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Lotta alla ludopatia: il distanziometro? Favorisce l’illegalità

I dati presentati dall’Eurispes smentiscono gran parte delle politiche di contrasto alla ludopatia volute dai due Governi Conte. Ecco numeri e commenti

La questione è dibattuta da tempo: per combattere la ludopatia è davvero utile applicare un distanziometro? Pare di no. E questo potrebbe creare una crasi tra quella che l’azione di governo, soprattutto pentastellata esplicitata nel Decreto Dignità dello scorso anno, e quanto affermano ricerche ed autorevoli esponenti della magistratura. Basta vedere quanto accaduto a Roma: la modifica della legge regionale lo scorso ottobre, prevede l’applicazione di un range dai luoghi sensibili, come scuole, chiese e ospedali di 500 metri ma questo, per una città con le caratteristiche della Capitale, significa escludere dal gioco legale il 99% del territorio comunale, lasciando gli avventori in balia dell’illegalità. A mettere nero su bianco questi risultati è stata una nuova ricerca dell’Eurispes dal titolo “Gioco pubblico e dipendenze nel Lazio”, realizzata dall’Osservatorio su Giochi, Legalità e Patologie.

A ROMA PRATICAMENTE IMPOSSIBILE TROVARE AREE IDONEE PER IL GIOCO

Il calcolo è semplice: a Roma sono stati individuati oltre cinquemila luoghi sensibili e considerando un raggio di 500 metri da essi, Eurispes ha calcolato che “le aree di residua insediabilità” si riducono “allo 0,7% del territorio di Roma Capitale”. Praticamente zero. Stesso discorso per quanto riguarda la compressione degli orari che, dice la ricerca, “non modificano sostanzialmente i complessivi volumi di gioco, in quanto danno vita ad una trasmigrazione tra le diverse tipologie dell’offerta, a vantaggio soprattutto dell’online”.

BALDAZZI: DISTANZIOMETRO E COMPRESSIONE ORARI VANNO SUPERATI

D’altronde lo stesso coordinatore della ricerca Alberto Baldazzi, vicedirettore ricerche dell’Eurispes, a chiarire che distanziometro e compressione degli orari devono essere superati, “perché dal punto di vista clinico è evidente che la compulsività non può essere compressa”. Il “caso Lazio” poi “può essere considerato pienamente rappresentativo di quello che è il quadro nazionale, caratterizzato da un confuso federalismo del gioco pubblico che genera spinte contrastanti che minano gli stessi obiettivi di chi correttamente denuncia le problematiche socio-sanitarie connesse al DGA, ma anche le prospettive imprenditoriali della filiera”.

ANCHE PER DE DONNO, GOVERNALE E PALAIA SI RISCHIA DI FAVORIRE L’ILLEGALITÀ

Ma se Baldazzi ha concluso il suo intervento auspicando un tavolo tra Mef, Viminale, ministero della Sanità e dell’Istruzione per lavorare al riordino del settore, altri interventi hanno evidenziato pericoli più concreti come ha fatto Antonio De Donno, Procuratore Capo della Repubblica di Brindisi e Presidente dell’Osservatorio permanente su Gioco, Legalità e Patologie dell’Eurispes secondo cui una visione troppo restrittiva sulle distanze può portare l’espulsione del gioco lecito a favore dell’illegalità. Rischiando di fare un favore alle mafia che si muove nel gioco legale attraverso estorsioni o manomissioni dei dispositivi e nel circuito illegale, producendo un network alternativo e sfruttando normative statali o territoriali farraginose, ha ammesso il Generale Giuseppe Governale, Direttore della Direzione Investigativa Antimafia. In particolare si stanno spostando sempre più verso il gioco online, grazie alla vocazione transnazionale delle mafie e alla loro capacità di estendersi in territori diversi da quelli di diretta competenza, ha aggiunto Maria Cristina Palaia, Sostituto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

IL GIOCO PUBBLICO NEL LAZIO: VLT E AWP IN FORTE CONTRAZIONE, MA AUMENTA L’ON LINE

Secondo i dati pubblicati nel Libro Blu 2018 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ricorda l’Eurispes, il magazine dell’istituto di ricerca, “il volume complessivo delle giocate su rete fisica nel Lazio nel 2018, pari a 7.926 milioni, colloca questa Regione al secondo posto di un ‘podio’ che vede sul primo gradino la Lombardia con 14.645 milioni, e al terzo la Campania con 7.690 milioni.

La maggior parte delle Regioni hanno segnalato nel 2018 un leggero aumento di volumi, con l’eccezione proprio del Lazio e del Piemonte, per le quali sono intervenuti alcuni provvedimenti relativamente agli orari e alle limitazioni dell’offerta nel territorio (Piemonte), e relativamente ai soli orari (Lazio). Nel Lazio nel 2018 i volumi di gioco fisico si sono ridotti rispetto al 2017 di 73 milioni di euro, e la spesa dei giocatori di 42 milioni di euro. Il numero degli esercizi con AWP sono passati da 7.554 del 2016 a 5.896 del 2018; le sale con VLT sono passate da 557 del 2016 a 535 del 2018. Per quanto attiene agli esercizi con AWP questi trend sono da mettere in relazione alla diminuzione del 35% degli apparecchi AWP determinata dal MEF tra 2016 e 2018. Per quanto riguarda le sale VLT, la diminuzione riguarda in massima parte il territorio di Roma Capitale, e risente della riduzione dei margini operativi per questa tipologia di negozi generata dalla compressione degli orari di offerta del gioco pubblico nel territorio comunale avvenuta nella seconda metà del 2018.

PERCHÉ I DATI CI DICONO CHE LA LUDOPATIA NON È UNA VERA EMERGENZA

Il fatto che le leggi regionali ad hoc per le distanze minime dai luoghi sensibili, gli orari di apertura prestabiliti, il divieto di pubblicità producano comunque un fenomeno risibile se confrontato con altre piaghe sociali è evidente se si leggono i dati della Relazione 2018 sul fenomeno delle dipendenze nel Lazio, presentato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione. Lo scorso anno, evidenziano i numeri, nel Lazio sono stati assistiti 13.060 soggetti dipendenti da droghe, 2.887 per problemi legati all’alcool e 691 per gioco. In sostanza, come riporta Agimeg, “le persone in cura per tossicodipendenza sono lo 0,25% della popolazione complessiva della Regione (5,1 milioni di persone al di sopra dei 15 anni), quelle per problemi legati all’alcol lo 0,06%, nel caso del gioco la percentuale scende allo 0,01. Per quanto riguarda quest’ultima dipendenza, i giochi maggiormente problematici sono gli apparecchi (slot e vlt), responsabili del 40,1% dei casi”. Dai dati specifici riguardanti i trattamenti per il disturbo da gioco d’azzardo presso i servizi per le dipendenze emerge poi trattarsi di un problema più maschile che femminile: su 691 pazienti monitorati (tra nuovi o già in carico e poi rientrati), 568 sono uomini e 123 sono donne. Se le Vlt sono al primo posto come giochi più problematici, lotterie e casinò si piazzano in seconda e terza posizione con il 14,5% l’una. A seguire le scommesse con il 12%. L’età media del primo uso si colloca sui 32,6 anni mentre quella dell’uso continuativo si colloca sui 37 anni.

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