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Cosa chiede il PD a Draghi? Ecco il documento

PD Draghi

Il documento che il PD ha consegnato a Mario Draghi

Policy Maker è in grado di anticiparvi il contenuto del dossier (qui il PDF) che il PD ha consegnato al presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, con i punti necessari per imbastire un’azione di governo comune.

IL DOCUMENTO CHE IL PD HA DATO A DRAGHI

Il contributo del Partito Democratico per un Governo autorevole, europeista, riformista

La pandemia da Covid-19 si è abbattuta sul nostro Paese, così come sull’Europa e sul resto del mondo, con un impatto devastante, dal punto di vista sanitario, economico e sociale. L’anno che abbiamo alle spalle è segnato da eventi che mai avremmo immaginato: la perdita di un numero altissimo di vite umane, il cambiamento radicale del nostro vivere comune, le pesanti ricadute sull’economia, il lavoro, la scuola, la salute e la fiducia stessa delle persone.
Il Governo Conte, che abbiamo contribuito a costituire nell’agosto 2019 e che abbiamo sostenuto lealmente, ha affrontato con grande impegno e determinazione la difficile situazione del Paese, mettendo in campo azioni e risorse straordinarie per proteggere la vita delle persone e attenuare gli effetti più drammatici della pandemia. Anche a livello europeo, grazie al contributo decisivo del nostro Governo e dei nostri rappresentanti nelle istituzioni europee, si è segnato un cambio di passo fondamentale, superando dogmi e limiti del passato e dando avvio a una nuova stagione politica per l’Europa, che vede nel programma Next Generation EU il suo punto più avanzato.
L’apertura irresponsabile della crisi da parte di Italia Viva ha segnato una brusca e incomprensibile battuta d’arresto, che abbiamo cercato in tutti i modi di scongiurare e che abbiamo giudicato sbagliata e pericolosa.
La scelta del Presidente Mattarella di affidare l’incarico per la formazione di un nuovo Governo al professor Draghi apre una fase nuova, per portare il Paese fuori dall’incertezza, a cui vogliamo contribuire con la massima determinazione.
Di fronte a questa situazione, come sempre, il Partito Democratico sceglie di mettere al primo posto gli interessi del Paese, convinto che compito della politica sia dare risposte ai bisogni e alle aspettative delle persone, tanto più in un momento così difficile.
Le sfide enormi che abbiamo davanti – la lotta alla pandemia, la gestione della campagna vaccinale, la necessità di un rilancio su basi nuove dell’economia, il rafforzamento della centralità dell’Europa e delle sue istituzioni – ci chiedono di rispondere positivamente all’appello del Presidente della Repubblica, assumendo la responsabilità che questo tempo richiede.
Responsabilità, visione, qualità, inclusione, umanità, sono i nostri principi ispiratori in questo passaggio.
Per questo pensiamo che serva dare all’Italia un Governo autorevole, di chiaro stampo europeista, riformista, che costruisca attorno a un programma condiviso una maggioranza parlamentare coesa e stabile, che risolva i problemi aperti, assuma le necessarie scelte strategiche e prosegua sulla strada di una sempre maggiore integrazione europea.
È necessario formare in tempi rapidi un esecutivo che si ponga un orizzonte di legislatura e che, cogliendo appieno le opportunità che insieme abbiamo costruito in Europa, affronti le emergenze di questa fase: gli impatti sanitari e sociali della pandemia e, insieme, i nodi e le opportunità di uno sviluppo sostenibile.
Per fare fronte a tutto questo bisogna contrastare ogni disegno sovranista e ogni tendenza negazionista.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza approvato dal Consiglio dei Ministri è una priorità assoluta, a cui già abbiamo concorso sia nella fase di definizione, sia con interventi per un suo sostanziale miglioramento rispetto alla prima versione. È essenziale che la sua definitiva approvazione, dopo il passaggio parlamentare, e soprattutto la sua attuazione procedano nei tempi e con le modalità più efficaci, per non disperdere l’enorme potenziale di cambiamento che questo strumento porta con sé, per costruire un Paese più competitivo, più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, più giusto perché meno diseguale.
Questo è il momento dell’ambizione, dell’elaborazione di un progetto sostenuto da una forte proposta politica.
Per questo mettiamo a disposizione le nostre proposte per un governo forte e di lunga durata, utili alla formazione di un esecutivo di legislatura che assuma alcune priorità per noi irrinunciabili:
collocare saldamente il nostro Paese nella strategia europea,
combattere insieme la pandemia e proseguire nella campagna vaccinale,
attuare il PNRR attraverso un percorso di coinvolgimento del Paese, per una nuova stagione di sviluppo sostenibile ed inclusiva;
mettere in sicurezza e rilanciare il sistema della sanità pubblica e del welfare;
rafforzare le infrastrutture sociali;
investire in scuola, università, ricerca,;
realizzare una riforma degli ammortizzatori sociali che sia fortemente connessa a  moderne politiche attive del lavoro e ad un programma di formazione di nuove competenze per interpretare al meglio la sfida della transizione ecologica e digitale;
combattere le disuguaglianze di genere, generazionali e territoriali;
portare avanti una riforma fiscale che realizzi in pieno il principio di progressività previsto dall’articolo 53 della nostra Costituzione e che coniughi semplificazione ed equità;
portare a compimento la riforma della giustizia e delle carceri;
gestire i fenomeni migratori con umanità, legalità, solidarietà  e inclusione;
combattere le organizzazioni criminali e le mafie;
approvare riforme istituzionali per dare efficienza allo Stato e agli altri livelli di governo territoriali.

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Europa
In questa terribile crisi, sotto la guida della nuova Commissione presieduta dalla Presidente Von der Leyen, l’Europa ha saputo rispondere con coraggio e visione, interpretando finalmente l’ambizione del progetto politico per cui è nata e a cui l’Italia ha concorso fin dalla sua fondazione. La vocazione europeista dovrà essere un tratto identitario del Governo, collocando saldamente l’Italia tra i Paesi che vogliono costruire e migliorare l’Europa e contrastare così ogni deriva sovranista, anacronistica e condannata dalla storia.

Per questo riteniamo prioritario che il Governo agisca per i seguenti obiettivi:
rafforzamento e rinnovamento delle istituzioni europee, per migliorarne la capacità di governare processi complessi e avvicinarle ai cittadini;
superamento dei vincoli e delle rigidità delle politiche di bilancio europee che hanno per troppo tempo rallentato la crescita e gli investimenti;
potenziamento delle politiche di coesione e di inclusione per combattere le disuguaglianze;
rafforzamento del ruolo di leadership mondiale nella lotta al cambiamento climatico per vincere la sfida della transizione ambientale, anche attraverso una rinnovata politica della produzione agricola e rurale;
rafforzamento della politica estera nella direzione del multilateralismo, alleanza atlantica e integrazione europea.
La piena adesione al progetto di un’Europa che sia sempre più potenza democratica e attore globale deve vederci pienamente impegnati nel processo di ricostruzione e riforma del multilateralismo, in una rinnovata e rafforzata relazione con la nuova amministrazione democratica americana Biden-Harris. Pace, democrazia e diritti, partecipazione attiva alle istituzioni internazionali, cooperazione e promozione di sviluppo umano e qualità ambientale, libero scambio e apertura dei mercati sono i capisaldi della nostra politica estera.

Salute
La pandemia ha messo in luce alcuni limiti strutturali del nostro sistema sanitario, che nonostante questo, grazie al suo carattere pubblico e universalistico, resta uno dei migliori al mondo. Lo stress test del Covid-19 ha reso ancor più impellente la necessità di trovare soluzioni a problemi vecchi e nuovi come la carenza ormai “storicizzata” di personale sanitario, la deriva del modello ospedale-centrico, una sottovalutazione del ruolo e degli investimenti nell’igiene pubblica e nella prevenzione, la debolezza dell’integrazione socio-sanitaria.
La pandemia, inoltre, ha fatto emergere in modo drammatico tutti i limiti del federalismo sanitario che ha disegnato diseguaglianze sempre più marcate, frammentazione del livello decisionale e, in alcuni casi, situazioni di conflitto tra le stesse Regioni e tra Stato e Regioni.

Gli obiettivi che riteniamo prioritario perseguire sono:
strutturazione e attuazione del piano nazionale vaccinale anti-covid19 per una tempestiva somministrazione nelle diverse modalità dei vaccini disponibili;
rafforzamento del sistema sanitario nazionale, sostegno al carattere universalistico, e riduzione dei divari territoriali, evoluzione orientata alla dimensione generale della salute rispetto alla sola sanità;
pieno impiego delle importanti risorse stanziate dalle ultime leggi di bilancio e dei fondi destinati dal PNRR (18 miliardi) e individuazione di risorse aggiuntive per rafforzare il sistema sanitario pubblico universalistico;
rafforzamento della medicina territoriale, medici di famiglia e distretti sanitari;
investimenti per assunzioni e formazione del personale sanitario, aumento borse di studio e borse di specializzazione, adeguamento stipendi medici e personale sanitario;
adeguamento e modernizzazione delle infrastrutture sanitarie e degli ospedali;
potenziamento della politiche di prevenzione e diagnosi precoce;
integrazione tra politiche sanitarie e politiche sociali,
aggiornamento e attuazione dei LEA, realizzazione LEA Covid-19;
garanzia all’accesso a terapie innovative e piani diagnostici avanzati;
integrazione socio sanitaria nella prevenzione, diagnosi e gestione degli anziani e dei malati cronici;
digitalizzazione del settore sanitario, realizzazione piattaforma nazionale digitale, telemedicina;
investimenti nella ricerca biomedica e sviluppo di tecnologie, farmaceutica e scienze della vita, piano nazionale ricercatori;
superamento dei conflitti istituzionali tra Stato e Regioni valutando l’opportunità dell’inserimento in materia di riparto di competenze della cosiddetta “clausola di supremazia”.

Lavoro
Il lavoro sta cambiando; è già cambiato e ancora cambierà in futuro. L’orizzonte strategico del
Governo deve agganciare quel cambiamento alla vita delle persone, per migliorarla.
Ciò significa innovare il modo di produrre, la qualità di ciò che si produce. Vuol dire soprattutto creare nuove opportunità di lavoro – dipendente, cooperativo, autonomo – sfruttando la frontiera dell’innovazione tecnologica e digitale. Significa rendere il lavoro, di oggi e domani, la principale leva di uguaglianza, aprendo una nuova e completa stagione dei diritti. L’impatto della pandemia ha purtroppo acuito alcune debolezze strutturali del nostro sistema del lavoro: il basso tasso di partecipazione femminile e la disparità salariale ancora presente tra lavoro maschile e femminile,  l’elevata disoccupazione giovanile, il forte divario territoriale, il disallineamento tra domanda e  offerta di lavoro, la disparità di tutele che ancora penalizza molti lavoratori e lavoratrici, la permanenza di forme di sfruttamento. La prossima scadenza degli effetti del blocco dei licenziamenti legato alla crisi Covid-19 rende necessari e urgenti nuovi strumenti di governo, anche differenziati in ragione delle peculiarità dei settori, e interventi urgenti di riforma, per garantire un utilizzo ottimale delle risorse messe a disposizione delle legge di bilancio e dal PNRR, attraverso un confronto costante con le parti sociali.

Le priorità in questo campo sono:
riforma degli ammortizzatori sociali, per garantire universalità della copertura, seppure con strumenti diversi, a tutto il mondo del lavoro dipendente e autonomo;
rilancio delle politiche attive del lavoro, attraverso una nuova capacità di interconnessione tra Anpal, centri per l’impiego, navigator ed imprese, per migliorare l’incrocio tra domanda e offerta nel nuovo mercato del lavoro;
aumento dell’occupazione femminile, attraverso politiche che liberino il tempo delle donne e trasformino l’organizzazione sociale, politiche pubbliche necessarie al superamento delle discriminazioni e degli stereotipi di genere, aumento del congedo di paternità, approvazione di una  legge sulla parità di retribuzione tra donne e uomini;
formazione permanente delle lavoratrici e dei lavoratori, per l’acquisizione e la certificazione delle competenze lungo tutto il ciclo di vita lavorativo;
introduzione di una normativa per rendere strutturale l’utilizzo dei Contratti di Solidarietà Espansiva;
prosecuzione della riduzione del cuneo fiscale e detassazione degli aumenti salariali sui rinnovi contrattuali;
approvazione di una normativa per l’equo compenso e di un regime fiscale più equo per professionisti e partite IVA;
approvazione di una normativa sulla rappresentanza e sulla rappresentatività delle organizzazioni sindacali e di quelle datoriali;
approvazione di un nuovo Statuto dei Lavori, delle Lavoratrici e dei Lavoratori;
adozione di nuove e più adeguate norme sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi lavoro;
approvazione di norme che agevolino la regolamentazione dello smart working nell’ambito della contrattazione collettiva nazionale;
riforma del sistema pensionistico: il termine della sperimentazione di “Quota 100” impone l’individuazione e l’estensione di altri istituti, tra cui Opzione donna e Ape social;
piena applicazione della legge contro il caporalato.

Riforma fiscale
Il nostro Paese ha bisogno di un significativo intervento di riforma fiscale che, ricostruendo un rapporto di fiducia tra fisco e contribuente, realizzi una sensibile riduzione del carico fiscale su famiglie e imprese nel segno della semplificazione, dell’equità sociale e del contrasto alle disuguaglianze, conduca a una migliore distribuzione della ricchezza e dia nuovo impulso a una crescita più equa e sostenibile.

Le priorità in questo senso sono:
introduzione di un sistema fiscale più progressivo, per alleggerire il carico sui ceti medio-bassi e scoraggiare la rendita; la nostra proposta prevede di passare dall’attuale sistema a più scaglioni a un sistema ad aliquote continue, sul modello tedesco, che riduca l’imposizione per i ceti medi e medio-bassi. L’intervento è in parte finanziato con una riduzione delle entrate (4 miliardi sono già in via di stanziamento nell’attuale manovra, di cui 2,5 per il 2022 e 1,5 per il 2023), in parte si finanzia con la lotta all’evasione e con il reinserimento parziale dei redditi da capitale nella base imponibile, prevedendo alcune esclusioni;
razionalizzazione delle agevolazioni e in particolare dei SAD; interventi di riforma della fiscalità ambientale al quadro comunitario, così come l’implementazione della Web Tax;
razionalizzazione delle imposte indirette e del complesso sistema delle tax expenditures, del rafforzamento delle infrastrutture e agenzie fiscali con diversificazione delle mission, di un crescente investimento nel fisco telematico e nell’utilizzo delle tecnologie emergenti per il contrasto all’evasione fiscale, contrastando ogni ipotesi di condono.

Istruzione, ricerca, cultura
La scuola e la cultura sono i pilastri di un Paese che fa della lotta alle disuguaglianze il proprio faro per illuminare la strada dello sviluppo. La pandemia ha condizionato negativamente i percorsi scolastici e di formazione per migliaia di bambini e bambine e di giovani, ma ha anche messo in luce alcune esigenze non più rinviabili per realizzare compiutamente il carattere universale del diritto allo studio e la possibilità di formare competenze e professionalità fondamentali per lo sviluppo del Paese. La scuola è la più importante infrastruttura sociale su cui occorre tornare a investire risorse e progettualità, per colmare il gap che ci divide dalla media dei Paesi OCSE, aumentando il nostro livello di spesa per l’istruzione dal 3,6 ad almeno il 5% del PIL.

Per questo individuiamo le seguenti priorità:
gratuità dell’istruzione da 0 a 18 anni per gli studenti che provengono da famiglie a basso reddito;
contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica;
potenziamento della rete scolastica per la fascia 0-6 a partire dall’incremento della diffusione dei asili nido, dalla copertura delle scuole dell’infanzia e dal potenziamento del tempo pieno su tutto il territorio nazionale, superando il forte divario territoriale ancora esistente;
determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, abbandonando il criterio della spesa storica; incremento delle risorse per il sostegno e le disabilità;
prosecuzione delle politiche di digitalizzazione e riqualificazione energetica e sismica degli edifici scolastici, anche per contrastare il sovraffollamento delle classi;
rafforzamento dell’alleanza tra scuola e territorio attraverso i Patti di comunità;
investimenti nel capitale umano, a partire da procedure di reclutamento stabili e certe per il personale e dalla valorizzazione della professione del docente, restituendo l’autorevolezza sociale che queste figure meritano, garantendo una più adeguata retribuzione e il diritto ad una formazione lungo tutto l’arco della vita professionale.;
investimenti nella scuola come luogo di superamento e contrasto degli stereotipi di genere; educazione al rispetto e alla valorizzazione delle diversità sin dalla scuola dell’infanzia, contrastando discriminazioni legate al sesso ma anche all’origine, religione, disabilità e ceto;
introduzione di programmi di promozione delle materie STEM tra le ragazze e le bambine;
rafforzamento del legame tra istruzione, formazione professionale e mondo del lavoro, potenziamento degli istituti tecnici superiori, orientando sempre più la formazione alla sfida della transizione ecologica e digitale.

Le università sono un investimento sul futuro del Paese; per questo occorre proseguire nella direzione tracciata secondo i seguenti obiettivi:
investimento nell’edilizia universitaria, nella digitalizzazione delle strutture e della didattica, nella creazione di poli universitari di innovazione tecnologica e di eccellenza scientifica, nell’integrazione tra università, enti di ricerca e imprese;
potenziamento del personale didattico e di ricerca che opera nelle università, riducendo i tempi di precarietà, valorizzando il dottorato di ricerca, ridando centralità alla didattica;
aumento del Fondo ordinario per l’Università e rilancio dell’autonomia, con più responsabilità e meno burocrazia;
estensione della no-tax area per famiglie con redditi medio-bassi, ampliamento delle borse di studio, agevolazioni per gli studenti fuori sede e potenziamento dell’offerta dell’edilizia universitaria per garantire che l’università sia un diritto per tutti i giovani.

In parallelo a quelli in istruzione gli investimenti in cultura sono la chiave dello sviluppo civile, democratico e economico del Paese. Un dato tanto più evidente quando le implicazioni che il covid-19 ha avuto su questo settore appaiono in tutta la loro gravità. Il Governo dovrà proseguire nella strada tracciata in questi anni per allargare le opportunità di accesso universale alla cultura. Tra le sue priorità dovrà esserci anche l’attenzione per le industrie creative e culturali, oramai un pezzo dell’economia più avanzata nel mondo e che nel nostro Paese deve essere valorizzata in tutte le sue potenzialità: un progetto di Cultura 5.0 per attrarre e sostenere investimenti in cultura, promuovere innovazione creativa, rafforzare le filiere dell’industria e dell’impresa culturale.

Welfare e Terzo Settore
La pandemia e i suoi effetti economici e sociali hanno allargato la forbice delle disuguaglianze nel nostro Paese, aumentando il divario tra territori, fasce sociali, generazioni e generi. Anche per questo l’obiettivo dell’inclusione sociale e della riduzione delle disuguaglianze deve essere una priorità del Governo, per rafforzare la coesione sociale e fare in modo che di fronte alla crisi nessuno resti indietro.
Per questo occorre investire in un sistema di welfare finalmente evoluto, che parta dalla piena attuazione della legge 328 del 2000 e dal riconoscimento dei bisogni sociali non ancora soddisfatti, anche come opportunità di creazione di occupazione e investimenti utili a tutta la collettività. La pandemia ha reso evidente che l’integrazione tra il sociale e il sociosanitario è indispensabile per garantire il diritto alla salute e alla cura in maniera omogenea e equanime; sanità e sociale devono uscire ugualmente rafforzati dalla vicenda pandemica perché sono le basi della “democrazia della cura”.
Le esperienze di questi anni partite con il SIA, proseguite con il REI, per approdare infine al Reddito di cittadinanza dimostrano l’assoluto bisogno di una vera e propria infrastruttura di servizi territoriali insieme alla dotazione adeguata di professioniste e professionisti del servizio sociale  (assistenti sociali, educatori, psicologi, mediatori culturali, laureati nelle scienze sociali) per fare in modo che misure di sostegno individuale si trasformino in occasioni reali di inclusione.

Per questo si ritiene fondamentale perseguire i seguenti obiettivi:
rafforzamento delle infrastrutture sociali per promuovere inclusione sociale, in primis attraverso la definizione dei LIVEAS a completamento dell’attuazione della legge 328;
piena realizzazione dell’integrazione sociosanitaria, garantendo l’accesso e la continuità dei servizi sociali, socio-assistenziali e socio-sanitari: le Case della salute come il luogo privilegiato per dare piena realizzazione della presa in carico, a cominciare dall’istituzione dei PUA (Puniti unici di accesso) fino alla definizione dei piani personalizzati di intervento socio sanitario;
investimenti in servizi domiciliari,  assistenti familiari adeguatamente formate e tutelate, assistenza medica ed infermieristica domiciliare, cure per il dolore, servizi di prossimità per il disbrigo di incombenze e trasporti, centri diurni  di socializzazione, per evitare che la non autosufficienza abbia come unica risposta l’istituzionalizzazione e l’inserimento in strutture residenziali;
creazione di un budget di salute tra risorse sanitarie e sociali per i servizi integrati;
potenziamento dei servizi sociali con l’obbiettivo di avvicinare il più possibile al rapporto di 1 assistente sociale ogni 5000 abitanti, proseguendo nella direzione intrapresa con l’ultima legge di bilancio;
approvazione di norme che tutelino sia a livello economico che occupazionale i caregiver familiari;
piena attuazione della legge sul “Dopo di noi” garantendo un’adeguata e realistica copertura economica;
trasformazione delle RSA in luoghi di assistenza più vicini possibile alla dimensione familiare e meno a quella ospedaliera, ripensando anche la tipologia dei trattamenti;
sostegno alla vita autonoma, indipendente e alla domiciliarità, anche attraverso un investimento in edilizia residenziale pubblica e sociale e supporto alla locazione;
potenziamento dell’assistenza domiciliare scolastica;
assunzione di misure per contrastare la povertà alimentare e assicurare l’accesso a un cibo sano e di qualità;
riordino complessivo delle provvidenze economiche con relativo innalzamento e adeguamento delle pensioni di invalidità;
definizione di percorsi di concreta inclusione nel mondo del lavoro, completando le riforme e interventi previsti dal Programma Governativo per l’attuazione dei diritti delle persone con disabilità.

L’assegno unico è un risultato importante, perché semplifica le varie misure dando continuità, universalità e valore al sostegno delle famiglie con figli a carico. Si sostanzia sotto forma di un contributo mensile, che dovrà accompagnarsi alla condivisione delle responsabilità genitoriali. Serve quindi un grande impegno nei prossimi mesi, per completare la fase applicativa della misura, già finanziata con la legge di bilancio.

Il Terzo Settore è oggi, anche grazie all’avanzata normativa approvata nel nostro Paese, un protagonista fondamentale del sistema di welfare, per qualità, quantità e radicamento delle esperienze diffuse a livello territoriale. Si ritiene tuttavia fondamentale:
completare l’adozione e l’attuazione dei decreti ministeriali applicativi del processo di riforma, realizzando un’articolata politica di sostegno al Terzo Settore che riguardi vari aspetti: fisco, riproduzione di buone pratiche, recupero di immobiliti inutilizzati, digitalizzazione, capitalizzazione, supporto all’inserimento dei lavoratori svantaggiati;
fare in modo che le logiche collaborative tra enti pubblici e di terzo settore nella produzione di beni e servizi d’interesse generale si traducano in forme di partnership diffuse e riconosciute dall’amministrazione, anche attraverso un vasto programma di formazione.

Il contributo del PD non può dimenticare i diritti civili, nel loro intreccio indissolubile con i diritti sociali. Per questo auspichiamo la rapida approvazione della “legge Zan” contro omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo. Alla Camera è stato fatto un lavoro paziente e approfondito, che ha portato all’approvazione di un testo equilibrato e efficace, su una legge di iniziativa parlamentare, che ora attende di essere approvata in via definitiva al Senato.

Politiche di genere ed empowerment femminile
La pandemia ha ulteriormente evidenziato distorsioni, iniquità e discriminazioni presenti nella società. Tra queste le disuguaglianze di genere e il forte divario nell’accesso al lavoro sono condizioni che penalizzano in maniera inaccettabile il Paese.
L’aumento dell’occupazione femminile è un interesse pubblico, la prima priorità è un piano per l’occupazione femminile. Per questo è necessario investire nella direzione dell’empowerment femminile, attraverso il mainstreaming di genere, cambiando l’organizzazione sociale, investendo in particolar modo sulle infrastrutture sociali, facendo della cura una grande questione pubblica. Questa è anche la chiave per superare le disuguaglianze in materia di occupazione, retribuzioni, pensioni, partecipazione ai processi decisionali. Occorre ripensare e innovare il welfare territoriale: perché promuove benessere delle persone, soddisfa interessi collettivi e della comunità e libera tempo delle donne sulle quali ancora oggi ricade la gran parte del lavoro gratuito di cura.

Per questo individuiamo le seguenti priorità:
adozione di misure di sostegno alla genitorialità, alla vita famigliare, alla condivisione e la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro per le donne e gli uomini, per tutte le famiglia comprese quelle monogenitoriali;
progressivo innalzamento dagli attuali 10 giorni a 3 mesi del congedo obbligatorio di paternità;
innalzamento della percentuale di retribuzione spettante per i periodi di congedo parentale facoltativo, con un ulteriore incentivo per favorire l’alternanza fra i genitori;
incremento della copertura degli asili nido e dell’offerta educativa, in particolare per la fascia 0-6;
adozione di misure per eliminare il gender pay gap attraverso una legge sulla parità salariale, confermare gli sgravi contributivi per l’assunzione stabile di donne, riordinare e sostenere gli incentivi, anche selettivi, per sostenere l’ingresso o il rientro delle donne nel mondo del lavoro (a titolo di esempio l’indennità versata per retribuire l’assenza obbligatoria di 5 mesi può diventare tutta a carico della fiscalità generale; oggi lo è all’80 per cento e in virtù dei contratti collettivi al 100 per cento in molte imprese. E l’indennità sia versata alle lavoratrici direttamente dall’INPS, liberando le piccole imprese dal peso della somma dell’anticipo dell’indennità con la retribuzione della persona che sostituisce la lavoratrice in maternità);
predisposizione di un piano di assunzioni in settori chiave del sistema pubblico italiano;
rafforzamento del Fondo permanente per l’imprenditoria femminile per sostenere la nascita e la crescita di imprese a conduzione femminile e iniziative di assistenza tecnica per facilitare l’attività delle imprenditrici;
adozione di un programma di sostegno alla nascita di start -up innovative anche attraverso l’azione del Fondo Nazionale Innovazione e con il coinvolgimento delle Regioni;
sostegno alla formazione delle giovani donne nelle materie scientifiche e tecnologiche (STEM);
investimenti nell’educazione al rispetto e sulla valorizzazione delle diversità sin dalla scuola dell’infanzia, contrastando discriminazioni e stereotipi legati a sesso ma anche all’origine, religione, disabilità, ceto a partire dalle scuole;
rafforzamento della medicina di genere e delle politiche di sostegno alla salute riproduttiva delle donne e alle loro scelte procreative, implementando la rete dei consultori familiari, garantendo la piena applicazione della legge 194, applicando le linee guida ministeriali sull’aborto farmacologico;
rafforzamento della prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne, attraverso la valorizzazione dell’esperienza dei centri antiviolenza, garantendo accoglienza e supporto alle donne vittima di violenza anche attraverso il sostegno all’autonomia e all’indipendenza economica;
promozione di una piena rappresentanza delle donne nelle istituzioni e nei luoghi delle decisioni, negli organi delle società pubbliche e private;
rafforzamento del Bilancio di genere come strumento obbligatorio di valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche;
approvazione delle necessarie modifiche al codice civile per la pari dignità nella trasmissione del cognome materno.

Giovani
L’iniziativa europea si chiama NextGeneration EU e già questo dà il senso della prospettiva di futuro che presiede all’azione dei prossimi anni. Valorizzare i giovani è uno degli obiettivi trasversali del PNRR e deve rappresentare una priorità per il Governo. Una prospettiva che significa garantire la piena partecipazione dei giovani alla vita culturale, economica e sociale del Paese. e questo, innanzitutto, investendo sul loro futuro in termini di istruzione e ricerca e con politiche per favorire l’occupazione giovanile nel breve e nel lungo periodo.
Gli investimenti in infrastrutture materiali e sociali, nel sistema di istruzione e di formazione, digitalizzazione e innovazione, sviluppo industriale e transizione ecologica avranno importanti ricadute occupazionali a favore dei giovani. Sul fronte del welfare e del lavoro è fondamentale potenziare il servizio civile universale e orientare gli interventi sulle politiche attive e sulla formazione per migliorare il funzionamento del mercato del lavoro a vantaggio soprattutto delle nuove generazioni, anche attraverso la leva della pubblica amministrazione che necessita di un forte turn over generazionale.

Immigrazione
La crisi pandemica ancora in corso ha reso chiaro come solo un Paese unito nello sforzo possa vincere le sfide inaspettate che si sono presentate. Di questo Paese fanno parte anche quei milioni di donne, uomini, ragazze e ragazzi stranieri che stabilmente qui vivono. Sono ormai parte integrante della nostra società, alla quale contribuiscono in modo rilevante sotto il profilo culturale, sociale ed economico. I numeri non sono tutto ma aiutano a comprendere quanto questi “nuovi italiani” siano indispensabili all’Italia, ragione in più per promuovere politiche nella direzione di una nuova idea di cittadinanza, nella quale nessuno si senta di serie B. Servono politiche mirate a livello nazionale e armonizzare le politiche europee. Per questo dobbiamo operare nel Parlamento europeo per migliorare il testo presentato dalla Commissione europea, affinché si determini una netta discontinuità con il regolamento di Dublino e la logica che lo animava; troppo subordinata agli egoismi nazionali e a un’idea di esternalizzazione delle frontiere che finiva con mettere in secondo piano i diritti dei migranti, compreso i richiedenti protezione internazionale.

Per questo, riprendendo il lavoro già impostato con gli accordi di Malta, ritemiamo prioritario:
rafforzare l’impegno in sede di Consiglio Europeo per una reale solidarietà da parte degli Stati membri, non solo in termini monetari, ma prevedendo una effettiva ripartizione delle persone che chiedono asilo e attive politiche di cooperazione e sviluppo con i Paesi di transito e di provenienza di queste migrazioni forzate;
lo sblocco dei provvedimenti che promuovono una nuova cittadinanza inclusiva, in grado di creare coesione sociale, tornando a investire su un ruolo attivo e determinante dei Comuni.

Quando nacque il governo Conte, negli accordi presi, il Partito Democratico volle con forza inserire la modifica dei decreti voluti dall’allora Ministro degli interni Salvini, da noi considerati al contempo disumani e insicuri. Non fu quello un vezzo ma una battaglia di civiltà per noi imprescindibile. Quei decreti erano demagogici e avversi allo spirito con cui l’Italia Repubblicana si è collocata storicamente nel contesto italiano ed europeo. Avevano come scopo non dichiarato quello si rendere impossibile, di fatto, la protezione internazionale per decine di migliaia di persone in fuga da carestie e guerre, con l’aggravante che molte persone venivano espulse dalle strutture e dai percorsi di accoglienza, diventando così degli “invisibili”. A ciò si sommava la chiara carica simbolica di quei decreti: il migrante era l’invasore da respingere, sacrificando a tale scopo l’umanità e il diritto. Le prime sagge osservazioni del Presidente Mattarella e la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato senza appello il divieto di registrazione anagrafica, hanno rafforzato la nostra convinzione e la nostra battaglia. Essere riusciti a modificarla ha restituito dignità al nostro Paese dignità e una speranza a tante persone. Per il PD era una battaglia di civiltà necessaria dalla quale non è pensabile muoversi. Questa pandemia ha dimostrato la fragilità della nostra società e ribadito il concetto che solo tutti insieme possiamo uscirne. Servono quindi politiche di integrazione e di coesione come pilastro fondamentale di un’idea di sicurezza giusta, che veda tutti partecipi. Qualsiasi provvedimento che invece individua nell’altro il nemico da colpire o isolare, rappresenta l’opposto della sicurezza ed è foriero di divisioni che mai sono giuste ed utili in un Paese civile, ancor meno in una fase tanto delicata.

Per questo riteniamo fondamentali i seguenti obiettivi:
adozione di un nuovo testo unico sull’immigrazione che superi la Bossi-Fini, ormai datata e dagli effetti dannosi;
approvazione in via definitiva del disegno di legge sullo Ius Culturae;
sviluppo di un modello di accoglienza diffusa, capace di offrire non solo i servizi essenziali , ma adeguata formazione linguistica e inserimento professionale, come indicato dal recente decreto immigrazione, che ne affida al SAI (sistema accoglienza e integrazione, già Sprar) la regia: piccoli gruppi accolti in strutture anch’esse piccole, gestite in rete con gli EE.LL, il Terzo settore e le realtà solidali e produttive del territorio, con le Regioni coinvolte sia nella programmazione della ripartizione che nelle attività formative professionali e nella gestione dei servizi sociosanitari;
approvazione della legge contro le aste al doppio ribasso nella grande distribuzione, che incide pesantemente sulle condizioni del lavoro bracciantile;
incentivi alla diffusione e il funzionamento della rete del Lavoro agricolo di qualità previsto dalla legge 199/2016, al fine di scoraggiare ogni forma di sfruttamento in particolare in agricoltura;
istituzione di un’Agenzia, sul modello tedesco, che coordini le politiche sull’immigrazione, comprese quelle all’accoglienza, ancora oggi ripartite fra diversi ministeri.

Rivoluzione verde
La sostenibilità ambientale è la più grande opportunità di sviluppo, innovazione e cambiamento per il nostro Paese. Gli obiettivi sfidanti assunti dall’Europa sulla neutralità climatica al 2050 e la destinazione di importanti risorse per la transizione ecologica, a partire dal Green Deal europeo e dal NGEU, ci impongono di costruire anche nel nostro Paese una nuova e diversa stagione dello sviluppo fondata sulla sostenibilità ambientale, sociale, economica che abbia come riferimento gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e gli Accordi di Parigi sul clima e che accompagni la transizione, tutelando le fasce sociali più fragili e meno protette.

Queste le priorità da perseguire nell’azione di governo:
aggiornamento del Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC) alla luce dei nuovi target fissati a livello europeo al 2030 e dell’obiettivo della neutralità climatica al 2050, governando la transizione verso la decarbonizzazione e il progressivo superamento delle fonti fossili;
progressivo azzeramento dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) e adozione di misure di fiscalità ambientale, in coerenza con le scelte europee;
approvazione della Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici; attuare politiche di adattamento in ambito urbano e rurale, anche attraverso politiche di forestazione;
adozione di politiche a tutela della biodiversità, valorizzazione delle aree protette e dei parchi, in sinergia con le strategie per la montagna e le aree interne;
attuazione di una strategia nazionale per la transizione a un modello di economia circolare in tutti i settori produttivi;
adozione di una politica nazionale di gestione dei rifiuti, realizzando gli impianti necessari e tecnologicamente avanzati, riducendo i forti divari territoriali esistenti;
rafforzamento del sistema dei controlli ambientali, dando piena attuazione alla legge sul Sistema nazionale delle agenzie ambientali;
adozione di un piano nazionale di formazione delle competenze green e digitali, per accompagnare e realizzare la “rivoluzione verde dell’economia”;
investimenti e potenziamento degli strumenti per la messa in sicurezza del territorio e la lotta al dissesto idrogeologico;
approvazione di una legge nazionale in materia di consumo di suolo e di una legge organica sulla rigenerazione urbana; aggiornamento delle norme edilizie per accompagnare gli interventi di trasformazione delle città, la riqualificazione energetica e sismica degli edifici pubblici e privati, l’accelerazione degli interventi di bonifica di siti inquinati;
sostegno alla ricostruzione della aree colpite da terremoti e calamità;
rilancio degli investimenti nel settore idrico, per gestire l’intero ciclo delle acque, migliorare la governance del servizio idrico integrato, salvaguardando la risorsa e colmando il divario territoriale esistente;
attuazione di un piano straordinario di investimenti in energia rinnovabile attraverso misure di semplificazione delle procedure autorizzative, adeguamento delle reti, sviluppo di una strategia per l’idrogeno che accompagni anche il rilancio in chiave sostenibile dell’ex Ilva di Taranto, insieme a misure di riqualificazione ambientale e tutela della salute. L’emblema e il paradigma della rivoluzione verde è rappresentato, per noi, proprio dall’avvio del processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva. Il Governo che si appresta a nascere dovrà proseguire e rafforzare ulteriormente in questa direzione, sia con il piano discusso con Arcelor Mittal, sia negli impegni assunti con l’individuazione di risorse mirate nel PNRR.

L’agricoltura è un settore strategico per il raggiungimento di obiettivi climatici e l’attuazione dell’economia circolare: occorre realizzare un progetto organico di sostegno al processo di transizione agriecologica attraverso processi di digitalizzazione, innovazione, ricerca, sostituzione progressiva dei mezzi agricoli, dei materiali e delle strutture esistenti, applicazione di tecnologie avanzate per la riduzione di input chimici, per il recupero e rafforzamento della fertilità dei suoli ed il trattenimento di CO2, come indicato dalla strategia europea Farm to Fork, ed anche per la valorizzazione e certificazione dei prodotti dell’agricolture e della pesca italiana.

Politiche industriali
Già prima dell’impatto della pandemia l’Italia registrava tassi di crescita inferiori alla media europea e una dinamica stagnante della produttività. In un panorama il nostro sistema industriale presenta punti di forza che fino a oggi hanno consentito all’Italia di affrontare da protagonista le sfide globali, insieme a un tessuto di impresa che non ha affrontato i temi della trasformazione digitale e che ha bassi livelli di competitività. E cosi, se la pandemia ha consentito di sperimentare alcune soluzioni innovative, contribuendo a un’accelerazione a un processo di trasformazione del nostro sistema economico, ha anche aumentato le situazioni di difficoltà per molte realtà produttive.
Il lavoro di fronte a noi è intervenire a sostegno del processo di modernizzazione del nostro tessuto produttivo, darsi una politica industriale in linea con le indicazioni europee.
E quindi collocare il nostro Paese nelle sfide geoeconomiche del prossimo futuro; accompagnare le nostre imprese nella trasformazione digitale e ambientale ed energetica; individuare le catene del valore che l’Italia intende promuovere nei prossimi anni; strutturale al meglio il raccordo tra Università, ricerca e mondo dell’impresa in “Ecosistemi industriali” che portino insieme grandi imprese e PMI, centri di ricerca e startup.
In parallelo va rafforzata la politica per le imprese in difficoltà e quella di gestione delle crisi aziendali
L’industria italiana va poi accompagnata sulla strada della sostenibilità: con un patto di responsabilità tra Stato, enti locali, corpi intermedi e dirigenti e imprenditori pubblici e privati, per promuovere la diffusione di modelli di impresa sostenibili da un punto di vista economico, ambientale e sociale, valorizzando le molte esperienze di imprenditoria attenta ai territori e alle comunità.

Le priorità da perseguire in questo ambito sono le seguenti:
rafforzamento degli strumenti di politica industriale per assicurare un ruolo strategico delle imprese a partecipazione pubblica;
sostegno, anche in dimensione europea, a settori industriali che rivestono un carattere strategico: il settore energetico, in particolare lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, il settore dell’automotive, il settore siderurgico, l’aereospazio, l’economia del mare;
attuazione di politiche di reshoring per incentivare il ritorno della produzione in Italia di imprese delle filiere stretegiche;
conferma e potenziamento delle misure di Impresa 4.0, orientandole sempre più all’innovazione, al trasferimento tecnologico e agli obiettivi della transizione ecologica e digitale;
sostegno agli indirizzi di Agricoltura 4.0 ad una più decisa strutturazione delle reti di impresa, dei distretti, della filiera della trasformazione agroindustriale, è fondamentale per una maggiore competitività del nostro sistema a livello globale;
politiche mirate di sostegno al settore turistico e quello del commercio, pesantemente colpite dalla pandemia: riqualificazione del sistema turistico sul versante dell’offerta, delle strutture ricettive e delle infrastrutture, in un’ottica di sostenibilità, investendo fortemente sull’innovazione tecnologica; misure specifiche per affrontare la trasformazione del commercio legata all’impatto delle piattaforme digitali.
Sul piano del trasferimento tecnologico, l’obiettivo è costruire un sistema italiano analogo a quello esistente in altri Paesi. Le misure che si propongono in questa direzione sono:
rafforzamento del credito di imposta per la Ricerca e Innovazione;
strutturazione della rete dei Competence Center e dei Digital Innovation Hub come centri di avvicinamento tra ricerca e impresa nell’ambito degli European Digital Hub;
creazione di ecosistemi di innovazione con cooperazione tra università, grandi imprese e capitali finanziari.
Sul piano dell’istruzione il lavoro da sviluppare riguarda:
potenziamento degli ITS e finanziamenti mirati agli Istituti che avviano percorsi 4.0;
introduzione di programmi per inserire valori di impresa e lavoro nei corsi di educazione civica.
In questo disegno di politica industriale, specifica attenzione va data alle PMI, che rappresentano la “spina dorsale” del nostro sistema e di quello europeo. L’obiettivo, anche qui in linea con le indicazioni europee, è facilitare il contesto in cui operano. A partire da interventi per l’accesso al credito alle semplificazioni amministrative sino all’accesso alla tecnologia e all’innovazione. Particolare attenzione va data, poi, alla questione dimensionale – incentivando strumenti di patrimonializzazione e sostenendo le aggregazioni – e quello dell’internazionalizzazione con un forte impegno nel sostegno all’export.
Nell’ambito della politica per le PMI – anche alla luce dell’obiettivo europeo di divenire “il continente più attraente per le startup” – massima focalizzazione va data al sostegno alle nuove imprese innovative: sia per farle nascere e crescere, sia per favorire il loro rapporto con il tessuto di impresa favorendo la contaminazione tra la cultura digitale e cultura di impresa più tradizionale. Altrettanta attenzione allo sviluppo dell’imprenditorialità femminile, un “potenziale inespresso” del nostro sistema di impresa a cui debbono essere attribuiti strumenti di sostegno e assistenza tecnica.
Infine, riprendendo le indicazioni dello Small Business Act, l’azione a sostegno delle PMI dovrà essere accompagnato da un investimento nella capacità amministrativa, in modo da attuare politiche efficaci per le PMI, valutare la ricaduta sulle imprese di atti normativi e regolamentari e contribuire al lavoro del Rappresentante europeo delle PMI. Specifica attenzione sarà attribuita alla collaborazione con il lavoro che la Commissione ha avviato sul piano della semplificazione amministrativa e della definizione di un contesto favorevole all’attività delle PMI.

Infrastrutture
Una nuova stagione di crescita, fondata sulla sostenibilità, richiede investimenti mirati alla realizzazione di un sistema infrastrutturale moderno, connesso e integrato con l’Europa. L’ammodernamento del Paese passa dallo sviluppo di infrastrutture sostenibili, sia da un punto di vista economico che ambientale e dall’innovazione dei nuovi servizi di mobilità, partendo dall’accelerazione già impressa rispetto agli ultimi 20 anni attraverso gli oltre 43,3 miliardi di gare bandite nel 2020. Il Piano Italia Veloce 2020 che prevede investimenti pari a quasi 200 miliardi di euro sarà ulteriormente potenziato con le risorse del PNRR.

Per questo il Governo dovrà privilegiare alcune linee di intervento:
sviluppo dei sistemi infrastrutturali a rete, con particolare riguardo al completamento di quelli riguardanti le grandi reti di trasporto transeuropee (TEN-T) e i nodi multimodali;
completamento delle tratte ferroviarie ad alta velocità e ad alta capacità già programmate, per colmare i gap infrastrutturali esistenti, garantire l’accesso a servizi di trasporto veloce e permettere il transito veloce delle merci;
sviluppo del sistema ferroviario secondo le dorsali nord-sud e ottimizzazione e velocizzazione sui corridoi est-ovest che interessano le parti più industrializzate del paese; in quest’ottica va anche definita la modalità ottimale per connettere la Sicilia in modo rapido ed efficiente alla rete AV/AC;
bilanciamento dell’attuale preponderanza del sistema gomma a favore delle mobilità su ferro, sostenendo in ogni caso l’avviata fase di transizione attraverso la sostituzione dei mezzi;
manutenzione e ammodernamento delle opere “secondarie” attraverso il completamento degli interventi stradali di competenza degli enti locali, garantire l’efficienza e la sicurezza della rete, con particolare riguardo ai ponti e ai viadotti;
implementazione della riforma del TPL, già in itinere attraverso l’istituzione di una commissione di alto profilo, per attuare gli obiettivi dell’intermodalità, della digitalizzazione, della transizione verde del parco mezzi circolante su gomma, ferro e navigazione interna, accelerando gli investimenti infrastrutturali per il trasporto rapido di massa e sviluppando la mobilità ciclistica e la mobilità alternativa, compresa quella pedonale;
rafforzamento dell’offerta di edilizia residenziale pubblica e di edilizia sociale, rifinanziamento del Piano di Rinascita Urbana, a partire dalla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, dal perfezionamento degli strumenti a sostegno delle locazioni per favorire l’accesso alla casa in particolare di giovani e famiglie a basso reddito, e dall’attenzione ai piccoli comuni;
sviluppo della portualità italiana attorno al ruolo centrale e pubblico delle Autorità di Sistema Portuale e investire negli obiettivi di digitalizzazione, connessione con le infrastrutture e la logistica, transizione ecologica attraverso la realizzazione del Piano nazionale “cold ironing” e la riconversione ambientale della flotta navale nazionale;
controllo e garanzia di funzionamento di alcuni asset strategici tra cui trasporti aerei, i trasporti autostradali e la rete digitale;
prosecuzione del percorso di revisione delle concessioni autostradali per garantire maggiore trasparenza e competitività tra gli operatori, corretto equilibrio tra l’interesse pubblico e l’interesse imprenditoriale, trasparente capacità di regolazione e costante monitoraggio delle attività svolte dai soggetti attuatori e del rispetto puntuale degli impegni assunti, al fine di garantire condizioni di massima sicurezza e il miglioramento del servizio per gli utenti;
attuazione e miglioramento delle regole di funzionamento del mercato degli appalti pubblici, per massimizzare la capacità di spesa delle amministrazioni, migliorare la capacità di programmazione delle risorse, garantire obiettivi di trasparenza, concorrenza, legalità, tutela della sicurezza dei lavoratori: introduzione delle tecnologie BIM, digitalizzazione delle procedure di affidamento, rafforzamento della competenze, aggregazione delle stazioni appaltanti con progressiva crescita della loro competenza tecnica.

Innovazione e trasformazione digitale
L’innovazione è il terreno su cui si costruirà la crescita della nostra società, il benessere delle persone e la qualità della nostra democrazia; è una delle lezioni che abbiamo imparato nel corso della pandemia e un pilastro del PNRR. L’intelligenza artificiale, la gestione e la tutela delle infrastrutture e dei dati sono già i settori strategici per i quali occorrono azioni politiche e normative organiche, oltre che investimenti mirati e strutturali. La sovranità nazionale ed europea sulla tutela e la gestione dei dati rappresenta una delle priorità da garantire attraverso la creazione di una infrastruttura cloud nazionale ad alta affidabilità, in coordinamento con i progetti già avviati a livello europeo. Un prerequisito fondamentale è la costruzione della rete, ma sono richiesti anche altre condizioni: il capitale umano e le competenze digitali, sostenere la nascita e l’aggregazione di imprese tecnologiche di dimensione europea, completare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, utilizzare l’innovazione tecnologica come fattore di sviluppo socialmente sostenibile.
Per questo individuiamo tra le priorità da perseguire:
definizione di un servizio universale nelle comunicazioni elettroniche individuando una soglia minima di connettività di reti ad alta capacità adeguata agli obiettivi della gigabit society europea;
affermazione dell’accesso alla rete come diritto costituzionale, ponendo in essere tutte le azioni per la piena attuazione della Dichiarazione dei diritti in internet approvata dal Parlamento fin dal 2015;
attuazione dei programmi per la diffusione della banda ultra larga in tutto il Paese, oltre che per dotare le amministrazioni, a partire dalle scuole e dalle strutture sanitarie, di una connettività adeguata alle proprie attività;
introduzione dell’obbligo della formazione digitale dei dipendenti pubblici, investendo apposite risorse;
regolazione dello smartworking nell’ambito della contrattazione collettiva, secondo obiettivi di semplificazione degli aspetti burocratici, incentivazione per datori di lavoro, tutela dei diritti dei lavoratori agili (es. diritto alla disconnessione);
stanziamenti per la sicurezza informatica e nella ricerca e prevenzione dei rischi;
accelerazione del processo di attuazione della norma che disciplina la piattaforma nazionale dati e l’interoperabilità delle banche dati.

L’Italia deve poter contare su infrastrutture digitali sicure e accessibili anche per quanto riguarda l’imminente diffusione del 5G. In linea con le indicazioni dei regolatori italiani ed europei, la governance della cosiddetta rete unica dovrà assicurare che essa non configuri un assetto verticalmente integrato. Dovrà essere assicurata una presenza del settore pubblico capace di assicurare un ruolo effettivo di indirizzo e, auspicabilmente, anche la partecipazione di una pluralità di operatori e di soggetti finanziari specializzati in investimenti infrastrutturali di lungo termine. L’assetto regolatorio andrà rafforzato per assicurare neutralità, efficienza e parità di trattamento ai diversi utilizzatori della rete e, insieme, qualità e quantità degli investimenti.

Anche il tema del dominio dei dati da parte delle Big Tech non è a lungo rinviabile; lo Stato deve interloquire con i colossi del digitale, uscendo da una visione concentrata unicamente sulla leva fiscale, chiedendo una virtuosa cooperazione tra pubblico e privato che preveda la messa a disposizione di dati fondamentali per costruire politiche pubbliche più efficienti, ad esempio nel campo della mobilità, dei trasporti, delle politiche abitative.

Pubblica Amministrazione
La semplificazione normativa e amministrativa rappresentano un driver indispensabile per la crescita e lo sviluppo dell’Italia, il miglioramento della qualità dei servizi resi dalle pubbliche amministrazioni a cittadini e imprese e il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. La PA arriva allo stress test fortemente indebolita da una massiccia riduzione del personale, da un innalzamento progressivo dell’età media, da una composizione del pubblico impiego ancora squilibrata verso i profili giuridici e in cui sono invece carenti le professionalità digitali, tecniche e di negoziazione, ma anche le competenze organizzative. Sono urgenti interventi di riforma e potenziamento della pubblica amministrazione, per garantire l’attuazione del PNRR e l’utilizzo delle importanti risorse europee, per un’azione pubblica capace di essere all’altezza delle sfide di competitività ed inclusione di questo tempo.

Questi gli obiettivi prioritari da perseguire:
chiarezza di regole e di diritti, drastica riduzione degli oneri burocratici che pesano sui cittadini e sulle imprese, attuazione del principio once only, tempi brevi e certi per la conclusione delle procedure, anche per evitare il ricorso eccessivo a procedure derogatorie o commissariali;
sblocco del turnover e assunzione di 500.000 nuovi impiegati pubblici con l’obiettivo di riequilibrare il ruolo dei giovani e dei nuovi profili, evitando una mera sostituzione dell’esistente;
revisione delle modalità di svolgimento dei concorsi, accelerandone drasticamente i tempi, aggiornando la definizione dei profili, inserendo, ove opportuno, strumenti di verifica delle competenze organizzative;
forte investimento in formazione dei dipendenti pubblici, per l’acquisizione di competenze digitali ed organizzative e per accompagnare la transizione ecologica nel settore degli investimenti pubblici;
accelerazione dei processi di trasformazione digitale della pubblica amministrazione con la completa adozione delle piattaforme abilitanti;
rendere strutturale il meccanismo utilizzato per il cashback, assicurando i controlli ex post attraverso l’ effettiva interoperabilità delle basi di dati in possesso delle amministrazioni pubbliche;
digitalizzazione del comparto sanitario (puntando all’effettiva operatività e interoperabilità del fascicolo sanitario elettronico) e istituzione del libretto digitale del lavoro;
creazione di una più stretta collaborazione tra le amministrazioni pubbliche, il mercato, le associazioni di cittadinanza, i soggetti intermedi: processi di co-design, ascolto dei cittadini e delle imprese, disponibilità e pubblicità dei dati, sviluppo di processi partecipativi, come quella del dibattito pubblico per la realizzazione di investimenti infrastrutturali prioritari.

Enti locali
Gli enti locali sono la principale antenna sul territorio, primo terminale delle istanze dei cittadini e migliori interpreti dei problemi e delle risorse delle comunità che rappresentano. L’avvento drammatico della pandemia si è abbattuto su un sistema già in sofferenza; in questa situazione gli enti locali si sono trovati a fronteggiare molteplici emergenze, da quella sanitaria a quella relativa alle mancate entrate dei tributi locali, fino alle difficoltà dei cittadini e delle famiglie con basso reddito o in situazioni di povertà. Le ultime legge di bilancio hanno iniziato a invertire significativamente la tendenza, ma occorre proseguire nella direzione tracciata e migliorare ulteriormente il rapporto tra governo centrale e territori. Il dialogo e la collaborazione istituzionale risultano decisivi per fronteggiare le situazioni di maggiore difficoltà, come quella che stiamo vivendo per effetto della pandemia e della sue ricadute economiche e sociali, ma anche per cogliere appieno le opportunità che derivano dalle risorse europee e dalla definizione e implementazione del PNRR.

Per questo individuiamo le seguenti priorità:
confronto costante tra Governo centrale e enti locali, anche attraverso l’operatività del Tavolo di monitoraggio già insediato, per affrontare questioni di primaria importanza: riduzione delle imposte locali legata pandemia, andamento di entrate e spese, attivazione di strumenti straordinari per fornire aiuto alle famiglie e alle persone in grave difficoltà, definizione e la proroga di misure di carattere ordinamentale e contabile, utilizzo del Fondo di solidarietà comunale con una maggiore attenzione alle spese per il sociale, questioni relative alle aziende locali e i riflessi sugli equilibri e sulla gestione finanziaria degli enti;
riduzione del “taglio” residuo di cui all’articolo 1, comma 418, della legge n. 190/14 che per le sole Province assomma a 578 milioni strutturali; tale riduzione consentirebbe il miglioramento degli equilibri di parte corrente, necessari, da un lato all’esercizio delle funzioni fondamentali e, dall’altro al rafforzamento degli organici provinciali per rendere efficiente ed efficace la gestione delle attività amministrative;
piano straordinario per la rapida immissione di 500 unità di personale specializzato nelle Province e Città metropolitane, da destinare al rafforzamento degli uffici di progettazione, gestione delle stazioni appaltanti, digitalizzazione della PA, migliore finalizzazione risorse per l’edilizia scolastica;
politiche per i piccoli comuni al di sotto dei 5000 abitanti, per contrastare lo spopolamento e affrontare i problemi connessi alla diminuzione dei servizi e all’indebolimento delle strutture amministrative; revisione del sistema di incentivazione al fine di favorire dei processi di fusione, superamento criticità “gestioni associate” per tenere conto dell’autonomia e dell’eterogeneità dei territori.

Mezzogiorno e coesione territoriale
La riduzione delle disuguaglianze territoriali è un obiettivo di crescita economica, oltre che di giustizia e coesione territoriale. La ripresa del Paese può avvenire solo superando il divario storico e il dualismo economico-sociale che ancora divide Nord e Sud. Crescita inclusiva e coesione economica sociale e territoriale sono pilastri fondamentali su cui deve poggiare la programmazione e il contenuto del PNRR e in base ai quali verrà valutato dalla Commissione Europea l’impianto complessivo del Piano. Il Piano Sud 2030 ha individuato risorse da attivare e missioni da perseguire per una grande azione pubblica di investimento da sviluppare nelle regioni del Mezzogiorno quale condizione indispensabile per riattivare la crescita nazionale. L’obiettivo della coesione territoriale passa innanzitutto dalla qualità degli investimenti. Infrastrutture materiali e immateriali, logistica, trasporti, innovazione digitale, risorse energetiche rinnovabili, mobilità sostenibile, qualità dell’ambiente, istruzione, ricerca, infrastrutture sociali. Queste sono le linee di intervento indispensabili se vogliamo puntare ad affrontare le problematiche ancora persistenti: alti tassi di disoccupazione femminile e giovanile, dispersione scolastica, insufficiente dotazione infrastrutturale, difficoltà di accesso ai servizi pubblici essenziali.

Per l’insieme di queste ragioni riteniamo prioritarie alcune scelte:
implementazione delle ZES e dei Contratti istituzionali di Sviluppo;
conferma della scelta di negoziare in Europa l’estensione al 2029 della fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud, al fine di potenziare gli effetti sull’occupazione del rilancio degli investimenti.

Le priorità di intervento individuate nel Piano Sud hanno conservato la loro attualità nella pandemia che anzi ha reso ancora più evidenti i divari da colmare e ancora più attuali le linee di intervento previste nel Piano. La politica di coesione ha fornito un rilevante contributo per fronteggiare l’emergenza sul piano sanitario, economico e sociale. Il nuovo ciclo di programmazione 2021-2027 dovrà muoversi in maniera coordinata e complementare, sia dal punto di viata strategico che degli obbiettivi, in linea con la scelta già operata di integrare la programmazione del PNRR con le risorse della politica di coesione nazionale ed europea secondo principi di complementarietà e addizionalità.
Allo storico dualismo Nord-Sud, nel corso di questi anni si sono aggiunti nuovi divari territoriali: si pensi alla frattura tra aree interne, aree rurali e montane e città e, nelle stesse città, tra centri e periferie. Per questo dobbiamo proseguire sul terreno degli investimenti nel patrimonio dei piccoli centri e nelle periferie urbane a cui va rivolto un disegno di recupero urbanistico e sociale. Per le aree interne, soggette a processi di spopolamento e deindustrializzazione, la Strategia nazionale delle Aree Interne va resa strutturale e rafforzata, anche attraverso interventi di semplificazione delle procedure di governance.

Giustizia
Un efficiente sistema della giustizia è il presupposto per accompagnare una nuova stagione di sviluppo e una delle riforme abilitanti previste per l’attuazione del PNRR. Gli obiettivi fondamentali da perseguire nell’azione di Governo sono un incremento di efficienza del sistema giudiziario che tuttavia non comprometta la tutela dei diritti di azione e di difesa, la certezza dei tempi del processo, la qualità del lavoro giudiziario, l’indipendenza della Magistratura.
In questo contesto si ritengono prioritarie le seguenti linee di azione:
compimento delle iniziative di riforma del processo penale, volta allo snellimento dei tempi, al rafforzamento della terzietà del giudice e delle garanzie dell’indagato e dell’imputato e dello stesso concetto costituzionale di presunzione di innocenza, anche in relazione alla degenerazione del giustizialismo mediatico;
interventi mirati sull’ordinamento giudiziario e sul processo civile, finalizzati a rispondere alle legittime aspettative di cittadini e imprese;
potenziamento dei processi di digitalizzazione, delle strutture e del capitale umano del sistema giudiziario italiano, attraverso l’assunzione di magistrati, personale tecnico e amministrativo, anche al fine di portare a compimento il recupero dell’arretrato;
rilancio delle prospettive riforma dell’ordinamento penitenziario, per incentivare e sostenere il sistema di esecuzione penale esterna, delle pene alternative e della giustizia riparativa, interventi di miglioramento e messa in sicurezza degli istituti penitenziari per garantire percorsi trattamentali efficienti;
interventi di riforma sul CSM, attraverso un metodo di reale confronto tra le forze parlamentari e le componenti della giurisdizione.

Il contrasto alle mafie è uno degli obiettivi da perseguire con la massima determinazione, tanto più in una fase in cui la crisi economica, le crescenti povertà e le disuguaglianze sociali, unite alla prospettiva di intercettare parte delle ingenti risorse europee e di reinvestire capitali di illecita provenienza nell’economia legale, rischiano di aprire grandi spazi di manovra e nuove opportunità di arricchimento e di acquisizione di potere per le organizzazioni criminali.

Riforme istituzionali
Il cantiere delle riforme istituzionali investe di responsabilità in prima misura il Parlamento; è quindi fondamentale che le forze di maggioranza che sostengono il Governo giungano a un accordo solido rispetto ad alcuni obiettivi prioritari in merito a riforme che garantiscano il corretto funzionamento delle istituzioni e diano efficienza allo Stato:
approvazione di una nuova legge elettorale di stampo proporzionale, anche a seguito della riduzione del numero dei parlamentari;
riforma dei Regolamenti parlamentari;
conclusione degli iter normativi che prevedono la revisione della platea regionale per l’elezione del Senato, il ricalcolo” dei grandi elettori per l’elezione del Presidente della Repubblica, il disegno di legge che allinea l’elettorato di Camera e Senato estendendo ai diciottenni il diritto di elettorato attivo per il Senato della Repubblica.
Il Partito Democratico ha inoltre avanzato inoltre una proposta di riforma costituzionale che vede i suoi capisaldi nella revisione del ruolo del Parlamento in seduta congiunta, l’introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva, l’integrazione di rappresentanti regionali nel Senato.
Altre iniziative di riforma riguardano il rapporto tra Stato e Regioni e a un assetto equilibrato degli Enti Locali, in particolare la revisione del TUEL e i disegni di legge su autonomia differenziata e introduzione della clausola di supremazia nel rapporto Stato Regioni.

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