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Che destra sarà quella guidata da Giorgia Meloni?

Centrodestra, Meloni, Salvini, Berlusconi

Le domande (senza risposta) di Ezio Mauro sul prossimo Governo Meloni

Manca solo che si metta a fischiare trasformandosi da giocatrice in arbitra e soppiantando pure la livornese Maria Sole Ferrari Caputi, che le ha  appena conteso qualche prima pagina di giornale con un nome lungo quanto quello della presidente uscente del Senato, piegata un pò -sia detto con tutto il rispetto- dal suo peso. Giorgia Meloni è ormai una sorpresa continua, una Pasqua fuori stagione, quando dobbiamo ancora prepararci a celebrare il Natale, anche del suo governo.

Ezio Mauro, che si era preparato all’evento scommettendo sulla coincidenza fatale del secolo trascorso fra la marcia fascista su Roma e quella elettorale della Meloni, appunto, mi sembra che cominci a vacillare. Stordito, spiazzato e quant’altro pure lui dagli eventi, vedendo la giovane leader della destra italiana arringare coltivatori diretti e nonni anziché energumeni in camicia nera e bastoni nodosi, l’ex direttore di Repubblica si chiede oggi in una corposa analisi politica se il primo governo a guida femminile in Italia sarà “reazionario o conservatore”. Precisando naturalmente che “non è una differenza da poco” e “mancano ancora gli elementi decisivi per capire”. “Sappiamo -ha scritto, e me lo immagino al computer col dito pulsante- che ha vinto la destra, ma non sappiano che destra sarà”. Dal che, al limite, si potrebbe addirittura sperare che ne esista una buona, accettabile, dopo tanto pessimismo sparso a piene mani contro di essa.

Quanto è più umano, il mio amico Ezio, di quel sempre sicuro di sé, con tutti gli indizi che diventano prove per incanto solo a metterli in fila, che è naturalmente Marco Travaglio. Il quale, pizzicando il collega del Corriere della Sera  Marco Cremonesi troppo solerte, secondo lui, a registrare gli applausi che la Meloni raccoglie sui palchi, si è affacciato a suo modo al balcone di Palazzo Venezia per scrivere che “torna finalmente a splendere il sole sui colli fatali di Roma”. Anche se mancano, almeno per ora, i generali alle sue spalle, al massimo qualche tecnico da prelevare in banche e simili, e si intravvede fra gli uomini o le donne del suo governo un ministro – pensate un pò- per “l’attuazione del programma”, sprovvisto -spero- di un suo servizio segreto per scoprire chi lo dovesse boicottare.

Tutti i Graffi di Damato

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