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Cosa (non) succede nel Centrodestra

Meloni Berlusconi

 Tutte le divisioni del Centrodestra  a guida Meloni

Alla faccia dell’ottimismo che -chissà perché- Giorgia Meloni ha voluto ostentare andando da Silvio Berlusconi, nella sua villa grande sull’Appia Antica, pensando forse di essere raggiunta lì da Matteo Salvini e di chiudere un accordo nel centrodestra quanto meno per un avvio ordinato della nuova legislatura, con candidature ben difinite e concordate alle presidenze delle Camere finalmente insediate.

La stessa festa di Berlusconi -diciamo la verità- per il suo ritorno al Senato nove anni dopo esserne stato cacciato con l’applicazione retroattiva di una legge che ancora oggi Il Foglio si è giustamente tolto la soddisfazione di denunciare  con una vignetta che vale dieci editoriali, è stata rovinata dalle maledette circostanze non dico della lotta politica ma della rissa, delle beghe più da cortile che da corte.

Emilio Giannelli sulla prima prima del Corriere della Sera ha affondato la sua matita come un coltello nel burro rappresentando sarcasticamente il Cavaliere nella “registrazione” al Senato, appunto, non come l’ex presidente del Consiglio tornato in qualche modo al suo posto, ma come l’”amico della Ronzulli” perfidamente indicato al funzionario di turno da una signora informata delle ultime cronache politiche. Che hanno assegnato a Berlusconi il ruolo contingente dell’estremo difensore del ruolo e della carriera della senatrice Licia Ronzulli, appunto, non sufficientemente apprezzata -pare- dalla candidata a Palazzo Chigi, ma con un certo contenzioso alle spalle anche in Forza Italia.

Francamente, è persino inutile o controproducente prendersela col livore abituale di Marco Travaglio e simili, con i suoi fotomontaggi, con le allusioni urticanti e tutto il resto del repertorio antiberlusconiano del Fatto Quotidiano quando lo stesso Berlusconi vi si presta con una gestione a dir poco inappropriata dei suoi rapporti con alleati e amici. O quando lo stesso Giornale di famiglia non ha potuto fare a meno di uscire oggi con questo titolo: “Il Cavaliere è tornato, il centrodestra quasi” .

Manca solo di doversi riconoscere nel vecchio Sergio Stajno, sulla Stampa, che praticamente si chiede se alla fine la Meloni per fare davvero il suo primo governo, dopo avere vinto a mani basse le elezioni del 25 settembre, non debba chiedere l’aiuto al Pd malmesso di Enrico Letta.

I GRAFFI DI DAMATO

 

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