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Covid-19 e povertà, ansia e incertezza mai così alte da marzo tra gli italiani

Covid-19

Con la seconda ondata di contagi da Covid-19 aumentano ansia, insicurezza e vulnerabilità tra gli italiani. La paura del virus è accompagnata da quella di diventare poveri, ma non mancano le critiche al Rdc. Resiste l’e-commerce ma cala il Made in Italy

Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Swg, nella scorsa settimana (12 – 18 ottobre) l’ansia da Covid-19 è tornata e aumentata. Al 19 ottobre, il 50% delle persone si è detto “abbastanza preoccupato” per la diffusione del virus e il 37% è “molto preoccupato”. Il senso di incertezza è pervasivo, ma salgono anche la paura, il senso di vulnerabilità e la rabbia che, espressa da oltre un cittadino su quattro, ha ora raggiunto i massimi da marzo.

INSICUREZZA AI LIVELLI DEL LOCKDOWN DI MARZO

A tutto questo si aggiunge anche un senso di insicurezza nello svolgere le attività quotidiane, che ritorna ai livelli del lockdown, accompagnato da una crescita del timore di perdere il lavoro – il 55%, infatti, ritiene possibili i licenziamenti nella propria impresa. Per quanto riguarda le misure sanitarie previste dall’ultimo Dpcm, il 43% le reputa adeguate, ma un 40% di cittadini ne vorrebbe di più restrittive.

PAURA DI DIVENTARE POVERI, MA SERVONO SUSSIDI COSTRUTTIVI

Dai dati raccolti da Swg, emerge anche un segnale d’allarme non trascurabile: il 19% degli italiani ritiene di essere in una condizione di vulnerabilità e che potrebbe diventare povero. 1 italiano su 5 si sente a rischio e l’ansia raggiunge il 40% tra chi è già in difficoltà. Tuttavia, riguardo agli interventi da mettere in atto per ridurre il numero di famiglie in difficoltà prevale una linea non assistenziale. Le prime due preferenze sono, infatti, il taglio dei sussidi abusivi o per chi non cerca un’occupazione e il rafforzamento dei servizi di supporto all’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

IL REDDITO DI CITTADINANZA

La maggioranza dei cittadini ritiene urgente affrontare il problema della povertà, e non solo come conseguenza della pandemia, poiché lo stesso risultato era già stato rilevato nel 2016. A tal proposito si collegano anche le sempre maggiori critiche nei confronti del Reddito di cittadinanza, per il quale non viene chiesta l’abolizione, ma un potenziamento oppure la sostituzione con uno strumento più efficace. Il RdC ormai è appoggiato solo tra gli elettori M5s.

SPENDERE SOLO PER PROGETTI IMPORTANTI

Sebbene il 39% degli italiani oggi spenda meno rispetto a prima della pandemia e il 51% preveda una riduzione nel prossimo futuro, la generica contrazione della spesa prevista è accompagnata da una forte volontà di non rinunciare a progetti importanti come casa, auto e investimenti.

BOOM DELL’E-COMMERCE E CALO DEL MADE IN ITALY

Oltre a crescere la curva dei contagi, cresce anche il trend degli acquisti online, a scapito soprattutto dei centri commerciali. Risultato del fatto che i consumatori oggi comprano online per proteggersi dal virus, più che per una questione di preferenza. La levata di scudi verso il Made in Italy che ha caratterizzato la fase di forte identificazione nazionale del periodo del lockdown – quando il 57% dei cittadini affermava di acquistare italiano per difendere l’economia nazionale – non sembra oggi ripetersi (-16%): molti sono attratti dal sottocosto a prescindere dalla provenienza.

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