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Vaccini e ritardi: quando arriveremo all’immunità di gregge?

vaccinazioni in azienda

Tra ritardi e siringhe sbagliate, il piano vaccini anti Covid non potrà seguire le tempistiche previste inizialmente e di conseguenza l’immunità di gregge auspicata per l’autunno 2021 non sembra più così probabile

Nonostante l’ottimismo dichiarato sia dal commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, che dal presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, i numeri per raggiungere l’immunità di gregge (la soglia necessaria per raggiungerla è il 70%) entro l’autunno di quest’anno non sembrano essere dalla loro parte.

COSA HANNO DETTO ARCURI E PALÙ

Il commissario Arcuri che ha dichiarato: “Non perderei la speranza di raggiungere alla fine dell’autunno l’immunità di gregge”. E ha aggiunto: “I ritardi sono insopportabili, imprevisti, inaccettabili, ma abbiamo la speranza di recuperare”. In un’intervista a Repubblica gli fa eco il presidente dell’Aifa, il quale ritiene che raggiungere l’immunità di gregge in Italia entro l’anno è un obiettivo possibile.

I NUMERI

Se tutto va come previsto, scrive Il Sole 24 Ore, entro marzo però ci saranno a disposizione “solo 14 milioni di dosi: 8,7 milioni di Pfizer, 1,3 milioni di Moderna e 3,4 milioni di AstraZeneca”. Questo vorrebbe dire che sarà possibile completare solo la prima parte del piano, ovvero garantire la seconda dose ai 2 milioni di operatori sanitari e ospiti delle Rsa che hanno iniziato le vaccinazioni a gennaio e dare avvio alla somministrazione per 4,4 milioni di over 80 e per 400 mila pazienti con patologie gravi. Tale fase subirà un ritardo di almeno 3-4 settimane.

piattaforma arcuri

LA VACCINAZIONE DI MASSA

Finora abbiamo visto solo la parte del piano vaccini che coinvolge chi ha la priorità (personale sanitario, ospiti Rsa e poi over 80 e persone con patologie gravi), ma dopo ci saranno altre categorie come insegnanti, personale scolastico e lavoratori più esposti al rischio di contagio per arrivare infine a tutti coloro che, non rientrando in nessuna di queste categorie, vorranno comunque ricevere il vaccino.

E a questo punto il problema potrebbero non essere più i ritardi ma la mancanza vera e propria di dosi di vaccino. Il Sole evidenzia la necessità di avere 30 milioni di dosi per garantire il richiamo che, sulla carta, sembrano esserci secondo quanto previsto “dalle nuove consegne di Moderna e Pfizer (12 milioni di dosi in tutto entro giugno) e da quelle di AstraZeneca che ne ha promesse addirittura 26 milioni nel secondo trimestre, ma visto il taglio del 60% nelle prime consegne non sembra offrire sufficienti garanzie”.

Leggi anche: I vaccini ai medici? Vanno prima agli amministrativi, dopo a quelli in corsia

Secondo questi dati quindi è difficile intravedere il traguardo dell’immunità di gregge dopo l’estate, probabile invece entro fine anno o all’inizio del 2022.

La speranza è che in soccorso di Moderna, Pfizer e AstraZeneca – che dovrebbe ricevere l’ok oggi dall’Ema – arrivino anche altri vaccini. Occhi puntati sullo statunitense Johnson & Johnson e l’italiano ReiThera. Ma Palù confida anche nel russo Sputnik V e nel cinese Sinovac.

Leggi anche: Quanti sono i vaccini anti Covid e a che punto stanno

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