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Perché il Tar ha bocciato la Regione Puglia su no plastica nei lidi

Tutti i motivi dietro la decisione del Tar che ha sospeso con effetto immediato l’ordinanza “plastic free” della Regione Puglia. L’articolo di Annarita Digiorgio

Bar e lidi in spiaggia potranno continuare a concorrere alla pari con tutti gli altri.

Annullata dal Tar l’ordinanza della Regione Puglia che solo a loro vietava l’utilizzo di stoviglie di plastica. Per poi consentirla non solo a tutti gli altri, in perfetta violazione di concorrenza, ma persino a tutti gli uffici e servizi pubblici, ospedali e mense regionali comprese.

L’ORDINANZA VOLUTA DA EMILIANO

Aveva fatto vanto, emanandola, il Presidente Michele Emiliano di essere “la prima regione Plastic free”, e certo: era la prima e l’unica perché non si poteva fare!

DICHIARATA ILLEGITTIMA DAL TAR

A fissarlo la giustizia amministrativa stabilendo che l’ordinanza pugliese è fuori legge: “Illegittima perché non fondata su nessuna fonte primaria di legge”. Secondo i giudici il divieto all’uso di stoviglie di plastica imposto ai lidi (e solo a loro) con l’ordinanza balneare non è previsto da alcuna norma e la Regione non ha competenze per legiferare in materia, trattandosi di tutela della concorrenza. La direttiva europea 2019/903, pubblicata il 12 giugno, non è ancora stata recepita e – anzi – impone lo stop alla plastica a partire dal 3 luglio 2021.

La Regione non può dunque appellarsi ad essa «sia perché non possiede le caratteristiche per ritenerla selfexecuting (automaticamente esecutiva), sia perché tale effetto consegue solitamente all’inadempienza dello Stato membro e non degli enti locali” né tantomeno può invocare la propria potestà legislativa in materia (anche perché la questione non è mai passata dall’esame del Consiglio regionale)”.

RAGIONE ALLE ASSOCIAZIONI

Accogliendo il ricorso cautelare il Tar ha dato ragione alle associazioni ricorrenti ritenendo il “limite di competenza legislativa sull’implementazione della nuova Direttiva Ue sulle plastiche monouso”, i “riflessi sulla concorrenza” e le “restrizioni al mercato”. «Nella situazione attuale – scrive il Tar – si è in attesa di misure di attuazione della direttiva, le quali oltretutto impongono una serie complessa di scelte di politica ambientale e di carattere tecnico (in parte affidate alla stessa Unione europea), tanto che, ad esempio, non sembra neppure completamente delineata la stessa definizione di “prodotto di plastica monouso».

Fondamentale, alla luce di tutti i ricorsi e le leggi regionali pugliesi già bocciati avverso la stessa Regione poiché incostituzionali, risulta essere il corsivo in cui il Tar stabilisce che «Rebus sic stantibus non sembra esserci spazio perché la regione, a livello legislativo piuttosto che nell’esercizio delle funzioni amministrative, sfrutti la possibilità che leggi regionali, emanate nell’esercizio della potestà concorrente di cui all’art. 117 della Costituzione, possano assumere fra i propri scopi anche finalità di tutela ambientale nell’ambito di una materia qualificata come trasversale».

COSA HA STABILITO IL TAR DELLA PUGLIA

Dunque il divieto non è previsto dalle nostre leggi nazionali e non spetta alle Regioni o ai Comuni attuare le direttive europee, pertanto anticipare gli effetti della direttiva è illegittimo da parte della Regione. Pur trattandosi di un provvedimento cautelare, l’effetto è uno stop definitivo all’ordinanza in quanto l’esame di merito è stato fissato a febbraio del prossimo anno. Questo perché i giudici amministrativi non hanno ritenuto sufficiente la previsione di un periodo transitorio (fino al 30 settembre) per l’esaurimento delle scorte di materiali in plastica, che «riguarda solo le bottiglie e non esclude il danno grave e irreparabile, stante il flusso dei consumi e degli approvvigionamenti estivi».

IL COSTO PIÙ ALTO DEI MATERIALI COMPOSTABILI

I materiali compostabili hanno un costo molto più alto rispetto a quelli in plastica, costo che sarebbe quasi certamente ricaduto sui fornitori creando problemi pratici dal momento che l’industria non è ancora attrezzata per una produzione massiccia.

Questo perché, precisano i giudici citando anche una serie di sentenze della Corte Costituzionale «l’intervento regionale non può compromettere il punto di equilibrio tra esigenze contrapposte espressamente individuato dalla norma dello Stato, tanto meno in uno stadio in cui tale punto di equilibrio non è stato ancora trovato».

NECESSARIE MISURE DI RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA EUROPEA

«Anche a voler prescindere dal dato temporale del 2021-proseguono i giudici-la direttiva europea necessita di misure di recepimento spettanti allo Stato, anche perché incide sulla tutela della concorrenza nella parte in cui la disciplina importa restrizioni al mercato dei prodotti monouso”. Ne si può “predicarsi alcun effetto diretto perché esso consegue solitamente all’inadempienza dello Stato membro». L’ultima sferzata, i giudici baresi la riservano al Wwf, costituitosi ad opponendum: «gli atti da esso invocati non sembrano costituire un valido supporto in quanto non vincolanti o generici».

MATERIA COMPOSTABILE IMPOSTA DALLA REGIONE PUGLIA

La Regione aveva segnatamente ordinato «contenitori per alimenti e bevande destinati al consumo immediato, nonché piatti, bicchieri, posate, cannucce e mescolatori per bevande, se monouso, devono essere in materiale compostabile».

Materia compostabile che però poi la Puglia, come abbiamo avuto modo di segnalare, per ordinanza dello stesso Presidente, prima di una settimana, poi di un mese, e poi prorogata fino a fine settembre (emergenza messa a sistema), pur essendo compostabile, cioè da mandare al compostaggio, butta in discarica insieme all’indifferenziato. Poiché non vi sono impianti di compostaggio sufficienti, neppure mandandoli fuori regione.

Ed è questo il punto politico della cosa. Come abbiamo visto anche con il decreto che blocca l’end of waste: si vieta l’uso dei materiali perché non si è capaci (o si vieta) di mandarli al riciclo.

IL MINISTRO COSTA IN DIFESA DEL PLASTIC FREE

Non a caso a difesa del plastic free è intervenuto immediatamente il Ministro dell’ambiente Sergio Costa ricordando come egli stesso ha vietato la plastica nel Ministero. Ma appunto può farlo per uffici pubblici, non per gli esercizi commerciali, e in particolare quelli e non altri violando la concorrenza. Come il Consiglio regionale (non la Giunta) delle Marche, che proprio ieri ha approvato il divieto di materiale plastico monouso per Regione, Province e Comuni, le società partecipate dagli stessi soggetti, le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, istituti e mense scolastiche, e chiunque svolga organizzi eventi e manifestazioni avvalendosi di patrocinio o contributo regionale.
Cosi forse avrebbe potuto fare la Regione Puglia vietando la plastica nei suoi uffici, non ai bar dei lidi.

LA STOCCATA DEL M5S

Non a caso i 5 Stelle cosi hanno commentato la decisione del Tar: “Emiliano pensava di precorrere i tempi con un’ordinanza annunciata in pompa magna. Peccato che da mesi giace in Consiglio regionale la nostra mozione per rendere le sedi di Regione e Consiglio plastic free. Un primo passo importante anche per dare il buon esempio ai cittadini, peccato che l’incapacità della maggioranza di mantenere il numero legale abbia di fatto rinviato a data da destinarsi la discussione delle mozioni in Consiglio. Se davvero non vuole limitarsi agli slogan Emiliano prenda esempio da quanto il M5S sta facendo al Governo, che da subito ha attuato iniziative concrete per ridurre il consumo di plastica».

CHI HA PRESENTATO IL RICORSO CONTRO LA REGIONE PUGLIA

Tra l’altro a presentare ricorso non sono stati neppure gli stabilimenti balneari, ma le associazioni dei produttori di acque minerali e di sorgente (Mineracqua), di bevande analcoliche (Assobibe), dei distributori specializzati nella distribuzione Food&Beverage nel canale Horeca (Italgrob) e della distribuzione automatica (Confida).

Del resto l’ordinanza come unico effetto aveva avuto quello di colpire la loro immagine e permettere al Presidente Emiliano di farsi un pò di pubblicità gratuita. Ma nessun effetto concreto aveva arrecato su lidi e produttori, dal momento che non era stata rispettata praticamente da nessuno. Come sanno tutti pugliesi e turisti che hanno frequentato i lidi nel mese di luglio, in assenza di vigilanza e sanzioni tutti gli stabilimenti avevano continuato tranquillamente a farne uso.
E menomale, visto l’esito della sentenza.

IL DIVIETO DEL PRESIDENTE EMILIANO

Tra l’altro non si capisce neanche perché un divieto solo per i lidi e non nei centri storici, per dire. “Per salvare il nostro mare” aveva detto Emiliano (mare che poi in Puglia è inquinato dagli scarichi dei depuratori regionali).
Ma cosa c’entra vietare la plastica dei piatti dell’insalata di riso al bar del lido con la plastica in mare? Mica chi mangia al bar o sotto l’ombrellone butta la plastica in mare! Ci sono gli incivili, ma sono tali con la plastica, le lattine, i sacchetti e tutto il resto. Va insegnato loro a differenziare mica si possono vietare i materiali perché non lo fanno. Altrimenti vieteremmo l’uso dell’arbre magique in macchina perché quando finisce qualcuno lo butta dal finestrino!

E soprattutto, dopo avergli insegnato a differenziare, vanno creati, da parte delle amministrazioni regionali, gli impianti per riciclare ciò che i cittadini disciplinati hanno differenziato. Altrimenti è tutto inutile.

Non a caso le associazioni ricorrenti, hanno ricordato che «le imprese sono sempre più sostenibili e investono su plastiche riciclabili al 100% che andrebbero incentivate e valorizzate, non demonizzate e bandite a causa dell’inciviltà di chi le disperde nell’ambiente».

LA POSIZIONE DI FERRARELLE SUL PLASTIC FREE

Sulla stessa posizione il vicepresidente di Ferrarelle, Michele Pontecorvo, secondo il quale «non esiste il plastic free. Esiste invece un modo responsabile e sostenibile dal punto di vista ambientale per gestire il materiale in plastica che usiamo quotidianamente. Per questo Ferrarelle ha creato a Presenzano uno stabilimento che ricicla bottiglie in Pet e le riusa per l’imbottigliamento delle sue acque. Molte sezioni del Tar in ogni parte d’Italia – ha aggiunto – stanno annullando le ordinanze plastic free sulle spiagge, perché frutto di un’informazione fuorviante. Noi abbiamo optato per il recupero delle bottiglie in Pet, ma per legge possiamo usare per i nuovi contenitori solo il 50% di Pet riciclato, il resto deve essere plastica vergine. Auspichiamo che il Governo, come avviene in altri Paesi europei, porti questa soglia al 100%, anche perché il Pet è un polimero pregiato, che può essere riciclato all’infinito”.

End of waste appunto. La legge necessaria per l’avvio degli impianti del riciclo. La materia che dopo essere stata usata, viene riusata rigenerandola a nuova vita e trasformandola in materia prima seconda o energia.
Oppure stoppiamo tutto. Plastica, pneumatici, lattine, e pure il bagno a mare.

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