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Imprese e digitalizzazione, a che punto siamo?

Imprese Digitalizzazione

Il Pnrr italiano e più in generale il Recovery Plan Ue mettono al centro della risposta a pandemia e crisi economica la digitalizzazione, ma secondo il dossier Unioncamere nelle imprese italiane siamo ancora molto indietro

Imprese e digitalizzazione, a che punto siamo? Il dossier “25 istantanee sull’anno della crisi pandemica e sulle prospettive di ripresa” realizzato da Unioncamere in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne mostra le marcate differenze emergenti a livello settoriale e territoriale del nostro Paese.

I DATI

Secondo i dati che emergono dal dossier, il 70% delle micro e piccole imprese che ha avviato la svolta digital ritiene di poter raggiungere i livelli di produttività pre-Covid già nel 2022 (contro il 61% di quelle che ancora non hanno messo in campo investimenti nelle nuove tecnologie), allineandosi così alla quota di medio-grandi imprese che hanno la medesima previsione.

I dati spiegano che le Micro-Piccole imprese e le imprese artigiane hanno subito ancor più delle Medio Grandi gli effetti negativi della crisi pandemica nel 2020 (riduzione di fatturato: 64% delle imprese contro 55%). Le previsioni di un ritorno ai livelli produttivi pre-crisi entro il 2022 ampliano i divari (Medio-Piccole imprese: 61% Medio-Grandi imprese: 69%). Investimenti nel Digitale e nel Green rendono dunque le prospettive delle Micro-Piccole imprese molto più vicine a quelle delle Medio-Grandi.

LE FAMIGLIE

Le imprese familiari invece, hanno risentito particolarmente dei riflessi negativi della crisi pandemica e solo in 6 casi su 10 confidano in un recupero entro il 2022. Tra quelle che hanno investito nel digitale, però, la quota sale al 70%.

Analoghi effetti positivi si riscontrano tra le imprese dei servizi: il 61% di quelle digitalizzate, infatti, ritiene di poter azzerare gli effetti dell’emergenza sanitaria entro il 2022, a fronte del 53% di quelle non digitalizzate.

LE REGIONI

La crisi epidemiologica ha scompaginato i divari regionali, ma restano gap importanti tra Centro-Nord e Sud del Paese. La differenza nei tassi di disoccupazione giovanile e femminile è di 15,2 punti nel primo caso e di 10,4 nel secondo. Le PMI manifatturiere del Mezzogiorno sono meno avvezze ai rapporti con l’estero (25% contro 43%) e investono meno in green e/o digitale.

Il Trentino-Alto Adige svetta in cima alla classifica nazionale per livelli di digitalizzazione delle Pmi, avendo un livello di digitalizzazione di 2,31 su un punteggio massimo di 4, contro una media nazionale di 2,03. Seguono la Lombardia con un punteggio di 2,16 e l’Emilia-Romagna con 2,14. Le regioni del Sud, in particolare Sicilia (con un livello di digitalizzazione di 1,84) e Calabria (con un livello di digitalizzazione di 1,92), sono fanalini di coda per maturità digitale delle Pmi.

COSA HA DETTO SANGALLI

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha sottolineato che “la digitalizzazione vale fino a 7 punti di Pil, ma abbiamo ancora un ritardo enorme da colmare. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta una occasione unica, però occorre coinvolgere attivamente milioni di Pmi, di artigiani e di lavoratori autonomi”.

I PUNTI DI IMPRESA DIGITALI

“I Punti Impresa Digitali realizzati dalle Camere di commercio – ha spiegato Sangalli – hanno introdotto in questi anni oltre 350mila aziende alle tecnologie abilitanti attraverso migliaia di corsi di formazione, di assessment e di supporti operativi. E oggi questa speciale rete è una best practice a livello internazionale riconosciuta da OCSE e Commissione europea”.

LE CAMERE DI COMMERCIO E IL DIGITALE

“Le Camere di Commercio ritengono fondamentale – ha aggiunto Sangalli – che vengano forniti assistenza e supporto alle Pmi nei prossimi cruciali anni adottando il modello della statunitense SBA (Small Business Administration). Non serve creare uno strumento ex novo, ma bisogna affidare a livello territoriale questo incarico alle Camere di commercio, il referente più vicino alle micro, piccole e medie imprese sui temi cruciali per lo sviluppo del nostro Paese”.

COSA VUOL DIRE DIGITALIZZARE

La digitalizzazione è al centro di Pnrr e Recovery Plan Ue, ma in Italia partiamo da una posizione di grave ritardo nei confronti di tanti Paesi europei. Non mancano soltanto a un gran parte di popolazione le competenze di base, come le conoscenze di hardware e software, ma in molte aree del paese mancano le fondamenta della digitalizzazione, cioè l’accesso alla rete, le infrastrutture digitali, capaci di ridurre il già marcato digital divide territoriale.

Appare inoltre sempre più necessaria la diffusione di un’educazione digitale di accompagnamento alle infrastrutture, per combattere l’analfabetismo digitale e ridurre le disuguaglianze economiche e sociali registrate sia nell’ambito della didattica a distanza che nel passaggio allo smart-working.

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