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Omicron, i vaccini vanno aggiornati? Cosa dicono le big del Pharma

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Per fronteggiare la temuta variante Omicron bisognerà aggiornare i vaccini, secondo quanto affermano da Moderna. E ci vorranno mesi. Più cauto l’approccio di Biontech. Chi ha ragione?

Secondo il Ceo di Moderna, Stephane Bancel, interpellato dal Financial Times, non ci sarebbero dubbi: serviranno nuovi vaccini. Quelli attuali, insomma, non offrirebbero una completa protezione alla variante Omicron, troppo diversa da quelle combattute finora e, quindi, probabilmente, in grado di scavalcare la barriera degli anticorpi suscitata dai prodotti oggi somministrati alla popolazione mondiale.

SERVONO MESI PER NUOVI VACCINI ANTI OMICRON

Ci vorranno mesi probabilmente per sviluppare e consegnare questi vaccini aggiornati che poi potranno essere distribuiti in largo numero, sostiene Bancel.  “Non c’è modo di affermare con sicurezza che l’efficacia sia allo stesso livello che abbiamo avuto con Delta”, ha dichiarato l’amministratore delegato del colosso farmaceutico. “Penso – ha poi aggiunto – che sarà minore, non so quanto, perché dobbiamo aspettare i dati, ma tutti gli scienziati con cui ho parlato ritengono che ’non andrà bene”. Bancel ha spiegato che l’elevato numero di mutazioni che il virus utilizza rende probabile che l’attuale vaccino debba essere modificato. In precedenza aveva detto alla CNBC che potrebbero volerci mesi per iniziare a produrre un vaccino che funzioni contro Omicron.

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Più attendista l’approccio di BionTech, tramite Katalin Kariko, pioniera della tecnologia dell’mRNA con cui sono stati prodotti i vaccini di Pfizer e Moderna. “Abbiamo bisogno di più dati, e abbiamo bisogno di tempo”, premette in un’intervista al Corriere della Sera. “Se hai 1 o 2 casi, serve a poco: occorrono numeri alti. La verità è che per ora non sappiamo”. Ciò che è certo è che “il virus evolve continuamente. Questo però non significa che per ogni variante serva un nuovo vaccino”, precisa la ricercatrice ungherese. È improbabile che Omicron buchi il vaccino? “Per me sì”, risponde Kariko, che ricorda: “Il virus non ha il lusso di cambiare il modo in cui entra nella cellula. Sono abbastanza limitati”. E dunque “no”, non è pessimista. A La Stampa la biochimica sottolinea che “più persone si vaccinano e meno possibilità ha il virus di evolvere e mutare”. E il vaccino “forse protegge dalla terapia intensiva”. Riguardo alle dosi per i bambini di 5-11 anni, “credo che ne serviranno due alla fine”, dichiara Kariko.

 

 

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