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Coprifuoco, eppur (la lancetta) si muove. Cosa fa il governo

coprifuoco

I due Mattei si sono alleati nel chiedere l’abolizione del coprifuoco e la maggioranza ha preferito formalizzare il tagliando prima che si creassero fibrillazioni pericolose

Ai ministri del suo esecutivo Mario Draghi aveva detto giorni fa quanto gli sembrasse lunare il battibecco su sessanta minuti di coprifuoco a fronte del PNRR da 248 miliardi che il governo sta finalizzando. Ma, tant’è, l’argomento ha continuato a tenere banco. Non solo: nella giornata di ieri ha registrato una inedita convergenza tra i due Mattei, Matteo Renzi e Matteo Salvini, che ha subito fatto rabbrividire il PD di Enrico Letta e il M5S di Giuseppe Conte. Letta e Conte, del resto, conoscono bene entrambi e temono cosa potrebbero fare assieme.

(A PAROLE) TUTTI ODIANO IL COPRIFUOCO

“È ovvio che vada rivisto il coprifuoco delle 22. Lo sanno tutti e privatamente lo dicono tutti: così non ha senso. Dunque, nei prossimi giorni il coprifuoco andrà tolto o l’orario prolungato”, ha scritto Renzi nella sua enews. “Regalare questa battaglia a Salvini, a mio giudizio, è un errore politico di quelle forze di maggioranza che, sognando, immaginano un Papeete 2. Pensano, cioè, che – provocandolo sul coprifuoco -Salvini cada nel tranello e reagisca d’impulso, uscendo dalla maggioranza. Ma Salvini non ci pensa neppure, la lezione dell’estate 2019 gli è bastata e avanzata”, ha motivato.

Leggi anche: Freddo e pioggia, com’è andata la riapertura (all’aperto) di bar e ristoranti?

D’altra parte Salvini festeggia le “Quasi 90 mila firme raccolte in poche ore, grazie a voi e nel silenzio di giornali e tivu’, per chiedere libertà e lavoro. Straordinario! Avanti così, fino all’obiettivo”, dice sui social. Quindi, il leader della Lega, ospite a L’Aria che tira, su La7 ha puntualizzato: “Ho nel governo due piedi dentro: la richiesta sul coprifuoco non è della Lega ma di tutti i sindaci e governatori, anche quelli di sinistra”. E: “Adesso gli italiani chiedono salute, lavoro e libertà. Continuo a non essere d’accordo con il coprifuoco alle 22 ma non devo essere io a convincere Draghi. Io penso che entro metà maggio saranno i dati a consentire di riaprire”.

Una convergenza pericolosa, quella tra Italia viva e Lega, le due mine vaganti della variegata compagine governativa, che ha indotto la maggioranza a procedere con la formalizzazione di un tagliando della misura in due settimane, come peraltro già annunciato da Forza Italia. Questo dopo aver fatto sminato il percorso dall’ordine del giorno di Fratelli d’Italia che comunque non era affatto aperturista come lasciava intendere Giorgia Meloni, visto che recita: «si impegna il governo a valutare l’opportunità, nei provvedimenti di prossima emanazione, di assicurare che nelle zone gialle i ristoranti possano rimanere aperti fino alle 24». Il respingimento della Camera ha tolto dall’imbarazzo soprattutto Matteo Salvini, che in teoria avrebbe dovuto votarlo, ma in pratica aveva già lasciato intendere che sarebbe rimasto fedele al governo.

Ma il segnale più importante, nella serata di ieri, è arrivato proprio dalla maggioranza che col proprio testo «impegna il governo a valutare nel mese di maggio, sulla base dell’andamento del quadro epidemiologico oltre che dell’avanzamento della campagna vaccinale, l’aggiornamento delle decisioni prese» con l’ultimo decreto legge Covid sulle aperture, «anche rivedendo i limiti temporali di lavoro e spostamento», ovvero l’orario del coprifuoco. È quanto condiviso dalla maggioranza alla Camera. Il testo è frutto di una mediazione condotta dal ministro Federico D’Incà che sul tema, a quanto si apprende, ha avuto anche un colloquio con il premier Mario Draghi.

Insomma, se con l’Italia zona gialla e le riaperture i dati epidemiologici non peggioreranno, è facile che il coprifuoco venga posticipato alle 23 o alle 24 tra due- tre settimane, che poi era la roadmap originaria del ministro Roberto Speranza. Ma tutti, da Italia Viva alla Lega, passando per Forza Italia e Fratelli d’Italia, se ne prenderanno il merito, giocando sulla pelle di milioni di esercizi commerciali e piccoli imprenditori.

 

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