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WTO: come sarà scelto il prossimo direttore generale e cosa lo aspetta

wto direttore generale

Otto candidati, dal Messico alla Moldavia per diventare il prossimo direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) e sostituire Roberto Azevêdo, che si dimetterà alla fine di agosto

Fase di stallo al WTO per la nomina del nuovo direttore generale ad interim. Per la fine di agosto sono attese infatti le dimissioni di Roberto Azevêdo ma, secondo alcune indiscrezioni riportate da Reuters, l’insistenza di Washington per un candidato americano rischia di bloccare la procedura. “Gli Stati Uniti insistono su un americano, ma la Cina e l’Europa hanno frenato”, ha detto all’agenzia di stampa un ex funzionario del WTO che ha familiarità con il processo in corso. Una decisione sul direttore generale ad interim è attesa però già per questa settimana, quando i membri del WTO dovrebbero incontrarsi. Un nuovo direttore generale permanente dovrebbe essere invece nominato il 7 novembre.

COME VIENE SCELTO IL DIRETTORE GENERALE

Ai candidati sono stati dati due mesi di tempo per fare campagna elettorale fino al 7 settembre. Normalmente ciò comporterebbe viaggi nelle capitali nazionali, ma a causa del Covid-19 gran parte di questo processo viene fatto in modo virtuale. La fase successiva consiste nel ridurre la rosa dei nomi, molto probabilmente prima a cinque, poi a due, per poi prendere una decisione definitiva. Il WTO è un’organizzazione guidata da membri le cui decisioni sono il risultato del consenso di 164 paesi. Tre ambasciatori dell’Organizzazione che presiedono i principali comitati guideranno il processo, cercando di stabilire quali candidati hanno il più ampio sostegno. Nei cosiddetti “confessionali”, i membri comunicheranno a questa “troika” le loro preferenze, senza classificarle e senza veti in un processo che dovrebbe durare due mesi. Il voto sul prossimo direttore generale è visto solo come ultima risorsa se non si riesce a raggiungere il consenso. Il processo non sempre funziona senza intoppi. Nel 1999, l’ex primo ministro neozelandese Mike Moore e il tailandese Supachai Panitchpakdi hanno diviso i membri del WTO, trovando poi un compromesso per dare a ciascuno un mandato, ridotto da quattro a tre anni. Poiché il mandato di Azevêdo terminerà prima che il suo sostituto entri in carica, i membri devono anche accordarsi su un direttore generale temporaneo tra i quattro vice direttori attuali.

CHI SONO I CANDIDATI

Gli otto candidati per la successione di Azevêdo sono: Amina Mohamed (Kenya), Jesús Seade Kuri (Messico), Ngozi Okonjo-Iweala (Nigeria), Abdel-Hamid Mamdouh (Egitto), Tudor Ulianovschi (Moldavia), Yoo Myung-hee (Corea del Sud), Mohammad Maziad Al-Tuwaijri (Arabia Saudita), Liam Fox (Regno Unito). Nonostante l’impasse creato dagli Stati Uniti, bisogna ricordare che la Cina, molto più attiva di Washington in Africa, potrebbe essere l’alleato decisivo per portare un candidato africano alla vittoria.

IL PESO DELLA GUERRA COMMERCIALE USA-CINA

Secondo quanto scritto da Reuters, il prossimo capo dovrà fare da intermediario nei colloqui commerciali internazionali di fronte al conflitto tra Stati Uniti e Cina, al protezionismo diffuso con la pandemia e alle pressioni per riformare le regole del commercio. Le politiche “America First” del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno rovesciato l’ordine del commercio globale e presentato una minaccia esistenziale per il WTO, che il presidente ha descritto come “non funzionante” e “orribile”. Washington ha bloccato le nomine all’organo d’appello dell’Organizzazione che risolve le controversie commerciali e che ora non ha più il numero minimo di giudici da convocare.

IL SOFT POWER DEL WTO

L’accordo di Marrakech che ha istituito il WTO nel 1995 non fornisce una descrizione dettagliata del ruolo di direttore generale. Le responsabilità dovrebbero essere “di carattere esclusivamente internazionale”. Il capo entrante dovrebbe nominare quattro nuovi vice, presentare proposte di bilancio e presiedere il comitato per i negoziati commerciali che sovrintende agli accordi multilaterali. Il direttore generale può anche intervenire nelle controversie commerciali, in casi molto rari offrendo una mediazione, più spesso nominando persone per le commissioni chiamate in causa quando le parti non riescono a trovare un accordo. In caso contrario, il direttore generale non elabora una politica commerciale globale, ma deve agire come un mediatore neutrale: in parte amministratore, in parte pacificatore.

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