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Cig, Ilva, Alitalia, Recovery: i dossier che aspettano Draghi

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E poi anche il tema dei ristori, eventuali scostamenti di bilancio, il piano vaccinale, Aspi… sono tanti e scottanti i dossier che attendono Draghi

Risolto il rebus di quale maggioranza sosterrà il governo di Mario Draghi, ci sarà da rimettere in moto il Paese. Ricostruirlo, per la verità, dato che la pandemia ha distrutto il nostro tessuto produttivo (per Bankitalia «la forte contrazione del Pil registrata nel 2020 porterà a un aumento di circa 2.800 fallimenti entro il 2022»). Non sarà facile compattare le forze politiche attorno a un piano di spesa finalmente condiviso dei soldi del Recovery Fund. Ma non sarà nemmeno l’unico problema: sono infatti numerosi, vecchi e nuovi, i dossier che Draghi troverà già sulla sua scrivania a Palazzo Chigi…

SULLA PILA DEI DOSSIER DRAGHI TROVERÀ LA CIG

Quello più scottante è senza dubbio la Cassa integrazione straordinaria per Covid-19. È stata finanziata fino a fine marzo, dopodiché senza ulteriori interventi si rischia di aprire le cateratte dei licenziamenti. I sindacati, che hanno accolto di buon grado il nome di Mario Draghi, chiedono però che per prima cosa disinneschi quella che hanno già definito una “bomba sociale” prossima a esplodere.

ALTRI RISTORI?

Le Camere avevano autorizzato il Conte bis a un ulteriore scostamento di bilancio di 32 miliardi. Resta da capire se Draghi intende seguire le orme degli altri decreti Ristori o proporrà formule differenti. L’ingresso di Forza Italia e Lega in maggioranza potrebbe determinare non pochi cambiamenti: il centrodestra per esempio ha sempre sostenuto che i giallorossi abbiano colpevolmente ignorato le partite Iva e gli autonomi.

IL PIANO VACCINALE

Al centro di quello che potrebbe essere un governo di scopo troviamo indubbiamente il piano vaccinale, come indicato dal presidente Sergio Mattarella. La macchina organizzativa non è stata ancora messa alla prova, visti i ritardi dei produttori di vaccini, perciò andrà rodata e testata.

RIFORMA DELLE PENSIONI

Tra i dossier più delicati che Draghi si troverà a maneggiare, soprattutto se avrà l’appoggio di Matteo Salvini, c’è la riforma delle pensioni. Nessuno si aspetta che il venturo esecutivo tiri un tratto di penna su Quota 100, anche perché scadrà naturalmente tra un biennio, ma l’uscita di scena di questa dispendiosissima misura, poco tollerata in Europa e anacronistica in un periodo tanto difficile, dovrà essere accompagnata da uno scalino per evitare il balzo dello scalone di 5 anni tra chi ne potrà usufruire e chi no.

ALITALIA FERMATA IN PISTA DA BRUXELLES

È stata Bruxelles, proprio poche ore fa, a buttare il dossier di Alitalia sulla scrivania di Draghi. La Commissione europea, per evitare sanzioni da parte dell’Antitrust, sembra infatti imporre ad Alitalia l’esecuzione di una gara vera, a prezzi di mercato, aperta alla concorrenza del Vecchio continente e che comprenda slot ed aerei. Senza un passaggio limpido e cristallino rischia di non arrivare l’ok per ITA, la ventura compagnia di bandiera statale che il Conte bis ha velocemente disegnato in piena emergenza pandemica, facendo passare la crisi di Alitalia come qualcosa di collegato ai lockdown e non un male sistemico.

L’EX ILVA AD AZIONARIATO PUBBLICO

Parrebbe leggermente più semplice il dossier dell’Ex Ilva, ora che l’Unione europea ha approvato, non ravvisandoci aiuti di Stato, il piano per l’ingresso pubblico nell’azionariato dell’acciaieria, con l’assemblea di ArcelorMittal Italia che dovrebbe approvare l’aumento di capitale da 400 milioni di Invitalia. Potrebbero esserci però scossoni sul fronte opposto: Domenico Arcuri è il numero 1 di Invitalia e ha quindi in mano il fascicolo dell’Ilva, tuttavia il super commissario all’emergenza Covid è aspramente criticato da Matteo Renzi e da Matteo Salvini. Ne chiederanno la testa? I 5 Stelle continueranno a blindarlo?

ASPI ANCORA FERMA AL CASELLO

In alto mare la vicenda di Autostrade per l’Italia, in via di statalizzazione, con conseguenza uscita della famiglia Benetton. Sulla vicenda vigila anche la Commissione che ha già comunicato a Roma di avere attenzionato le norme del Milleproproghe su Autostrade per l’Italia che “comportano modifiche unilaterali dei termini vigenti dei contratti comprese le modifiche che incidono sulle condizioni di risoluzione e sull’indennizzo per l’estinzione anticipata” che potrebbero essere incompatibili col diritto comunitario.

 

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