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Perché i medici puntano sulla riduzione del danno per i tabagisti

riduzione del danno

Secondo la sottosegretaria alla salute Zampa (PD) la comparsa di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato come alternative alle sigarette tradizionali, “è motivo di preoccupazione per la salute pubblica” e la riduzione del danno da fumo “non può essere adottata quale strategia di salute pubblica” perché mancherebbero gli studi indipendenti sui nuovi prodotti. Ma è davvero così?

Nella risposta all’interrogazione presentata dai parlamentari Andrea Cecconi (Maie) e Giorgio Silli (Misto), per avere informazioni gli eventuali effetti nocivi dei prodotti innovativi, sigarette elettroniche e riscaldatori di tabacco, la Sottosegretaria Sandra Zampa (PD) la scorsa settimana sosteneva in estrema sintesi che (a) il principio di riduzione del danno non può essere adottato come strategia di salute pubblica, perché (b) mancherebbero studi scientifici indipendenti. A ben guardare, la realtà è molto diversa.

LA RIDUZIONE DEL DANNO

Il principio di riduzione del danno nasce in ambito medico negli anni Ottanta e fa riferimento all’assunto che, quando non è realistico eliminare del tutto gli effetti negativi di un determinato comportamento, sia funzionale mitigarne l’impatto. Si tratta a tutti gli effetti di una strategia di salute pubblica, che in diverse esperienze internazionali viene affiancata alle tradizionali politiche di prevenzione e cessazione.

L’APPELLO DEGLI ESPERTI

È proprio di ieri l’appello di alcuni oncologi di fama mondiale a non voltare le spalle a tale principio rispetto alle strategia di contrasto al fumo di sigaretta: secondo Peter Harper, ex direttore del dipartimento di Oncologia del Guy’s and St Thomas Hospital di Londra, intervenuto al webinar ‘Tobacco Harm Reduction’ organizzato a valle del Global Forum on Nicotine 2020, “Nonostante ci siano già prove scientifiche in vitro e in vivo sul fatto che i prodotti senza combustione siano in grado di ridurre la tossicità, alcuni Governi sembrano ignorare questa evidenza, mostrando di avere un atteggiamento simile nei confronti delle sigarette e dei prodotti come e-cigarette o a tabacco riscaldato. “Le regole – sostiene ancora Harper – dovrebbero sempre essere proporzionate ed eque e dovrebbero guardare alle evidenze scientifiche, anche se non definitive“.

GLI STUDI INDIPENDENTI

Il secondo punto sollevato dal Sottosegretario Zampa è quello relativo alla presunta assenza di studi scientifici indipendenti. Si tratta in questo caso di un pregiudizio ancora oggi frequente, ma che si scontra con l’effettiva esistenza di ampia letteratura scientifica indipendente sui prodotti alternativi alle sigarette. Come ben riassunto, sempre a valle dello scorso Global Forum on Nicotine, da Reuven Zimlichman, direttore del The Brunner Cardiovascular Research Institute, Tel-Aviv University (Israele), che ha ricordato che “c’è già un numero di studi secondo cui i livelli delle principali sostanze cancerogene nei prodotti a tabacco riscaldato sono sostanzialmente inferiori rispetto alle sigarette, per la precisione fra le 10 e le 25 volte inferiori, come dimostra una ricerca del Federal Institut for Risk Assessment tedesco. Uno studio del Public Health England stima invece che l’uso di e-cigarette sia il 95% più sicuro rispetto al fumo di sigaretta. Certo, smettere è sempre l’opzione migliore, ma eticamente i medici dovrebbero essere informati sulle alternative alle sigarette: è nostra responsabilità trasferire queste informazioni ai pazienti.” Secondo l’esperto, “L’evidenza scientifica fino a ora disponibile mostra che alcuni prodotti sono meno nocivi delle sigarette e anche le società scientifiche internazionali (come Esc-European Society of Cardiology e Acc-American College of Cardiology) hanno iniziato a considerare il potenziale dei prodotti elettronici come strumento per smettere di fumare. Certamente devono esserci regole per chi non deve iniziare a fumare, ma per chi deve smettere l’uso di questi prodotti possono essere una valida opzione“.

Sempre in tema di studi indipendenti e strategia di riduzione del danno, meritano una menzione alcuni esempi recenti di analisi sui prodotti innovativi, basate sulla letteratura scientifica, effettuate da enti governativi internazionali: nel 2019 la Food and Drug Administration negli Stati Uniti giudicava l’ingresso del primo prodotto a tabacco riscaldato sul mercato americano come “idoneo alla tutela della salute pubblica”; più di recente, uno studio indipendente pubblicato dai ricercatori del Rijksinstituut voor Volksgezondheid en Milieu (RIVM) – principale Advisor del Ministero della Salute Olandese e membro del Tobacco laboratory network dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – elaborava un metodo matematico-statistico per determinare il diverso impatto sulla salute dei prodotti a tabacco riscaldato rispetto alle sigarette, riscontrando un potenziale cancerogeno da 10 a 25 volte inferiore per i primi rispetto alle seconde.

STUDI INDIPENDENTI ITALIANI

Anche in Italia non mancano studi scientifici indipendenti che analizzano gli effetti dei nuovi prodotti sulla salute: secondo uno studio condotto lo scorso anno dai Ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma, le evidenze scientifiche sui prodotti di nuova generazione che non comportano la combustione del tabacco mostrano minori effetti negativi sull’apparato cardiovascolare e minore stress ossidativo, rispetto alle sigarette tradizionali. È italiano, infine, lo studio indipendente pubblicato dalla rivista “International Journal of Environmental Research and Public Health” sugli effetti della sigaretta elettronica e dei prodotti a tabacco riscaldato sull’uomo, condotto dal Prof. Fabio Beatrice (Direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Maxillo Facciale e Responsabile del Centro Anti Fumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e esperto di politiche di contrasto al fumo) che dimostra che “il passaggio a sigarette elettroniche o a prodotti a tabacco riscaldato, riduce circa dell’80% l’esposizione dell’organismo al monossido di carbonio (CO) rispetto a quanto accade fumando sigarette tradizionali.”

Se è vero che mancano ancora studi conclusivi sugli effetti di lungo termine, è vero anche che sugli effetti letali delle sigarette è impossibile oggi avere dubbi. Come affermava un luminare del calibro Umberto Veronesi sul tema, in una lettera all’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2014, “Quando facciamo riferimento alla ‘riduzione del danno nel tabagismo’, esprimiamo il concetto secondo cui gli 1,3 miliardi di persone che attualmente fumano potrebbero causare molti meno danni alla loro salute se consumassero nicotina con modalità a basso rischio e senza combustione.” A Distanza di qualche anno, a fronte di un numero di fumatori nel mondo che non accenna a diminuire e considerando le evidenze scientifiche indipendenti sempre più numerose, incentivare i fumatori a passare da un prodotto certamente molto nocivo a prodotti probabilmente meno dannosi, appare semplicemente un gesto di buonsenso.

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