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Conte, non c’è 2 senza ter. Le tappe della crisi pilotata

Conte ter

Il presidente del Consiglio prova nuovamente a uscire dalla porta per rientrare dalla finestra. E così pure Matteo Renzi, che forse sarà azionista del premier che ha fatto dimettere provocando la crisi che potrebbe portare al Conte ter

Se è una crisi pilotata, finora non abbiamo avuto l’impressione che il pilota sia in grado di effettuare come si deve l’atterraggio di emergenza. Soprattutto ieri, quando il velivolo del governo ha di colpo puntato il muso verso il basso e la situazione è velocemente precipitata. I motori hanno iniziato a singhiozzare nel pomeriggio, nell’esatto momento in cui anche all’esecutivo è stato chiaro ciò che le vecchie volpi della politica dicevano ormai da giorni, ovvero che non ci sono i numeri per superare indenni il voto di mercoledì al Senato sulla giustizia e che con il ministro Alfonso Bonafede sarebbe crollato l’intero Conte bis.

Ma il presidente del Consiglio prova comunque a restare alla cloche e spera di domare la crisi come aveva già fatto nell’estate del 2019: dimettersi, trovare una nuova maggioranza (la terza in nemmeno tre anni) e ritornare in sella. Con un’unica, grande differenza: di Matteo Salvini riuscì a sbarazzarsene, spedendolo definitivamente al Papeete, ma l’altro Matteo, ovvero Renzi, potrebbe essergli ancora utile. Di più: indispensabile…

COSA SUCCEDE QUESTA MATTINA?

Scarno il comunicato di Palazzo Chigi: “È convocato per martedì 26 gennaio alle ore 9 il Consiglio dei Ministri nel corso del quale il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, comunicherà ai ministri la volontà di recarsi al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. A seguire, il Presidente Conte si recherà dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella“. È probabile dunque che l’auto del premier varchi i cancelli del Quirinale già alle 9:30, massimo per le 10. Perché la giornata sarà lunga e il tempo a disposizione di Conte si sta esaurendo.

CRISI, IL CONTE TER HA I NUMERI?

Partiamo dalle certezze: il Capo dello Stato non concederà troppo tempo per mettere assieme nuove maggioranze, quindi i numeri devono saltare fuori il prima possibile. Ci sono? Difficile dirlo. A logica parrebbe che Conte abbia provato a giocarsi tutto il tempo che aveva a disposizione per trovarli, rinviando le dimissioni alla vigilia della sua caduta in Senato (che non ci sarà più, perché si dimette l’intero governo, quindi anche Bonafede) e posticipando la sua salita al Colle da ieri sera a questa mattina. Insomma, un tentativo disperato di mettere assieme una maggioranza raccogliticcia con cui arrivare almeno al semestre bianco e quindi tirare un sospiro di sollievo per circa un annetto, quando ci sarà da eleggere il successore di Mattarella.

Quindi è tutto nelle mani dei Responsabili? No, ma del presidente della Repubblica, che virtualmente potrebbe pure affidare a Conte il compito di fare un governo di minoranza. Insomma, un Conte ter con l’appoggio esterno dei volenterosi, ovvero Forza Italia e Italia Viva. Un governo Forza Italia Viva, insomma, che fin dal nome esprimerebbe già un piano programmatico visto che dovrebbe avere il compito di ricostruire il Paese con i soldi del Recovery Fund. Ecco, proprio quel compito, unito al rischio di perdere i finanziamenti di Bruxelles, di mandare all’esecutivo forze meno europeiste e di spedire gli italiani alle urne in piena pandemia potrebbe spingere Mattarella ad appoggiare un governo senza punti d’appoggio, vincolandolo a un programma di pochi, semplici punti che chi resta fuori ma promette il proprio voto si vincolerà a votare. Anche questa è una ipotesi. Quel che è certo è che per essere una crisi pilotata, pare parecchio imbizzarrita.

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