Fact Checking

Le sorti del giornalista non fanno notizia. In quali Paesi sono in pericolo?

giornalismo

Quali sono i Paesi dov’è più a rischio la libertà di stampa? Una mappa dai colori sempre più minacciosi mostra quanto il giornalismo sia minacciato nel mondo. Il rapporto di Repoter senza frontiere

“Il giornalismo è il miglior vaccino contro la disinformazione”. O almeno così dovrebbe essere, per citare le parole del segretario generale di Repoter senza frontiere (Rsf) Christophe Deloire. Eppure, dal rapporto annuale World Press Freedom Index di Rsf emerge che il giornalismo è ostacolato in più di 130 Paesi nel mondo. Dato in peggioramento anche a causa della pandemia, che in alcuni casi ha ridotto ancora di più l’accesso alle informazioni.

I NUMERI DEL RAPPORTO

Nel 73% dei 180 Paesi valutati da Rsf il giornalismo è fortemente ostacolato. Si va da situazioni ritenute ‘gravissime’, ‘difficili’ o ‘problematiche’ per la libertà di stampa. La mappa, infatti, è prevalentemente nera, rossa o arancione, colori che lanciano un allarme. Anzi, che rilanciano un allarme dato che rispetto al 2020 non ci sono molti cambiamenti. Solo 12 Paesi (il 7% rispetto all’8% del 2020) indicano una ‘buona situazione’.

Il rapporto fa inoltre notare che la zona bianca, cioè quella a ‘basso rischio’ non è mai stata così ristretta dal 2013.

I MALI DEL GIORNALISMO IN ITALIA

L’Italia si posiziona al 41° posto della classifica. Secondo Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), “è il risultato della situazione in cui si trovano numerosi colleghi minacciati, alcuni dei quali sotto scorta, e dello stallo in cui versano le proposte di legge di tutela del diritto di cronaca e della professione”.

All’Italia urgono riforme: dalla cancellazione della pena detentiva per i giornalisti al contrasto alle querele bavaglio, “per non parlare – aggiunge Lorusso – dell’assenza di politiche di sostegno del lavoro regolare e di contrasto al precariato dilagante”.

DOVE VANNO MEGLIO LE COSE

In cima alla classifica resta salda la Norvegia per il quinto anno consecutivo. La seguono le vicine Finlandia e Svezia che ruba il terzo posto alla Danimarca.

I PERICOLI IN EUROPA

Sebbene l’Europa nell’insieme resti una delle regioni più sicure, Rsf segnala anche che le aggressioni e gli arresti arbitrari sono notevolmente aumentate. In Francia, per esempio, durante le manifestazioni contro il disegno di legge “sicurezza globale”, ma anche la Germania esce dal club dei più virtuosi perché, si legge nel rapporto, “decine di giornalisti sono stati attaccati da manifestanti vicini a movimenti estremisti e cospiratori durante le manifestazioni contro le restrizioni anti Covid”.

Leggi anche: Orban spegne Klubradio, l’ultima radio indipendente d’Ungheria

Pure ad est le cose non vanno meglio. Come ricorda Anna Del Freo, membro del Comitato direttivo della Federazione europea dei giornalisti e segretario aggiunto della Fnsi, la pandemia “è stata l’occasione per stringere, per esprimere un autoritarismo anche a livello politico”. Del Freo riporta infatti l’esempio della Slovenia dove, “sulla scia di Polonia e Ungheria, la pandemia ha portato a restrizioni della libertà”.

DOVE INVECE VANNO PEGGIO

Chiudono infine la classifica Cina (177), Turkmenistan (178), Corea del Nord (179) ed Eritrea (180). Il diffondersi del virus ha poi ulteriormente aggravato la situazione anche in Arabia Saudita (170) e Siria (173), dove la pandemia è stata la causa di “un enorme blocco degli accessi” alle fonti per i giornalisti “solo in parte giustificato da precauzioni sanitarie”.

Leggi anche: Così con la scusa del Covid si calpestano i diritti umani

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