Italia

Il paradosso di un governo Draghi con tutti dentro, annacquato politicamente

fatto draghi

Più passano le ore, più l’ex numero 1 della BCE imbarca leader. Ma più partiti salgono a bordo del governo Draghi più il venturo esecutivo rischia l’immobilismo

Da quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha annunciato l’intenzione di conferire il mandato esplorativo a Mario Draghi, s’è fatto un gran parlare sulla possibilità di avere nuovamente un governo tecnico, à la Mario Monti, o un governo di tecnici e politici, à la Carlo Azeglio Ciampi. In un primo momento la decisione del Colle ha spiazzato tutti i partiti: dal PD ai 5 Stelle e Leu, che non hanno dimostrato da subito entusiasmo per un futuribile governo Draghi.

Paradossalmente, i primi ad avvicinarsi meno guardinghi all’idea di un esecutivo che non avesse Conte premier sono stati due dei principali partiti del centrodestra: Forza Italia e Lega, cui si sono accodate anche le altre formazioni minori. Col passare delle ore, però, è aumentata l’approvazione per la designazione del nuovo presidente del Consiglio, che potrebbe godere di una maggioranza molto ampia, paragonabile a quella di Monti (cui persino la Meloni, ma non la Lega, votò la fiducia). Nonostante questo, la strada è tutt’altro che in discesa: Draghi starebbe pensando a organizzare un secondo giro di consultazioni. Pare un controsenso, invece risponde a una precisa strategia: proviamo a spiegare perché.

CHI SALTA A BORDO DEL GOVERNO DRAGHI

Ha superato le perplessità il Partito Democratico, con il segretario Nicola Zingaretti che in direzione ieri ha detto (ottenendo l’approvazione all’unanimità): “Sarebbe molto importante che tutte le forze dell’alleanza”, Pd, M5s e Leu, “collaborassero convinte” alla maggioranza del governo Draghi, con un allargamento in Parlamento alle forze “moderate, liberali, socialiste. Aiuterebbe la stabilità del governo, gli darebbe forza e credibilità in Italia e nel mondo”. Farà parte della partita ovviamente Matteo Renzi, deus ex machina della situazione, che alla Cnbc, nel suo caratteristico renzish, ha detto: “He’s the best”.

Pure il Movimento 5 Stelle ha ricevuto il mandato da Beppe Grillo a partecipare alla consultazione ed eventualmente al governo, a patto che ottengano rassicurazioni sulla “difesa di tutti i provvedimenti portati a casa dal governo Conte, come il reddito di cittadinanza, il decreto dignità e le norme anticorruzione, e un programma che abbia tra i punti principali il reddito universale, una imposta patrimoniale per i super-ricchi, acqua pubblica, blu economy, digitalizzazione, conflitto di interessi e banca pubblica”.

Sposa appieno la scelta fatta dal Colle Silvio Berlusconi che andrà a Roma per trattare in prima persona: “È l’alto profilo da noi richiesto” e non poteva essere altrimenti, dato che fu proprio il Cavaliere a nominare Draghi alla BCE. Ma a sorpresa pure la Lega non può più tirarsi indietro, dato che un governo Draghi è già festeggiato dagli imprenditori del Nord, da Confindustria e dalle Borse. Giancarlo Giorgetti, numero 2 del partito, si è persino spinto a dire: “Draghi è un fuoriclasse come Ronaldo. Uno come lui non può stare in panchina”. E poi: “Il presidente della Repubblica e Mario Draghi hanno rivolto un appello a tutti i partiti per un governo di ‘unità nazionale’. E sarebbe sorprendente che non venga ascoltato il primo partito in Italia. Se si volesse far nascere un governo senza questa gamba mi sembra evidente che sarebbe un governo zoppo”.

La variegata galassia di partitini di centrodestra è a favore di un governo politico: “La cosa che abbiamo chiesto è che se è un governo di tutti, di unità nazionale, deve essere di discontinuità. Un governo dei tecnici rischia di essere di nessuno, uno politico deve essere espressione delle migliori risorse, ma non chi ha già ricoperto incarichi”, ha detto Maurizio Lupi, in rappresentanza delle componenti Idea, Noi con l’Italia, Usei, Alleanza di centro. Così Giovanni Toti, leader di Cambiamo: “Stiamo parlando di un governo di unità nazionale, mi aspetto che tutti partecipino che ve ne siano le condizioni”.

I PRIMI AUT AUT

Una maggioranza tanto vasta a sostegno di un governo politico però rischia di creare più di un imbarazzo reciproco. Si contano già due aut aut. Il primo di Matteo Salvini: “Draghi dovrà scegliere tra le richieste di Grillo e quelle nostre che sono il contrario. Meno tasse o più tasse. Noi siamo liberi. Meno tasse e meno burocrazia”. Si crea così il paradosso per il quale l’ex ministro dell’Interno non si fa problemi a condividere l’esecutivo Draghi col PD ma lo turba la presenza degli ex alleati di governo grillini. Il secondo veto arriva proprio dai Dem. “Non ci sono le condizioni per stare con la Lega”, ha già avvertito il capogruppo al Senato, Andrea Marcucci. “Decideranno Draghi e Mattarella. Ma non credo che chi a Bruxelles sta con la Le Pen e AfD possa usare questo esecutivo per liquidare il suo credo sovranista. Su europeismo, equità fiscale e politiche d’integrazione il Pd non farà passi indietro”. E il M5S porrà il veto sulla figura di Berlusconi o governerà pure con lui? E risponderà a Salvini con un veto analogo?

UN GOVERNO COSÌ POLITICO DA ESSERE ANNACQUATO

Resta da capire come possa essere politico un governo che vada dalla Lega a Leu, passando per PD, Forza Italia, M5S e tutta la galassia centrista. Come riusciranno, insomma, a mettersi d’accordo le varie anime su temi molto divisivi, dal MES alle voci di spesa del Recovery Fund, dalla flat tax leghista ai 5 Stelle che vorrebbero potenziare il reddito di cittadinanza. Sarà allora un governo con pochi punti programmatici? E come si combina una simile esigenza di sintesi con la necessità di elaborare il vastissimo piano del Recovery Fund, dato che attualmente ogni partito ha la sua proposta (PD, LEU e M5S quella presentata da Conte, IV il piano C.I.A.O., la Lega gira da giorni nei salotti televisivi con un faldone sotto braccio…).

E, ancora, che ne sarà di Giuseppe Conte? I pentastellati, i dem e Leu lo vogliono nel dream team di Draghi, se non altro per ricompattare la maggioranza, ma Renzi, Salvini e Berlusconi riuscirebbero a digerirlo? La partita è più aperta che mai e ben si capisce perché quello che sembra essere il governo dalla più ampia maggioranza immaginabile della storia repubblicana abbisognerà di un secondo giro di consultazioni: con troppi membri della ciurma a bordo, la barca, anziché essere migliore, rischia solo di affondare…

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