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Si può sciogliere Forza Nuova? Cosa dice la legge Scelba?

Legge Scelba Sciogliere Forza Nuova

Dopo l’assalto alla sede nazionale della CGIL, sempre più leader politici chiedono di dare attuazione alla legge Scelba, che i più conoscono per il reato di apologia di fascismo, sciogliendo Forza Nuova e Casapound

Un sabato nero, per Roma. Non solo per gli scontri, incresciosi, che hanno seguito alla manifestazione no green pass, ma anche perché i protagonisti dei disordini sono stati proprio i neo fascisti. Per questo, indagherà anche un magistrato che si occupa di anti-terrorismo. Dodici le persone arrestate nella capitale dopo gli scontri, tra loro anche Roberto Fiore e Giuliano Castellino leader di Forza Nuova e con una lunghissima lista di reati e daspo alle spalle.

LA POLITICA: SCIOGLIERE I PARTITI NEOFASCISTI

“Non possiamo accettare che nel nostro paese ci siano aggressioni di questo tipo quindi su Forza Nuova è una valutazione che affidiamo alla magistratura ma anche io ritengo che ci siano le condizioni per lo scioglimento”. A dirlo Giuseppe Conte davanti alla sede della Cgil a Roma. “È evidente – ha proseguito l’ex premier – che ci sia una volontà deliberata di condurre attacchi squadristi e questo non lo possiamo accettare”. Di scioglimento hanno parlato anche il segretario della CIGL, Maurizio Landini e quello del PD, Enrico Letta.

“Domani stesso presenteremo, alla Camera, come Partito Democratico, una mozione urgente che chiede al governo lo scioglimento di Forza Nuova e degli altri movimenti dichiaratamente fascisti per decreto, ai sensi della Legge Scelba. Non è più possibile tollerare questo insulto continuo ai valori democratici della Costituzione. Queste violenze non possono passare sotto silenzio”, ha detto il deputato dem Emanuele Fiano, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera. Fiano nel 2017 elaborò una legge, mai passata, ancora più incisiva della Scelba e della Mancino, che sulla scorta delle restrizioni penali prese dalla Germania repubblicana contri i rigurgiti di nazismo, recitava: «Chiunque propagandi le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».

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“Basta violenza dei gruppi neofascisti. L’assalto fascista di ieri alla sede nazionale della CGIL non è che la goccia che fa traboccare il vaso – ha aggiunto Fiano – Forza Nuova è un movimento dichiaratamente fascista, in questi anni sempre alla guida dei peggiori risvolti violenti delle manifestazioni di piazza, i cui dirigenti pluripregiudicati si fanno beffe dello Stato e della Legge contravvenendo alle restrizioni a cui dovrebbero essere sottoposti, come ieri il loro responsabile di Roma, Giuliano Castellino”.

Gli fa eco l’ex magistrato Michele Emiliano, oggi presidente della regione Puglia, che di leggi se ne intende: “La posizione che tutti dobbiamo assumere è questa: Forza nuova e Casapound vanno sciolte perché sono organizzazioni neofasciste con le quali non si può più ragionare e bisogna assolutamente applicare le leggi. Da oggi comincia una mobilitazione istituzionale. La Regione Puglia come istituzione chiederà prima al Consiglio regionale, poi al governo, poi al prefetto, al ministro degli Interni di agire con assoluta durezza applicando la legge esistente”. Già, ma cosa dice la legge esistente, ovvero la legge Scelba?

LA LEGGE SCELBA SULL’APOLOGIA DI FASCISMO

La legge Scelba (20 giugno 1952, n. 645) fu approvata nel 1952 per dare corpo alla XII disposizione finale della Costituzione, che proibisce la ricostruzione del partito fascista: «E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». È composta da dieci articoli, ma in molti credono si limiti a punire l’apologia di fascismo, previsto invece soltanto all’articolo 4: chi «esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche», rischia dai sei mesi ai due anni di reclusione.

Il più importante, come rivela la posizione nell’articolato, è invece il primo, che bandisce ogni formazione neofascista e spiega che si verifica una “ricostruzione” del partito fascista quando: «[…] una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista».

La stessa Corte Costituzionale, chiamata a esprimersi sulla costituzionalità della norma, in particolar modo sulla compatibilità dell’articolo 4 (e qualche anno dopo del quinto, sulle manifestazioni) con la libertà di pensiero tutelata dall’articolo 21, nel 1957 stabilì che la legge Scelba non tradiva lo spirito della Carta, ma contestualmente metteva paletti alla sua applicazione: per esserci apologia di fascismo non è sufficiente che ci sia «una difesa elogiativa» del vecchio regime, ma è necessaria «una esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista». Non è reato difendere il fascismo a parole, ma solo se viene fatto «in rapporto a quella riorganizzazione, che è vietata dalla XII disposizione».

Pertanto, salvo che il legislatore non integri la normativa, per sciogliere Forza Nuova e Casapound come chiesto dai politici nelle ultime ore, un magistrato dovrebbe accertare che gli scontri di piazza di sabato fossero prodromici alla ricostruzione di un partito fascista che, nel caso di specie, non solo esisterebbe già, ma ce ne sarebbero perfino due. Resta da capire se quel «pigliamoci Roma» scandito dai manifestanti a pieni polmoni sarà inteso dai giudici come una rievocazione della marcia sulla capitale e, dunque, un possibile attentato alla Repubblica.

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