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Aspides

Tutto sulla missione Aspides: cos’è, chi la comanda e perché estenderla a Hormuz “è complicato”

Europa divisa sull’allargamento della missione Aspides allo Stretto di Hormuz. Ecco di cosa si tratta e come funziona l’operazione navale dell’Unione Europea

La chiusura dello stretto di Hormuz continua a tenere sotto scacco l’economia mondiale. La richiesta di supporto lanciata dal presidente degli Usa Donald Trump agli alleati Nato per proteggere i traffici nell’area fin qui non sembra essere stata raccolta, fatta eccezione per la Corea del Sud e per una timida apertura (preliminare) di Tokyo. Secondo l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, semplicemente, l’alleanza nordatlantica non è la giusta sede, dal momento che “non ci sono Paesi Nato nello stretto di Hormuz”.

A Bruxelles intanto si valuta il da farsi, ma la priorità sembra quella di non farsi coinvolgere nel conflitto. Il ventaglio di azioni che l’Unione Europea può pensare d’intraprendere è abbastanza limitato. Nonostante il netto rifiuto di Berlino e Madrid, secondo l’Ansa Parigi sarebbe al lavoro per portare sul tavolo del Consiglio europeo di oggi la proposta di allargare allo Stretto di Hormuz il raggio d’azione della missione Aspides, oggi posta sotto la guida italiana.

Ma sul punto c’è grande divisione: molti Paesi membri temono che l’allargamento della missione, con la guerra ancora in corso, possa finire per trascinare l’Europa intera nel conflitto. Ecco perché anche il ministro degli Esteri Tajani sul punto si mantiene molto cauto, ricordando come Aspides sia stata pensata in principio in chiave anti-pirateria e come sia “complicato” ridefinirne il mandato.

CHE COS’È LA MISSIONE ASPIDES

L’operazione Eunavfor Aspides è stata lanciata ufficialmente nel febbraio 2024 come risposta europea agli attacchi dei ribelli houthi contro il traffico marittimo. Con un finanziamento iniziale di 42 milioni di euro da parte di Bruxelles, la missione ha un mandato difensivo che esclude categoricamente attacchi via terra in territorio yemenita, concentrandosi esclusivamente sulla protezione delle navi da droni, missili e imbarcazioni telecomandate.

L’area operativa è estremamente vasta e comprende il Mar Rosso, il Golfo di Aden, il Mar Arabico, il Golfo di Oman e il Golfo Persico, malgrado non esista effettivamente un mandato ufficiale che estenda l’operatività allo Stretto di Hormuz. In queste acque transita quasi il 30% del traffico container tra Asia ed Europa e attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb passa circa il 10% del petrolio trasportato via mare a livello mondiale. Il mandato attuale della missione è destinato a durare almeno fino a marzo 2027, garantendo la continuità della vigilanza in uno dei passaggi più strategici del commercio mondiale.

Dal punto di vista giuridico, la missione si fonda su un mandato delle Nazioni Unite e sugli articoli 42, 43 e 44 del Trattato dell’Unione Europea, che consentono l’uso di mezzi militari per la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale nel rispetto dei principi della Carta Onu. Nello specifico le operazioni avvengono sotto il quadro del Common Security and Defence Policy (CSDP) dell’UE e in coordinamento con le risoluzioni ONU che richiedono la cessazione degli attacchi contro navi civili.

CHI COMANDA LA MISSIONE

L’organizzazione della missione si divide in un comando strategico e uno tattico-operativo. Il comando strategico ha sede nella città greca di Larissa ed è affidato al commodoro greco Vasilios Gryparis, che guida l’operazione a livello di pianificazione generale. Il comando tattico sulla forza navale schierata in mare è invece responsabilità dell’Italia ed è attualmente nelle mani del contrammiraglio della Marina Militare italiana Milos Argenton, da pochissimo diventato EU Force Commander.

CHI PARTECIPA ALLA MISSIONE ASPIDES

Alla missione partecipano numerosi Stati UE tra cui Italia, Grecia, Francia, Germania, Belgio, Svezia, Lettonia, Estonia, Finlandia e Paesi Bassi con assetti navali o personale a bordo o al quartier generale.

Lo schieramento prevede mediamente tre navi militari, cinque assetti aerei e circa 640 militari, con l’Italia impegnata attraverso unità d’eccellenza come i cacciatorpediniere Caio Duilio e Andrea Doria e le fregate Virginio Fasan e Federico Martinengo.

ATLANTA, ESAMOH/AGENOR, PROSPERITY GUARDIAN: LE ALTRE MISSIONI NELL’AREA

Al momento nell’area che lambisce il golfo di Aden sono presenti due missioni. La prima è l’Operazione Atalanta, istituita nel 2008 contro gli attacchi dei pirati alle navi mercantili al largo delle coste somale. Missione alla quale partecipa l’Italia e da cui, in teoria, si potrebbe attingere per navi, personale e equipaggiamenti da destinare a un eventuale allargamento della missione Aspides su Hormuz.  La seconda operazione è la Emasoh/Agenor, nata su iniziativa francese e indipendente dall’Ue. Attiva nello Stretto di Hormuz, tra la Penisola arabica e l’Iran e con un comando operativo ad Abu Dhabi.

Agli Stati Uniti è invece affidata la guida dell’operazione denominata Prosperity Guardian. Nata il 18 dicembre 2023 anch’essa per rispondere agli attacchi dei ribelli houthi alle navi commerciali nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, con l’obiettivo di garantire la libertà di navigazione e proteggere le rotte mercantili, include una coalizione di paesi alleati con navi e personale per pattugliare e sorvegliare il tratto di mare minacciato dagli attacchi.

 

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