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Vladimir Potanin, come mai l’uomo più vicino a Putin schiva tutte le sanzioni?

Potanin

La ‘sua’ Norilsk, con sede a Dudinka, in Russia, nel 2021 ha registrato un fatturato di 17,9 miliardi di dollari: l’Unione europea ha acquistato nel 2021 ha acquistato da Vladimir Potanin il 27% del nichel importato

Dopo che Oleg Tinkov, fondatore della rete di negozi di elettrodomestici Technoshock, degli alimenti surgelati Daria ma soprattutto della banca Tinkoff (e di molte altre cose, ha partecipazioni anche in birrifici), si era opposto al presidente della Federazione russa definendo sul suo account Instagram “folle” la guerra di Mosca contro l’Ucraina, era stato costretto a cedere le quote della sua banca a un prezzo simbolico a Vladimir Potanin, oligarca vicinissimo al regime. Fatto, questo, che ha reso l’ex vicepremier di Boris Eltsin, nonché secondo uomo più ricco della Russia ancora più ricco e potente. Eppure, Vladimir Potanin non figura nelle liste di Stati Uniti e Unione europea. Come mai?

CHI È VLADIMIR POTANIN

Nato a Mosca nel 1961 da una famiglia di alto rango appartenente al Partito comunista sovietico, Potanin, dopo aver frequentato l’Istituto per le Relazioni Internazionali di Mosca, ha iniziato a lavorare al ministero del Commercio dell’Urss fino al 1990. Allo scioglimento dell’Urss, Vladimir Potanin ha fondato la sua società Interros, realtà di import/export che commercia tuttora metalli ed è proprietaria di azioni nel settore minerario, immobiliare, energetico e finanziario.

Come afferma Bloomberg, Potanin è stato spesso indicato come la mente dietro il cosiddetto programma loans for shares, ovvero prestiti per azioni, della Russia. Lo schema prevedeva che banche e imprenditori concedessero prestiti al governo russo, affamato di liquidità, in cambio di privilegi sulle azioni delle società di risorse naturali del Paese. Nel 1999, il New York Times scriveva che il loans for shares è “considerato quasi universalmente come un atto di colossale criminalità” e ha “definito l’economia russa agli occhi del mondo”.

VLADIMIR POTANIN METTE LE MANI SULLA NORILSK NICKEL

Nella spartizione della Russia, a Potanin toccò, insieme a un altro miliardario, Mikhail Prokhorov, la Norilsk Nickel, il più grande produttore mondiale di nichel e palladio raffinato, di cui acquisirono la maggioranza per poco più di 170 milioni di dollari.

Nel 2007 finì anche il sodalizio con Prokhorov a causa del suo arresto in Francia nell’ambito di un’inchiesta sulla prostituzione. L’anno seguente, Potanin acquistò la quota del 50% di Prokhorov nella holding KM Invest per 3,8 miliardi di dollari.

Oggi, secondo quanto afferma Forbes, “la Interros di Potanin possiede circa il 35% di Norilsk Nickel. Il secondo azionista, con il 26%, è il gruppo En+ dell’oligarca Oleg Deripaska, che controlla Rusal, primo produttore mondiale di alluminio” e “anche Roman Abramovich possiede una quota di minoranza”. La Norilsk Nickel, con sede a Dudinka, in Russia, nel 2021 ha registrato un fatturato di 17,9 miliardi di dollari e per FT, “costituisce la maggior parte della sua fortuna da 33,6 miliardi di dollari”.

Potanin avrebbe tutte le carte in regola per essere sanzionato dall’Occidente, che però ha deciso di chiudere un occhio, anzi, tutti e due. Finora non è stato toccato dalle sanzioni, nonostante giochi a hockey con Putin e continui ad acquistare quote delle principali banche russe vendute da gruppi occidentali che hanno lasciato il Paese dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

“A differenza di 30 anni fa, secondo gli analisti, Potanin sta riportando le attività sotto la tutela del Cremlino e ha potuto farlo grazie all’importanza che riveste nei mercati metallurgici globali”, scrive il FT. L’oligarca, infatti, grazie alla Norilsk Nickel, secondo Goldman Sachs citato da FT, “produce il 15% del nichel di alta qualità utilizzato nelle batterie e il 40% del palladio”. “Colpire l’azienda con sanzioni potrebbe far crollare i mercati di entrambi i metalli, intaccando le forniture necessarie per automobili e microchip”, ha spiegato Sergei Aleksashenko, ex alto funzionario della banca centrale russa.

QUANTO È IMPORTANTE PER USA E UE

Questo lo rende intoccabile e costringere i Paesi occidentali a fare un’eccezione. Secondo i ricercatori della società Wood Mackenzie, citati da Forbes, “l’Unione europea ha acquistato da Norilsk Nickel il 27% del nichel importato nel 2021” .

“L’Europa farebbe molta fatica a rimpiazzare il metallo che verrebbe meno” in caso di sanzioni contro Norilsk Nickel, ha spiegato Nikhil Shah, esperto della società di business intelligence britannica Cru Group. Gli Stati Uniti, invece, “sono meno esposti, perché importano in gran parte dal Canada” ma “eventuali iniziative di Washington, però, farebbero salire il prezzo del metallo ovunque”.

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