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Caos 3D: Di Maio e Di Battista litigano su Draghi

Di Maio Di Battista Draghi

Psicodramma pentastellato: appoggiare o non appoggiare il governo tecnico? Di Maio e Di Battista se le danno di santa ragione su Draghi

Non ci voleva certo Mario Draghi per fare litigare, ancora, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, da tempo ai ferri corti. Ma l’arrivo nell’agone dell’ex numero 1 di Bankitalia e BCE certo non distende i nervi tra i due ragazzi prodigio di Beppe Grillo. La divisione, del resto, è quanto mai plastica, immortalata negli ultimi interventi social. Da un lato Di Maio è tentato da restare al governo, dall’altro Di Battista scalpita per poter rientrare in partita. E potrà farlo solo se si torna al voto. In mezzo però resta un interrogativo: se si votasse domani, i 5 Stelle sarebbero davvero pronti a sposare fino alla fine la regola del limite dei due mandati, dal momento che il solo candidabile sarebbe appunto Di Battista?

COSA DICE DI BATTISTA

“Le pressioni saranno fortissime. Vi accuseranno di tutto. Di essere artefici dello spread. Di irresponsabilità. Di blasfemia perché davanti all’Apostolo Draghi non vi siete genuflessi. Voi non cedete”. A tarda sera soffia ancora sul fuoco il grillino che, soltanto un anno fa, prometteva di scrivere il libro rivelazione sui fatti di Bibbiano ma ha poi dovuto a malincuore cancellare tutto il file quando il suo Movimento s’è alleato col Pd. Figurarsi dunque se Di Battista potrebbe mai tollerare un governo con il massimo rappresentante dell’establishment, quel Draghi che viene dalle banche, come lui stesso a ricordato sul TPI (piazzandoci dentro anche la massoneria, che fa sempre scena).

Le pressioni saranno fortissime. Vi accuseranno di tutto. Di essere artefici dello spread. Di irresponsabilità. Di…

Pubblicato da Alessandro Di Battista su Mercoledì 3 febbraio 2021

“La linea era chiara ed era sostenuta dalla maggior parte degli italiani: Sì Conte Presidente del Consiglio e NO Renzi al governo. Qualsiasi sostegno (diretto, indiretto o mascherato) ad un governo Draghi diventerebbe un NO Conte Presidente del Consiglio e Sì a Renzi. Ovvero a colui che ha creato tutto questo. È inaccettabile”. Per Di Battista insomma il Rubicone è Giuseppe Conte: un governo che non lo contempli non si può accettare. Per questo si sa per certo che gli sherpa sono al lavoro per convincere “l’avvocato degli italiani” a prendere parte al nuovo esecutivo di Draghi magari in qualità di ministro degli Esteri o vicepremier: sarebbe il solo modo per ricompattare il Movimento e silenziare i dibattistiani.

LA REPLICA DI DI MAIO

Dopo qualche ora arriva la replica di Di Maio, di colpo nel ruolo di governista, lui che non ha mai sopportato troppo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Ora dobbiamo mostrarci compatti, serve unità. Nessuno provi a dividerci”.

 

Le regole della democrazia sono molto chiare. La volontà popolare è rappresentata dalle forze presenti in Parlamento il…

Pubblicato da Luigi Di Maio su Mercoledì 3 febbraio 2021

 

Quindi il ministro degli Esteri detta una linea non meno morbida: “Le regole della democrazia sono molto chiare. La volontà popolare è rappresentata dalle forze presenti in Parlamento il cui mandato, ricevuto dagli elettori, non è stato quello di un governo tecnico ma, lo ribadisco, è stato quello di proporre un governo politico al Paese che rispondesse alle esigenze degli italiani”.

NELLA BARUFFA TRA DI MAIO E DI BATTISTA SU DRAGHI, RESTA STRITOLATO CRIMI

Mentre Di Maio e Di Battista se la danno di santa ragione sul governo Draghi, il reggente, Vito Crimi, è quanto mai impacciato e non pare in grado di serrare le fila del Movimento. Questa la sua nota: “Dalla riunione tra Movimento, Pd e Leu emerge la volontà di non disperdere il patrimonio comune costruito con grande impegno, nell’ultimo anno e mezzo. Un patrimonio fatto di temi e interventi già realizzati, di misure sulle quali abbiamo condiviso impostazioni e obiettivi. Nel reciproco rispetto per le rispettive posizioni riguardo alla scelta di appoggiare un eventuale governo tecnico a guida Mario Draghi, abbiamo confermato la volontà di mantenere saldo quel leale rapporto che nel tempo è cresciuto e migliorato”.

LO PSICODRAMMA PENTASTELLATO CONTINUA

La debolezza di Crimi si riverbera immediatamente sulla tenuta dei ranghi. È subito un “liberi tutti”. Durissima Dalila Nesci, deputata del M5S nonché animatrice del think tank di Carlo Sibilia (il grillino che non crede all’allunaggio) Parole Guerriere, che retoricamente chiede: “Noi fedeli a Conte, ma lui è fedele a noi?” Non meno sferzante il deputato Andrea Colletti che chiama in causa i vertici del Movimento: “Quali poltrone avete messo davanti a tutto?” In ballo insomma non c’è più solo il governo Draghi ma anche la sopravvivenza dei 5 Stelle, che dopo Emilio Carelli potrebbe continuare a perdere pezzi. E un Movimento 5 stelle debole sarà anche meno utile a Draghi, qualora decidesse infine di appoggiarlo.

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