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Elezioni regionali e referendum. Previsto un trionfo per il centrodestra e per il Sì

regionali referendum

Il 20 e 21 settembre si vota per le regionali e per il referendum. I sondaggi prevedono una vittoria del centrodestra in 4 regioni su 6 e un trionfo del sì per il taglio dei parlamentari (77,6%)

Mancano poche settimane all’appuntamento elettorale del 20 e 21 settembre in cui gli italiani saranno chiamati a votare per le elezioni regionali (in 6 regioni, più la Valle d’Aosta), per le elezioni comunali (in oltre 1.000 comuni) e per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Queste sono le previsioni della Supermedia YouTrend/Agi, la media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 19 agosto al 3 settembre.

LEGA PRIMO PARTITO

La Lega è il primo partito italiano con il 25,2% dei consensi. Fermo il Partito Democratico al 20,2% mentre il Movimento 5 Stelle perde quasi un punto, scendendo al 15,8%. I grillini però rimangono in terza posizione perché anche Fratelli d’Italia cala al 15%. Forza Italia guadagna un +0,1%. La Sinistra cresce al 3,6% (+0,5% in un mese) seguita da Azione di Carlo Calenda al 3,1% e subito dietro Italia Viva di Matteo Renzi (3,0%). Molti partiti sono dunque in crescita, in misura opposta rispetto al trend di flessione di Pd e M5S.

Le forze politiche che in Parlamento formano la maggioranza di governo rimangono nel complesso distanziate di oltre 5 punti dalle forze di centrodestra all’opposizione. Ma se consideriamo le aree politiche, cioè le coalizioni che si sono presentate agli elettori in occasioni delle ultime elezioni politiche nazionali, l’area di centrodestra prevale nettamente sulle altre, con 20 punti esatti di vantaggio sul centrosinistra; la terza area, formata dal Movimento 5 Stelle, appare ormai un lontano ricordo di quella che il 4 marzo 2018 ottenne quasi un voto su tre (percentuale che secondo i sondaggi si è dimezzata rispetto al passato).

4-2 PER IL CENTRODESTRA ALLE REGIONALI

Il 20 e 21 settembre si vota in sei regioni oltre alla Valle d’Aosta: Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia. Il centrodestra sembra in vantaggio per 4-2, ma anche la Toscana è in bilico. In Veneto Luca Zaia (Lega) vola verso la vittoria con circa il 73,9%, contro il candidato di centrosinistra Lorenzoni fermo al 17,8%. In Liguria sembra altrettanto certa la vittoria del centrodestra con Giovanni Toti che raggiunge il 57,1% delle preferenze, contro Ferruccio Sansa che non supera il 36,6%. Verso la vittoria anche Francesco Acquaroli (centrodestra) nelle Marche, che secondo i sondaggi raggiunge il 48,7%, contro Maurizio Mangialardi (centrosinistra) bloccato al 36,5%. Si prevede un colpo a sorpresa del centrodestra in Puglia, dove Raffaele Fitto è in vantaggio con il 41,2% sul governatore uscente Michele Emiliano, fermo al 38,4%.

L’unica certezza per il governo Pd-M5S sembra essere la vittoria di Vincenzo De Luca, che al momento raggiunge il 51%, mentre lo sfidante Stefano Caldoro rimane sul 32,2%. L’incubo di Pd e M5S resta però la Toscana, regione tradizionalmente “rossa”, dove la vittoria del candidato di centrosinistra Eugenio Giani non sembra più così sicura, di fronte alla “delfina” di Salvini Susanna Ceccardi. La candidata del centro destra sta riempiendo le piazze toscane e secondo i sondaggi è molto vicina a Giani, con il 41,5% contro il 43,7% del candidato di centrosinistra. Se Giani perde in Toscana, il governo rischia il cappottone 5-1 dal centrodestra.

IL REFERENDUM

I sondaggi hanno previsto una vittoria netta in favore del Sì, anche di oltre l’80%. Gli italiani sembrano dunque tutti convinti di tagliare i parlamentari. In alcuni sondaggi i No sembrano aver recuperato qualcosa arrivando a totalizzare le preferenze di quasi un elettore su tre, ma è ancora troppo poco per poter pensare che la partita sia aperta o che si possa aprire nelle due settimane che ci separano dal voto. Trattandosi di referendum costituzionale non è necessario il raggiungimento del quorum e per questo la consultazione sarà valida a prescindere dal numero di votanti. Dal momento che il 20 e 21 settembre ci sarà un election day unico per regionali, comunali e referendum, è lecito aspettarsi che anche sul taglio dei parlamentari voterà una percentuale non irrilevante, sia pure magari non maggioritaria, degli aventi diritto.

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