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Il 2022 è stato un anno nero per le minacce ai giornalisti, ecco i dati

Rapporto Ossigeno Per L'informazione 2022

Secondo il rapporto Ossigeno per l’informazione, nei primi 9 mesi del 2022 sono stati rilevati 173 episodi a 564 operatori dei media

Un anno nero, quello che si sta per chiudere. Da tanti punti di vista, si potrebbe dire. E tra i tanti, anche sotto il profilo delle intimidazioni agli operatori del mondo della comunicazione. Già a inizio mese, il ministero dell’Interno aveva diffuso i dati sugli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti da gennaio a settembre. Ma a rincarare la dose, evidenziando un quadro ancor più oscuro, è l’ultimo rapporto di Ossigeno per l’informazione, associazione romana il cui nome in sigla rimanda alla denominazione completa che è quella di Osservatorio Su Informazioni Giornalistiche E Notizie Oscurate.

Infatti, se il Viminale parlava di una flessione del 48% degli atti intimidatori rispetto allo stesso periodo del 2021, l’osservatorio evidenzia un numero maggiore di episodi e un raddoppio dei giornalisti minacciati.

I DATI DEL VIMINALE

Era il 6 dicembre quando il ministero dell’Interno, oggi guidato da Matteo Piantedosi, rendeva noto degli 84 “episodi intimidatori commessi in Italia nei primi nove mesi del 2022 nei confronti di giornalisti, rispetto ai 162 registrati nello stesso periodo del 2021, con una flessione del 48%”.

Fornendo dati dell’Organismo permanente di supporto al Centro di coordinamento sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, il dicastero proseguiva poi nella nota riportando che “il 29% degli episodi registrati nel periodo in esame è stato consumato attraverso il web. L’11% del totale degli avvenimenti è riconducibile a contesti di criminalità organizzata ed il 55% a contesti politico/sociali”. E che a livello geografico, la classifica bocciava per il 68% dei casi (57 episodi) Lazio, Lombardia, Campania, Calabria e Toscana. E come città Roma, Milano, Napoli e Bari: luogo, nell’ordine, di sedici, otto, sei e cinque vicende.

Le vittime, inoltre, sono “74 professionisti dell’informazione, tra i quali 21 donne (28%) e 53 uomini (72%). Il 19% delle segnalazioni totali è relativo ad episodi intimidatori perpetrati nei confronti di sedi giornalistiche o di troupe non meglio specificate”.

LA REALTA’ CRUDA NEL REPORT DI OSSIGENO PER L’INFORMAZIONE

Ma la realtà, a quanto pare, è (ancora) più cruda di quanto si possa pensare da queste informazioni. Perché secondo l’Osservatorio Ossigeno per l’informazione il confronto con il 2021 va ribaltato e quindi assimilato come negativo, non positivo.

Infatti, tramite dati che “fanno riferimento a tipologie di intimidazioni e minacce più ampie rispetto a quelle prese in considerazione dal Viminale” sono stati inclusi anche altri atti intimidatori. E cioè “le querele e le cause per diffamazione promosse in modo temerario e strumentale e le violazioni del diritto di informazione codificato dall’Articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo”.

In base a ciò cambia il quadro: gli episodi intimidatori salgono a 173, contro 564 operatori media di cui il 29% donne e il 36% attaccate sulla base di una discriminazione di genere. Nel 2021 erano 288 gli addetti ai lavori oggetto di intimidazioni, la metà del dato aggiornato al 2022 dopo nove mesi.

Risultato: “i dati di Ossigeno fotografano un aumento delle minacce ai danni dei professionisti dell’informazione in Italia nel 2022, diversamente dal Viminale. Come è messo in evidenza un’analisi più approfondita, la contraddizione è solo apparente, e aiuta a leggere più in dettaglio l’andamento del fenomeno, caratterizzato da una diminuzione delle denunce e da un aumento delle querele e delle cause temerarie”. Per Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l’informazione, si registrano “nel 2022 più giornalisti minacciati e meno denunce alle autorità”.

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