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Il vitalizio a Formigoni? Merito del reddito di cittadinanza M5S

Vitalizio Formigoni M5S

I grillini si strappano le vesti a favore di webcam, ma Formigoni riavrà il vitalizio grazie alla loro legge – bandiera. Prova a metterci una pezza la testata amica ‘Il Fatto Quotidiano’, ma la toppa è più evidente del buco…

 

In queste ore i grillini strepitano perché il “corrotto” Roberto Formigoni, per 18 anni consecutivi (nel mentre il mondo è cambiato più volte) l’uomo più potente della Lombardia, potrà riavere il proprio vitalizio. La commissione contenziosa del Senato, presieduta da Giacomo Caliendo (Fi), si è espressa infatti per ripristinare la pensione all’ex presidente condannato in via definitiva per corruzione e ora ai domiciliari.

Una manna dal cielo per il Celeste. Una mano da Forza Italia, più prosaicamente. Ma non meno utile: solo qualche tempo fa, il povero Formigoni, cui la magistratura, riconoscendone la colpevolezza nell’ambito del processo Maugeri (avrebbe beneficiato di “regalucci” da oltre 6,6 milioni di euro, in cambio di delibere e rimborsi non dovuti alla Fondazione Maugeri di Pavia e all’ospedale San Raffaele quantificati in circa 200 milioni di euro), aveva sequestrato ogni bene, si lagnava coi giornali di essere costretto a prendere il tram per spostarsi per Milano: «La mia non è la giornata di un pensionato al parco – illustrava– faccio sei o sette chilometri al giorno a piedi. Non ho più l’autista. E prendo i mezzi pubblici, anche nell’ora di punta».

Ma ora Formigoni avrà di nuovo il vitalizio. Strepitano, appunto, i 5 Stelle, che da Danilo Toninelli in giù, prima sui social e poi in Aula (o forse l’ordine è inverso) ripetono ai loro elettori quanto schifo faccia la vecchia politica e quanto siano fortunati gli italiani ad averli portati in Parlamento, così da contare su un guardiano attento e incorruttibile al loro servizio (peccato che queste cose accadano con o senza di loro e, per di più, coi 5 Stelle nella maggioranza).

Fingono di ignorare, però, che l’assist a Formigoni arriva proprio da loro. Sì, perché sono intervenuti recentemente proprio sul punto quando hanno introdotto la loro misura bandiera: il reddito di cittadinanza. Ma andiamo con ordine: mentre in origine, nel Codice Rocco, si stabiliva che chi avesse subito l’interdizione dai pubblici uffici fosse colpito non solo dal blocco dello stipendio ma anche della pensione (purché, s’intende, «a carico dello Stato»), nel 1966 la Corte Costituzionale dichiarò illegittima la disposizione «limitatamente alla parte in cui i diritti in esso previsti traggono titolo da un rapporto di lavoro» e quindi pure il Parlamento, nell’ambito della propria autodichia, disponeva che chi avesse maturato diritto ad una pensione non potesse perderlo neanche a seguito di una condanna.

Leggi anche: Il costo della democrazia (diretta): 2500 euro al mese a M5S

Non bastasse quello, all’art 18 bis della legge di conversione 28 marzo 2019, n. 26, recante: «Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni» voluta dai 5 Stelle, leggiamo: «Ai soggetti condannati a pena detentiva con sentenza passata in giudicato per i reati di cui all’articolo 2, comma 58, della legge 28 giugno 2012, n. 92, nonche’ per ogni altro delitto per il quale sia stata irrogata, in via definitiva, una pena non inferiore a due anni di reclusione, che si siano volontariamente sottratti all’esecuzione della pena, e’ sospeso il pagamento dei trattamenti previdenziali di vecchiaia e anticipati erogati dagli enti di previdenza obbligatoria. La medesima sospensione si applica anche nei confronti dei soggetti evasi». In parole povere, il congelamento della pensione lo si ha solo per condannati per i casi di mafia, terrorismo o evasione e gli evasi. Formigoni ha da scontare tutt’altra condanna ed è ai domiciliari, ergo può avere il vitalizio, proprio grazie a una norma di M5S.

È subito intervenuto Il Fatto Quotidiano, giornale molto vicino alla causa pentastellata, per provare a mascherare la brutta caduta dei grillini: «Vitalizio al condannato Formigoni? Chi l’ha concesso dice che era “un atto imposto da una legge dei 5 stelle”. Ecco perché è una balla». Il titolo è altisonante, ma il pezzo ha ben altra portata. L’autore, per onestà intellettuale, è costretto ad ammettere che: «Sicuramente è vero che la legge introdotta nel 2019 prevede la sospensione dei trattamenti previdenziali ai condannati definitivi che si sono “volontariamente sottratti all’esecuzione della pena” e ai latitanti. Ed è altrettanto vero che Formigoni la sua pena la sta scontando ai domiciliari», poi però aggiunge: «Ma è smaccatamente falso sostenere che la Commissione nel decidere dovesse rifarsi a quella o un’altra legge», tirando in ballo l’autodichia del Parlamento, ovvero il diritto delle Camere di autoregolamentarsi, anche derogando alla Legge. Ma qui è cavillare sul sesso degli angeli: il punto è che proprio i grillini, con quel recente intervento normativo, hanno consentito alla Commissione di avere una comoda foglia di fico cui nascondere un atto di autodichia che, altrimenti, sarebbe stato manifesto. Insomma, un bel regalo alla “kasta”, da qualunque lato la si guardi.

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