Sanzioni Russia

Cosa ha detto sulle sanzioni alla Russia e sui rischi derivati per l’America e l’Europa l’analista americano  Marc Joffe

Le sanzioni alla Russia non sembrano essere efficaci. O almeno, non lo sono ancora e non quanto speravamo. A sostenerlo è  Marc Joffe, analista della “Reason Foundation”, think tank californiano di orientamento libertarian, atlantista convinto: “Oggi le sanzioni non funzionano più. Non sono solo inefficaci. Rischiano anche di mettere in pericolo l’equilibrio dei conti pubblici negli Stati Uniti”, spiega Joffe a Il Fatto Quotidiano, in un’intervista rilasciata a Roberto Festa.

Sanzioni poco efficaci, non totali

L’analista sostiene che a Mosca e dintorni, poco è cambiata la vita dei cittadini. “Partirei dal dato che riguarda la vita delle persone – afferma a Joffe – Nell’insieme, mi pare che in Russia la popolazione riesca ancora a trovare ciò di cui ha bisogno. C’è stato un forte aumento dell’inflazione nei primi mesi, ma la cosa ora è in parte rientrata. Direi che lo standard di vita del russo medio non è probabilmente quello di qualche mese fa, ma non è crollato nei modi in cui Stati Uniti ed Europa speravano. Noto un’altra cosa. Le sanzioni alle istituzioni finanziarie russe non sono state davvero totali, come per esempio avvenne con l’intero sistema bancario dell’Iraq nel 1990. Alcune banche russe sono state soggette alle sanzioni. Altre no. Attenzione, non sto dicendo che ci sarebbero dovute essere più sanzioni contro la Russia. Osservo che sono state parziali e che comunque non hanno provocato quel collasso del sistema finanziario russo che ci si poteva attendere”.

L’Occidente non basta

Le sanzioni di pochi non bastano. E in Russia continuano ad arrivare  gli introiti per la vendita di gas e petrolio. “Questo è l’altro punto fondamentale, che riguarda le trasformazioni economiche e demografiche, quindi gli equilibri di potere globali degli ultimi decenni. I Paesi cui comunemente ci riferiamo con il termine Occidente – Unione Europea, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda – rappresentano ormai una minoranza della popolazione mondiale. Cina e India, da sole, hanno più popolazione che tutto l’Occidente messo insieme. Negli ultimi 20-30 anni, le loro economie sono cresciute a una velocità superiore rispetto a quelle occidentali. In altre parole, l’Occidente oggi è solo una parte del sistema economico mondiale. Non siamo più negli anni Ottanta, quando le sanzioni occidentali nei confronti del Sudafrica funzionavano. Ne consegue una cosa. Che, per aver successo, le sanzioni devono essere davvero globali, devono cioè essere adottate dall’Occidente ma anche dalla Cina, dall’India, dal Brasile, dall’Indonesia. Altrimenti, se Cina e India continueranno ad acquistare i prodotti energetici russi, non c’è sanzione che tenga”, afferma Joffe a Il Fatto Quotidiano.

I rischi per l’America, l’Europa e l’Italia

Certo è che le sanzioni hanno anche l’effetto boomerang. “Alla “Reason Foundation” abbiamo calcolato che dovrebbe aggirarsi intorno ai 100mila miliardi di dollari. Gli Stati Uniti sono quindi costretti a finanziare il proprio debito pubblico all’estero. Se però le sanzioni si allargano e il dollaro smette di essere la valuta di riserva globale, ciò potrebbe comportare dei problemi per gli Stati Uniti stessi. Per esempio, un aumento dei tassi di interesse e più inflazione”, spiega Joffe, che aggiunge: “L’Italia è sicuramente il Paese in Europa in cui sono emerse le obiezioni più forti. Ma ogni Paese europeo è un caso a sé, con sensibilità e opinioni diverse. Direi questo, dalla mia prospettiva americana. L’Europa è destinata a subire il contraccolpo delle diminuite forniture russe in modo molto più duro rispetto agli Stati Uniti. Noi abbiamo ingenti rifornimenti di gas naturale, quindi diciamo che non rischiamo di gelare il prossimo inverno. Il caso europeo è appunto diverso”.

 

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