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Confprofessioni a Orlando: “Le tutele devono essere per tutti”

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Secondo Confprofessioni: «Iscro primo tassello, ma tutti i lavoratori devono poter disporre di tutele nei momenti di difficoltà»

Un vecchio adagio recita che i diritti per pochi hanno un altro nome: privilegi. E allora le tutele? Pensiamo per esempio ai tanti paracadute a disposizione dei lavoratori dipendenti. Sono sconosciuti a chi è autonomo. Dato che la pandemia sta velocemente ridisegnando il nostro mondo, questa potrebbe essere l’occasione adatta di ripensare anche a simili dettagli, che poi dettagli non sono. Lo chiede Confprofessioni al neo ministro del Lavoro Andrea Orlando: «Tutti i lavoratori, a prescindere dalle modalità con cui svolgono l’attività lavorativa devono poter disporre di tutele nei momenti di difficoltà».

CONFPROFESSIONI CHIEDE TUTELE PER TUTTI

«Universalità delle tutele e semplificazione delle procedure di accesso». Sono i cardini su cui dovrebbe articolarsi il progetto di riforma degli ammortizzatori sociali allo studio del Ministro del Lavoro Orlando. Secondo il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, intervenuto alla video conferenza tra il titolare del dicastero e le Parti sociali: «Tutti i lavoratori, a prescindere dalle modalità con cui svolgono l’attività lavorativa devono poter disporre di strumenti che li tutelino nei momenti di difficoltà. L’Iscro, come introdotto dalla legge di bilancio 2021, ha rappresentato il primo tassello per la creazione di un compiuto sistema di tutele», ha aggiunto Stella.

Leggi anche: Cos’è l’Iscro, la prima cassa integrazione per partite Iva nella storia del Paese

Sul fronte del lavoro subordinato l’attenzione di Confprofessioni si concentra, in particolare, sugli studi professionali (un bacino di circa 1 milione tra lavoratori e collaboratori di studio), che occupano in media 3 dipendenti. «La riforma degli ammortizzatori sociali non può dimenticare i dipendenti di strutture finora non compresi dalle norme sugli strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro e che, quindi, devono essere inclusi nel nuovo disegno di riforma», ha concluso Stella. «Occorre in questo senso un intervento ampio che si basi su strumenti adeguati alle esigenze e alle caratteristiche dei singoli comparti produttivi, valorizzando il ruolo delle parti sociali e dei fondi di solidarietà bilaterali».

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