Fact Checking

Gli italiani tornano a dare fiducia all’Ue (per ora)

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Fiducia nell’Ue in risalita, ma gli italiani restano guardinghi. Il sondaggio di IAI-Laps nell’articolo di Silvia Colombo ed Ettore Greco

La fiducia degli italiani nell’Unione europea è in ripresa. Lo è in particolare rispetto a sei mesi fa, quando, in coincidenza con la fase più acuta della prima ondata della pandemia, aveva toccato un punto molto basso, forse persino il più basso, storicamente, da quando esiste l’Ue. Allora – era l’aprile scorso – l’Unione non aveva ancora messo a punto una strategia di risposta all’emergenza sanitaria, ciascuno Stato membro andava per conto proprio, e gli italiani si sentivano abbandonati a sé. Le misure economiche varate o annunciate da Bruxelles negli ultimi mesi per far fronte all’epidemia, prima fra tutte il Recovery Fund “Next Generation EU”, hanno avuto un effetto positivo sull’immagine dell’Unione agli occhi degli italiani.

È quanto risulta dall’ultima indagine di opinione condotta dallo IAI e dal Laps, il Laboratorio Analisi Politiche e Sociali dell’Università di Siena nell’ambito della partnership strategica con la Fondazione Compagnia di San Paolo. L‘indagine, che è stata realizzata su un campione rappresentativo della popolazione anagrafica residente in Italia tra fine ottobre e inizio novembre 2020, permette di stabilire un confronto tra i dati di oggi e quelli di sei mesi fa, ma anche quelli di altre indagini condotte dai due istituti negli anni passati.

VOTO PIÙ POSITIVO PER L’UNIONE

Primo dato significativo: rispetto alla scorsa primavera, il sostegno per la membership dell’Italia nell’Unione aumenta di oltre dieci punti percentuali e torna ad essere maggioritario. In caso di referendum, il 56% degli italiani voterebbe per rimanere nell’Unione contro il 44% di aprile.

L’indagine evidenzia che a determinare questo incremento del favore per l’Unione è un giudizio molto più positivo su quanto l’Ue ha fatto per sostenere l’Italia nella gestione della crisi sanitaria. Gli italiani che giudicano “adeguato” il sostegno dell’Unione, pur rimanendo una minoranza, più che raddoppiano, passando dal 21% al 45%, rispetto a sei mesi fa. Calano notevolmente – dal 69% al 49% -, pur rimanendo una maggioranza relativa, quelli che lamentano che l’Italia sia trattata ingiustamente da Bruxelles in materia di politica di bilancio.

Su quest’ultimo dato ha certamente influito anche il congelamento delle regole del Patto di stabilità. Le istituzioni comunitarie hanno cessato di premere sull’Italia affinché mantenga sotto controllo le sue finanze pubbliche adottando misure di austerità. La pressione di Bruxelles sul bilancio è sempre stata un bersaglio privilegiato dei critici dell’Unione e, in particolare, dei sovranisti.

Ci sono quindi anche fattori contingenti alla base dell’atteggiamento più favorevole dell’opinione pubblica nei confronti dell’Ue. Inoltre, altri sondaggi, che mettono a confronto le opinioni dei cittadini europei dei vari Stati membri – in particolare i più recenti dell’Eurobarometro e del Pew Research Center – mostrano come gli italiani rimangano tra i popoli europei che nutrono meno fiducia nell’Europa e sono più insoddisfatti del suo operato. Siamo molto lontani dal livello di favore di cui godeva l’Ue in Italia prima della crisi economica del 2008. Né si possono sottovalutare le profonde divisioni tra gli elettorati dei partiti: mentre, per esempio, quello del Pd è favorevole alla permanenza nell’Ue in misura plebiscitaria (più del 90%), una netta maggioranza di quelli della Lega e di Fratelli d’Italia voterebbe per l’Italexit.

CAUTA APERTURA DI CREDITO

Assistiamo dunque a una guardinga apertura di credito verso l’Unione. Rispetto ai dati di sei mesi fa, molto sfavorevoli all’Unione, quello che si registra è, in realtà, un rimbalzo. Viene naturale chiedersi se questa inversione di tendenza sia destinata a durare. Qui entrano in gioco responsabilità sia europee sia nazionali.

L’attuazione del Recovery Fund sarà una sfida molto impegnativa per il governo che dovrà chiarire all’opinione pubblica, molto meglio di quanto ha fatto finora, le opportunità, ma anche le precise finalità e le condizioni, di questa nuova impresa europea.

Il malessere sociale in Italia è forte e diffuso – i sondaggi su questo sono convergenti – e le aspettative, di riflesso, molto elevate. C’è quindi il rischio concreto di un effetto boomerang se, passando alla fase esecutiva, si finirà nei soliti pantani burocratici. Non si può infatti ignorare che l’Italia rimane fra i Paesi che hanno più difficoltà a spendere i fondi europei.

GESTIONE DELLE ASPETTATIVE

È necessaria un’attenta gestione delle aspettative, attuabile solo con una comunicazione ben calibrata. Il sondaggio indica che un’ampia fetta di opinione pubblica vorrebbe che si usasse il Recovery Fund per tagliare le tasse. Questo però non rientra negli obiettivi del piano. Peraltro, difficilmente possiamo permettercelo. Questo è pertanto uno dei punti su cui bisognerebbe fare chiarezza.

Non aiutano, in questo quadro, le recenti, incaute, uscite sulla cancellazione del debito. Prima o poi dovremmo, anzi, tornare a porci il problema di come riprendere un credibile percorso di rientro del debito. È positivo che non solo il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni, ma anche autorevoli esponenti del governo italiano, abbiano preso le distanze, stigmatizzandola, da questa pericolosa illusione.

Articoli pubblicati su affarinternazionali.it

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